Shinya Tsukamoto

Speciale Tetsuo - La trilogia

La trilogia di Tsukamoto che ha rivoluzionato il cinema cyberpunk

speciale Tetsuo - La trilogia
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E' il regista emblema del cyberpunk, ed equivale per il cinema giapponese a ciò che rappresenta David Cronenberg per il panorama occidentale. Una filmografia dal grande impatto visivo, che non ha mai lesinato in quanto a scene disturbanti e dal forte impatto viscerale per raccontare i disagi e le morbose ossessioni nascoste nell'animo. Questo mese AsianEye sceglie di omaggiare il Maestro Shinya Tsukamoto con una retrospettiva, in collaborazione con l'Asian Film Festival di Reggio Emilia. Retrospettiva che non poteva che partire con uno speciale che racchiude le recensioni della sua trilogia simbolo, quella di Tetsuo, divenuta un vero e proprio culto in ogni angolo del globo. Ecco perciò un'introduzione ai primi due capitoli della saga, rispettivamente datati 1989 e 1992, e uno sguardo più approfondito sull'ultima incarnazione dell'uomo di ferro, The bullet man, uscita nel 2009.

Tetsuo - The Iron Man

Assunto a vero e proprio culto per schiere di cinefili, la storia dell'uomo d'acciaio è entrata a pieno diritto nella storia della Settima Arte, proponendo un autore totalmente in grado di ribaltare le convenzioni cinematografiche, sputando in faccio allo spettatore una violenza estrema, sia fisica che morale. Il protagonista, un tranquillo impiegato, comincia a trasformarsi inesorabilmente in un essere meccanico, una sorta di cyborg deforme, e pezzi di metallo sempre più prominenti cominciano a invadere il suo corpo. Il picco della mostruosa mutazione avviene durante un rapporto sessuale con la compagna, nel quale il suo organo maschile diventa un affilato trapano ed è qui che inizia un percorso discendente nella follia. Girato in un destabilizzante bianco e nero, con uno stile grezzo e asciutto ma assai espressionista, Tetsuo ha conquistato pubblico ma soprattutto critica, vincendo anche il Fantafestival di Roma nell'ormai lontano 1989. Sono passati più di vent'anni, ma l'esordio di Tsukamoto è ancora attualissimo al giorno d'oggi, grazie a uno stile forsennato con forte contaminazioni videoclippare, che non esulano di un erotismo fatto di sangue e ossa, membra devastate dal cambiamento fisico. Girato low-budget, con l'autore a occuparsi di quasi tutti i comparti tecnici, su cui spiccano dei rudimentali ma efficacissimi effetti speciali, con sessioni di trucco esasperanti per gli attori, modificati in corsa e senza l'ausilio di aiuti computerizzati. Martellante nel suo animo totalmente industrial, quasi fosse un pesante macigno d'acciaio colato gettato in faccia, i circa settanta minuti hanno rivoluzionato un certo modo di fare Cinema. Un sogno di celluloide (o sarebbe forse meglio dire un incubo) dal quale è assai facile restare ammaliati in un fascino conturbante di maligna fantasia.

Tetsuo II: Body Hammer

L'apocalisse di un'anima in un'orgia di carne e metallo. Shinya Tsukamoto, reduce dal successo del primo episodio, prosegue la saga di Tetsuo e il suo personale percorso cinematografico nella dicotomia uomo - macchina. Tetsuo II: Body Hammer, pur riprendendo a grandi linee la narrazione del capostipite, riesce a rinnovare e rinnovarsi in un film tecnicamente più evoluto (dovuto anche al non indifferente aumento del budget, in seguito al successo del precedente The Iron Man) che permette al geniale maestro nipponico di dar libero sfogo a tutte le sue perversioni visionarie. Ecco così che l'uomo di ferro, inserito in un contesto più organico, per quanto sempre estremamente folle, si ritrova maestosamente morboso durante la sua trasformazione organica, regalando una parte finale indimenticabile per gli amanti del cyberpunk su celluloide. L'uso del colore, a dispetto del comunque fantastico bianco e nero del passato, conferisce alle immagini una carica immaginifica ancora più sontuosa e potente, e a tratti disturbante vista la comunque insana dose di violenza che vede di nuovo deformazioni di corpi e gingilli meccanici in ibridi pregni soltanto di una follia distruttiva che non risparmia niente e nessuno. In questo caso il protagonista, uomo tranquillo con moglie e figlio, diviene vittima di una misteriosa organizzazione che, per costringerlo a divenire la spaventosa creatura meccanica, risveglia segreti del suo passato tramite l'uccisione del piccolo. Da lì in poi, con un affascinante colpo di scena finale a chiudere il cerchio prima dello strabordante epilogo, si sussegue un'estrema e dolorosa battaglia tra il protagonista e i suoi aguzzini, in particolar modo verso il diabolico villain interpretato con mefistofelica presenza dallo stesso regista. Al solito, Tsukamoto non risparmia una regia schizofrenica, a tratti insostenibile da seguire per occhi abituati alla classicità della Settima Arte, ma assolutamente irresistibili per gli amanti del pionierismo espressivo su celluloide, con alcune scene di puro e incontaminato culto (tra le tante, uno spettacolare e claustrofobico inseguimento cittadino), e accompagna il racconto con una colonna sonora "meccanica", dai ritmi e suoni da industrial minimale. Con la sua seconda "avventura" nell'universo di Tetsuo, l'autore nipponico ha incastonato nella sua filmografia un'opera fondamentale, che compensa una certa ripetitività grazie alla genialità continua che crea inesorabilmente un concentrato di emozioni deliranti, certamente non per tutti i palati.

Tetsuo: The Bullet Man

A vent'anni dalla sua prima incarnazione cinematografica, l'autore ha festeggiato l'anniversario con un terzo capitolo, girato per la prima volta in lingua inglese e sin da subito "temuto" dagli appassionati storici per il suo appellativo di "Tetsuo for Dummies", nella ricerca di renderlo più appetibile per un pubblico mainstream. Chi si aspettava comunque una storia schiava delle logiche hollywoodiane, può tranquillamente tirare un sospiro di sollievo: Tsukamoto rimane ben distante da istinti commerciali, seppur questo terzo viaggio nell'apoteosi della dicotomia uomo-macchina non si mantenga ai livelli dei suoi sublimi predecessori. Questa volta, dopo The Iron Man e Body Hammer, il sottotitolo è The Bullet Man. La vicenda segue Anthony (Eric Bossick), nippo-americano, che vive a Tokyo con la moglie e il figlio piccolo. Quando questi viene rapito e ucciso da un'organizzazione che fa capo ad un uomo crudele e misterioso (lo stesso Tsukamoto), il giovane comincia a trasformarsi inesorabilmente in un'orribile macchina assetata di vendetta. E naturalmente scoverà dei misteri celati nel passato della sua famiglia, che lo metteranno di fronte a un'incredibile verità.

Vendetta Bio-Meccanica

La trama si rivela in questo caso, paradossalmente, il punto debole del progetto. Il mistero, l'irrazionale che da sempre ha solcato le avventure dell'uomo d'acciaio, qui lascia spazio a una narrazione più lineare (non aspettatevi comunque spiegazioni per filo e per segno!), che si rivela forzata in più di un'occasione, come nei continui flashback che assalgono il protagonista. Per fortuna, a soppiantare le carenze narrative, è il genio di Tsukamoto che grazie alla sua regia particolarissima, ed ancor oggi forse unica, riesce a rendere esaltante anche un plot non del tutto convincente. I forsennati movimenti di camera, la sua straordinaria genialità visiva, il caos portato a maestose esplosioni di potenza, visionario e destabilizzante, riesce a catturare sempre di par suo lo sguardo sulle immagini che si susseguono, incessanti, in un conturbante delirio di violenza meccanica, che ha la sua apoteosi nei minuti finali, quasi un incubo estremo di materia fusa che è baciato da una fotografia cupa e adatta al contesto. Eric Bossick se la cava discretamente, soprattutto nelle parti di follia più pura, ma il protagonista incontrastato anche in campo attoriale è proprio Tsukamoto, che oltre a geniale autore è sempre stato anche un interprete di alto livello (vedasi le sue performance in Ichi the Killer di Miike o Marebito di Shimizu). Infine ottimo anche il comparto sonoro, che ha visto addirittura la collaborazione con Trent Raznor dei Nine Inch Nails, accompagnamento perfetto per le atmosfere opprimenti e "malate" della pellicola. Tetsuo: The bullet man si rivela, seppur il più debole della saga (di cui consigliamo di recuperare assolutamente i precedenti episodi, comunque scollegati a livello di story-line), un film meritevole di visione, indispensabile per gli amanti del Genio dell'autore giapponese, e interessante per chi volesse avvicinarsi per la prima volta alla cinematografia di un Maestro fuori da ogni schema.