Sully: 3 motivi per vedere il film di Clint Eastwood

Esce Sully, il nuovo film di Clint Eastwood, con Tom Hanks, sulla tragedia sfiorata sull'Hudson. Ecco tre motivi per andare a vederlo al cinema.

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Qualcuno si ricorderà di quell'ammaraggio miracoloso, compiuto da un attempato pilota sul fiume Hudson nel 2009. In poche ore la vicenda rimbalzò sui giornali di mezzo mondo e il simpatico faccione di Chesley "Sully" Sullenberger divenne familiare a chiunque. Comprensibile, data la straordinarietà della sua impresa: Sully ha salvato 155 passeggeri, dopo un grave guasto ai motori del suo aereo, avvenuto a 100 secondi dal decollo. Insomma il soggetto perfetto per Hollywood, perché pregno di quella retorica che tanto piace agli americani. E chi meglio di Clint Eastwood poteva tradurla in film? Nella favola a lieto fine di Sully c'è tutta la poetica del regista: un ordinary man nobilitato dal senso del dovere, che compie l'impresa della vita e diventa eroe della patria. Ma c'è anche un sistema ottuso, che ingabbia l'individuo e lo costringe a una lotta contro tutti. Le premesse per l'ennesimo masterpiece del regista c'erano: purtroppo le cose sono andate diversamente. Non che Sully sia brutto, anzi, ma viaggia dalle parti dell'ordinarietà. Il film fatica a decollare e lascia intravedere una certa sciatteria nell'esecuzione. Come se Eastwood avesse inserito il pilota automatico e viaggiasse indisturbato, senza grosse turbolenze, per 95 minuti di pellicola. Film da evitare? Non esageriamo: Clint è pur sempre Clint. E ora che si avvicina ai novanta, una certa stanchezza è comprensibile. Semplicemente, ci saremmo aspettati di più da un extra-ordinary man come lui. Qui, nonostante le nostre piccole critiche al granitico regista, proponiamo tre motivi per recarsi in sala e ammirare le imprese del pilota della porta accanto.


Perché Tom Hanks (senza cappello) vale il film

"Aveva solo due espressioni: con il cappello e senza cappello" diceva Sergio Leone a proposito di Clint Eastwood. Qui Tom Hanks decide di recitare senza, per tutto il film. Scelta azzeccata, visto che al centro del racconto c'è "l'uomo" e non il personaggio televisivo. Sully si libera dalle vesti di capitano (con grande fatica, come vediamo in una scena) e ci mostra quello che i media non sono sono presi la briga di raccontare. Il risultato è un Tom Hanks che lavora di sottrazione, misura i gesti eppure sa trasmettere una grande umanità. In certi punti ci si dimentica che quello sullo schermo non è il vero Sully, ma un attore arcinoto. Stavolta Tom ha superato sé stesso: è scontato dirlo, ma tanto di cappello.

Perché Sully ci rimane a bordo, c***o!

Guardando le imprese del piccolo-grande Sully, viene in mente la vergognosa contro-parte italiana. In una scena il capitano abbandona con grande fatica il suo aereo: l'acqua ha già invaso l'abitacolo e Sully controlla nervosamente ogni sedile, per essere certo che i passeggeri siano tutti scesi. Nessuna ballerina moldava in cabina, nessun "inchino" e niente fuga rocambolesca dal proprio mezzo. Il paragone con Francesco Schettino lo evitiamo, visto che sarebbe impietoso. Dunque ci limitiamo a constatare che quella di Sully è una delle storie più belle avvenute negli oscuri anni post-crisi. Perché ci ricorda - in tempi di populismi e sfiducia nell'autorità - che qualche buon capitano esiste ancora.

Per il volo pindarico di Clint: la scena dell'ammaraggio

Poco fa abbiamo tacciato Sully di sciatteria esecutiva: ne rimaniamo convinti, però c'è un momento che si eleva rispetto agli altri. L'ammaraggio dell' aereo viene raccontato con tutta la maestria di cui Clint Eastwood è capace. È il momento chiave della vicenda: 100 secondi che valgono una vita intera, anzi 155, per la precisione. Così il regista ce lo ripropone più volte, da diversi punti di vista, mantenendo la tensione ad altissimi livelli. Ed è strano, perché lo spettatore sa già come sono andate le cose, ancor prima di entrare in sala. Nessun apocalittico incidente aereo su cui edificare sequenze pregne di esplosioni o cadaveri. È la magia del cinema, vero, ma è anche merito del prestigiatore Eastwood. Uno che riesce salvare il film all'ultimo minuto, con una manovra da manuale. Mannaggia Clint, lo sai di chi sei figlio tu?