Rogue One: A Star Wars Story: 5 motivi per vedere il film

Da una galassia lontana lontana lo spin-off di Star Wars, Rogue One, è nelle sale. Ecco perché, che siate fan o meno della saga, non dovete perdervelo.

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Esattamente un anno fa usciva nei cinema italiani uno dei film più attesi dell'ultimo decennio: Star Wars VII - Il Risveglio della Forza. Il lungometraggio tanto agognato e diretto dal nerd più amato (e conosciuto) del mondo J.J. Abrams, fin dal primo trailer ha caricato di aspettative i warser di tutto il mondo, cosa che invece non è accaduta per lo spin-off della saga fantascientifica creata da George Lucas, ovvero Rogue One: A Star Wars Story. Forse è proprio questo il motivo per il quale il film diretto da Gareth Edwards risulta essere decisamente un spanna avanti rispetto a Il Risveglio della Forza, poco più che mediocre blockbuster che ha sentito forte il peso di essere stato concepito con il pressante scopo di affiliare le nuove generazioni all'ormai disneyano franchise Guerre Stellari e, al contempo, con l'obbligo di non poter deludere gli storici fan. Il risultato è stato un kolossal visivamente impeccabile, ma che alla fine altro non era che un nostalgico reboot in chiave femminista (e questo non è un male!) di Una Nuova Speranza. Con Rogue One, invece, Disney è stata in grado di raccontare liberamente la storia della banda di ribelli che ha rubato i piani della Morte Nera, aggiungendo un solido, coerente, modernissimo e importante tassello all'eptalogia Star Wars. La pellicola, infatti, vanta talmente tanti livelli narrativi e talmente tante sorprese (non solo per i warser più accaniti) che è quasi un imperativo recarsi al cinema a godersi questo avvincente e coraggioso war-movie/sci-fi. Il motivo? Eccovene 5!


K-2SO rules!

Che non ce ne vogliano i veterani R2-D2 e C-3PO o il tenerissimo BB-8, ma K-2SO è davvero il miglior androide che il franchise cinematografico Star Wars abbia mai presentato al suo vasto pubblico. "Fisicamente" meno allettante degli altri, K-2SO - originariamente nato per essere un membro della sicurezza imperiale e poi riprogrammato da Cassian Andor (Diego Luna) per dare una mano alla Resistenza - è il l'umanoide che più di ogni altro è stato concepito come un vero e proprio personaggio. Ironico, sarcastico, coraggioso e capace di gesti davvero eroici, l'androide non è - come i suoi più vecchi e più recenti antesignani - solo e unicamente una macchietta dalla metallica voce atta a regalare al pubblico qualche esilarante siparietto, è un vero e proprio comprimario della storia nonché uno dei più sagaci e riusciti membri del commando Rogue One.

The Donnie Yen Show!

Donnie Yen oltre e prima di essere un attore è un grande esperto di arti marziali che ha incominciato a studiare alla tenera età di 4 anni grazie agli insegnamenti dei suoi genitori Klysler Yen e Bow Sim Mark. Tai-chi chuan, Wushu al Taekwondo sono le tecniche di cui Yen è da sempre esperto, mentre è con la preparazione che ha preceduto la sua interpretazione nel biopic su Yip Man che questo straordinario artista è diventato un grande esperto di Wing Chun. In Rogue One: A Star Wars Story Donnie Yen è Chirrut ÎmweIl, guerriero non vedente e devoto alla Forza che entra a far parte del commando di ribelli più famoso della galassia. Il suo personaggio, oltre ad essere dotato di una grande simpatia e a dare vita a esilaranti "buddy moments" insieme anche alla sua spalla Baze Malbus (Jiang Wen), in Rogue One porta avanti la filosofia Jedi - pur non essendolo - facendo nel lungometraggio (quasi!) le veci dell'indimenticabile Yoda, grazie alla sua esemplare morale e saggezza. Qualora non foste affascinati dalla Forza e dal richiamo alla "cultura" Jedi, comunque vi innamorerete di Chirrut ÎmweIl, della sua tempra, della sua capacità di "guardare" oltre nonostante la sua cecità e soprattutto delle straordinarie coreografie di combattimento.

Le citazioni (possibili spoiler)

Rogue One non è un film concepito unicamente per i fan di Stars Wars (presenti, passati e futuri) ma è comunque un film legato alla fantascientifica saga dove i richiami ai film precedenti (e soprattutto a quelli della trilogia originale) sono tantissimi. La cosa bella, però, è che a differenza di quel che abbiamo visto in Star Wars VII: Il Risveglio della Forza dove le citazioni agli altri (e soprattutto al IV) film erano urlati e comprendevano personaggi, trama e inquadrature ricalcate, in Rogue One: A Star Wars Story le scene che omaggiano il perfetto lavoro di George Lucas sono quasi impercettibili se non si è appassionati warser, e per questo sempre funzionaòo. Il finale, così ovvio e stupefacente, è forse l'unico momento in cui il lungometraggio abbraccia con passione la saga ma la scena conclusiva del film arriva alla fine di talmente tanta azione, emozione e pathos che non si può non applaudire a questa "nuova speranza" che, per quanto vecchia ormai di 39 anni, alla fine di Rogue One sembra davvero appena nata.

Darth Vader (questa è per i warser veri)

Che si ami o semplicemente si apprezzi la saga di Star Wars, la verità insindacabile è una: Darth Vader è il miglior villain che la cinematografia abbia mai creato e Rogue One questo lo conferma, ancora una volta. Pur comparendo davvero una manciata di minuti contati, inizialmente in una versione/visione inedita per poi accompagnarci verso il gran finale a colpi di spada laser, il cattivo dei cattivi riesce in pochissimo tempo a far sparire il vero e bravissimo antagonista del film Orson Krennic (Ben Mendelsohn). Pochi personaggi, e ancor meno se mascherati, hanno il carisma di Lord Vader, sono in grado di incutere lo stesso timore e allo stesso tempo di essere oggetto di una tale empatia. Noi Anakin lo abbiamo visto crescere, conosciamo le sue motivazioni, abbiamo sofferto con lui e abbiamo capito quanto possa essere potente il fascino del Lato Oscuro. Era tanto che non lo vedevamo e, anche se grazie a Il Risveglio della Forza sappiamo che i suoi precetti non sono andati persi, il suo respiro sofferente e feroce ci era davvero mancato e risentirlo - per noi folli - è quasi musica.

Ribellarsi e ribellarsi ancora

Che i piani della Morte Nera fossero stati rubati da un commando chiamato Rogue One è da sempre cosa nota, in che modo e quanto coraggio, amore, passione, fatica e follia ci siano volute per rendere possibile questo ladrocinio lo abbiamo scoperto grazie a questo film che non è impeccabile dall'inizio alla fine ma che sa essere epico in ogni suo istante. Il lungometraggio di Gareth Edwards inizia lento, parte in maniera banale per poi farci scoprire che la Jyn interpretata da Felicity Jones (la cui unica grande pecca è un look che si rifà davvero troppo a Katniss Everdeen di Hunger Games) non è la copia carbone e ribelle di Rey di Star Wars VII ma è un'eroina inedita il cui scopo è quello di mostrarci in che modo nasce in un essere umano il bisogno di ribellarsi, di resistere, di dire no, di fare la differenza. Ed è questa la morale più bella di Rogue One: il film racconta la storia di un gruppo di eroi talmente straordinari che il fatto che appartengano all'Universo di Star Wars è qualcosa che a un certo punto diviene quasi marginale, che è possibile dimenticare. Mentre è difficilissimo non pensare a quanto sia finemente contemporanea, tra "città sacre" e minacce di sterminio, questa avvincente e fantapolitica epopea.

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