Quando il mondo dei videogame incontra il cinema: 5 film diventati cult

Nerve è soltanto l'ultimo esempio, ma già in passato il mondo dei videogiochi ha incontrato quello del cinema... ecco 5 film già diventati cult.

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A quasi un anno dalla pubblicazione nelle sale americane, arriva finalmente in Italia Nerve. Il film, prodotto da Lionsgate e distribuito nello Stivale da 01 Distribution, si assume la responsabilità di trattare temi molto cari al pubblico adolescenziale a cui si rivolge. La storia raccontata dalla coppia di registi Henry Joost e Ariel Schulman ruota attorno ad argomenti come la dipendenza dai social media e la necessità fittizia di una comunicazione costante, il tutto inserito in un contesto da gioco online massivo. Nerve non è il primo film ad occuparsi del medium videoludico, anzi. La sinergia fra i due "cugini", cinema e videogames, ha avuto origine già negli anni '80, periodo in cui i giochi elettronici iniziavano a diventare un fenomeno di massa. In questo pezzo, vogliamo parlare di alcune delle pellicole migliori (o le meno peggiori...) che hanno trattato i videogames come argomento della trama e non come fonte d'ispirazione per la sceneggiatura. Sì, esattamente, niente Angelina Jolie in pantaloncini. Peccato.

Tron (1982)

Nei primi anni '80, il mercato del gaming era praticamente ad appannaggio del solo pubblico adolescenziale. Non è un caso, quindi, che prima di ogni altra major sia stata la Disney ad imbastire la produzione di una pellicola che trattasse tali temi. Nel 1982 arrivava nelle sale Tron, epopea fantascientifica dal sapore fantasy incentrata sul viaggio dell'eroe verso il palazzo dell'oscuro signore del male da accoppare per riportare la pace. Il viaggio raccontato nella pellicola diretta da Steven Lisberger si dipana fra i circuiti di un immaginario mondo virtuale nascosto all'interno del Master Control Program, supercomputer incaricato di proteggere i file della Encom, società di software dalle losche intenzioni. In questo mondo, i software hanno sembianze umane e portano con sé un disco contenete tutte le informazioni dei programmi a cui appartengono. Proteggere questo disco è la cosa più importante per gli uomini-software, che vengono continuamente messi alla prova dal MCP, il quale obbliga i poveri avatar ad estenuanti sfide che riprendono le soluzioni di gameplay proprie dei giochi da cui provengono. Sarà compito di Kevin Flynn, geniale programmatore (interpretato da un giovane Jeff Bridges) allontanato dalla Encom, distruggere il MCP e risolvere i conti in sospeso con la società.

Accanto a lui tanti compagni di viaggio, fra cui il software pirata Tron da cui il film prende il titolo. Ripreso in bianco e nero e colorato (a mano!) in post-produzione da un esercito di maestri amanuensi cinesi, Tron è diventato col tempo un vero e proprio cult. Per quanto sia un film dalla sceneggiatura traballante e dal ritmo altalenante, alcune sezioni sono entrate di prepotenza nell'immaginario collettivo, una su tutte la gara all'ultimo pixel fra le Light Cycle, motociclette virtuali in grado di lasciare una scia-muro dietro di sé contro la quale far sbattere gli avversari. Tron ha avuto dalla sua anche una fortissima valenza estetica, in grado di influenzare generazioni di spettatori. Persino i Daft Punk non hanno mai nascosto il loro amore sconsiderato per Tron. Disney ha saputo approfittare di tale passione, affidando ai due robot la realizzazione della colonna sonora di Tron: Legacy, sequel del 2010 che può vantarsi della presenza di Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter fra gli attori.

Wargames (1983)

Topos ricorrente fino alla noia nelle pellicole degli anni '80, la Guerra Fredda funge da sfondo al film del 1983 firmato John Badham. Nella sua cameretta, l'adolescente David Lightman (un imberbe Matthew Broderick) è intenzionato ad entrare nei server di una software house, la Protovision, prossima al lancio della nuova linea di prodotti. Il baby-fenomeno dell'hacking, però, finisce col penetrare il sistema di sicurezza del NORAD, il comando di difesa aerospaziale del Nord America. Da questo punto in poi, il ragazzino interpreterà come una sfida con un altro giocatore quella "simulazione della guerra termonucleare" che è in realtà uno dei possibili programmi di difesa degli Americani da eventuali attacchi da parte dei Russi, arrivando ad alzare il livello di DEFCON stando comodamente seduto nella propria stanza. Se Tron aveva esplorato le suggestioni audiovisive che i videogames iniziavano a trasmettere agli utenti, Wargames può vantarsi di essere stato il primo film a parlare dei videogiochi come una forma di comunicazione, di come facilmente si adattino a nuova modalità di interazione fra persone poste a distanza di kilometri (che poi nel caso di questo film si tratti di un supercomputer, è un'altra questione). Wargames è un ottimo film, apprezzato sia da pubblico e critica. Successo al botteghino a fronte dell'investimento iniziale, ha ottenuto tre nomination agli Oscar e un premio BAFTA per il sonoro. Così come Tron, anche Wargames fa parte del grande immaginario pop del ‘900: la tecnica usata da David per rintracciare il numero di telefono della Protovision porta oggi il nome "Wardialing", un tributo della comunità hacking al titolo del film.

Il piccolo grande mago dei videogames (1989)

Per "product placement" si intende quella pratica pubblicitaria che prevede la promozione di un articolo senza che questa avvenga all'interno di uno spazio pubblicitario stabilito, come uno spot televisivo o la pagina di un giornale. In parole povere, si tratta di inserire all'interno di un film o di una serie TV un prodotto riconoscibile, oppure un riferimento a un logo, o ancora un servizio, dandogli visibilità attraverso la storia raccontata sullo schermo. Il film diretto dal semi-sconosciuto Todd Holland sul finire degli '80 è una dimostrazione lampante di tale pratica. Nel raccontare il viaggio che porterà il piccolo Jimmy Woods, talento dei videogames rimasto in uno stato di mutismo dopo aver assistito alla traumatica morte della sorella, ad affrontare i migliori giocatori d'America sotto il caldo sole della California, il regista ha elargito più di un favore a Nintendo. La casa di Mario è praticamente sinonimo di videogames in questa pellicola, visto che ogni gioco che viene mostrato (da Zelda a Double Dragon) gira sul NES, anche quelli che dovrebbero essere titoli per cabinato (ah, la magia del cinema!). Il Piccolo Grande Mago dei Videogames può anche essere visto come un unico, grande spot per Super Mario Bros. 3, che sarebbe uscito in America soltanto due mesi dopo la distribuzione del film, rendendo di fatto questa l'unica occasione per dare uno sguardo al gioco prima di poterci mettere le mani sopra. A proposito di mani... Una delle sequenze migliori (o forse peggiori, chi siamo noi per giudicare) del film vede come elemento cardine il Power Glove, il guanto-controller realizzato da Nintendo per il NES e sostanzialmente primo esperimento di motion control. Mostrando una sessione di gioco palesemente finta, il bulletto del quartiere commenta la periferica con un laconico: "I love the Power Glove, it's so bad". Oh sì, era cattivo eccome.

Ralph Spaccatutto (2012)

Di nuovo una produzione Disney a chiudere il cerchio e ad aprirne un altro. Dopo due decenni di pessimi film tratti dai videogames (sì, Tomb Rider non è così bello come lo ricordate), Hollywood si è finalmente resa conto di come la scrittura dei giochi non possa essere adattata al grande schermo. Si sta quindi tornando a trattare il gaming come argomento lato, strizzando l'occhio ai nostalgici. Non è un caso che Ralph Spaccatutto, film diretto da Rich Moore, riprenda tantissimo di quel feeling anni '80 delle produzioni elencate più su: chi era bambino o adolescente negli anni '80 è ormai diventato adulto e probabilmente ha uno o più pargoli da portare al cinema. Da qui l'idea di ambientare il film nel mondo nascosto fra i circuiti e i contatti dei cabinati di una sala giochi, luogo oscuro e fumoso al cui interno è possibile giocare a Felix Aggiustatutto, immaginaria versione umanoide del classico Donkey Kong, il cui cattivo è proprio quel Ralph del titolo.

Giorno dopo giorno, Ralph è sempre più stanco di essere il cattivo. Arriverà il momento in cui l'energumeno (dal cuore d'oro) deciderà di abbandonare il proprio gioco, alla ricerca di un nuovo mondo virtuale in cui poter finalmente vestire i panni dell'eroe. Fra citazioni, easter egg e apparizioni di pezzi da novanta dell'universo ludico (Sonic, Bowser, Zangief e tanti altri...), Ralph Spaccatutto è riuscito a portare a casa la pagnotta, incassando una somma vicina ai 500 milioni di dollari e sfiorando il premio Oscar al miglior film d'animazione. Disney ha voluto credere nel progetto e nell'universo narrativo di Ralph Spaccatutto, annunciando un sequel. A differenza del film datato 2012, il secondo capitolo della serie avrà un feeling più "moderno", abbandonando gli scomodi sgabelli degli arcade per passare al divano di casa e al mondo del gaming online, sicuramente più vicino alle giovani generazioni che puntualmente riempiono le sale in occasione dei film Disney. Staremo a vedere.

Pixels (2015)

Per un film dal sapore retrò ottimamente realizzato, un altro non esattamente riuscito. Nato dall'ispirato e visionario cortometraggio del 2010 firmato Patrick Jean, in cui si vede New York distrutta dalle astronavi di Space Invaders e dai pezzi del Tetris, il film diretto da Chris "Mamma ho perso l'aereo" Columbus e interpretato da Adam Sandler racconta della rivincita di un gruppo di nerd, (quasi) tutti finiti ai margini della società e pronti a riprendersi il maltolto. Sam Brenner (Adam Sandler) è un ex ragazzo-prodigio del gaming. Arrivato secondo ai mondiali dei videogames del 1982, non ha mai trovato la forza per superare questo trauma e conduce una vita da eterno ragazzino, solitario e reietto. Nel frattempo, la NASA invia verso i confini dell'universo un filmato, all'interno di una sonda, che ritrae alcune delle icone del gaming dell'epoca, alla ricerca di forme di vita. Male interpretando tale messaggio, le forme di vita delle spazio profondo hanno utilizzato i video a loro disposizione per costruire armi basate sui modelli pixelati dei giochi, spaziando da Space Invaders a Pac-Man. Sarà compito di Sam e altri ex-fenomeni porre fine all'invasione e rispedire gli alieni a casa loro. Così come Ralph Spaccatutto, anche Pixels prende a piene mani dall'immaginario collettivo anni '80. La produzione Disney, però, riesce ad adattarsi meglio ai gusti di un pubblico trasversale, mostrando un mondo dei videogiochi facilmente comprensibile anche da chi non ha avuto la fortuna di spendere gli anni dell'adolescenza durante il decennio di Reagan. Il film di Columbus, infatti, risulta astruso e dalla portata immaginifica troppo debole per i ragazzi(ni) di oggi, che riescono a cogliere meno della metà delle citazioni. Non aiuta poi l'interpretazione di un Sandler ormai calato nel solito personaggio burbero e dal fare sarcastico.

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