Prometheus, in seconda serata il prequel di Alien

Un gruppo di scienziati giunge su un pianeta sconosciuto alla ricerca delle origini della vita in Prometheus, "prequel" di Alien diretto da Ridley Scott.

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Uscirà nelle sale italiane questo giovedì l'attesissimo Alien: Covenant e RAI2 decide per l'occasione di trasmettere, con inizio alle 23.05 in prima visione TV, Prometheus, sorta di atipico prequel dell'intera saga xenomorfa, ritorno di "papà" Ridley Scott alla storica saga da lui iniziata nel 1979. Un'opera che pur essendo ambientata nello stesso universo dell'iconico franchise sci-fi e con alcuni ovvi riferimenti, può esser vista come una pellicola a sé stante: proprio questa scelta narrativa è stata al centro di critiche da parte degli appassionati che hanno anche travalicato il mero giudizio critico su un titolo che, pur non rivelandosi un nuovo capolavoro del genere, ha comunque non pochi motivi d'interesse. La storia ha inizio sulla Terra nel 2089 con una coppia (anche nella vita) di archeologi, Elizabeth Shaw e Charlie Holloway, che rinvengono in una grotta scozzese una mappa stellare che appare come una sorta di "invito" alieno verso un pianeta sconosciuto. Tre anni dopo i due, insieme ad un nutrito team di esperti e ad un avveniristico prototipo di androide, si trovano in viaggio su un'astronave finanziata da un ricco ed anziano magnate e giungono, dopo mesi passati in sonno criogenico, alla loro destinazione. Ma su quel mondo sconosciuto e così simile alla Terra i membri dell'equipaggio dovranno ben presto affrontare insidie inaspettate...

Alla ricerca della vita

Al netto di uno script sicuramente migliorabile, Prometheus rimane un solido film di genere che nei suoi archetipi narrativi guarda piacevolmente alla fantascienza anni '50 e '60, con quel senso di scoperta e domande irrisolte che può inizialmente spiazzare in un cinema sempre più portato a concedere risposte. Tolto l'epilogo e qualche vago rimando la vicenda ha poco da condividere con il primo Alien, da cui però riprende in un'ottica meno angosciosa e più d'intrattenimento alcuni passaggi chiave della messa in scena con i Nostri che, giunti su un pianeta sconosciuto, si trovano alle prese con un mistero alieno: l'androide che nasconde segreti (un magnetico Michael Fassbender), le mutazioni genetiche, la disperata fuga della protagonista per sopravvivere contro un avversario non alla sua portata e il "concepimento mancato" (al centro di una delle sequenze più tensive della visione) riportano ad elementi chiave della saga con Ripley, e la stessa dottoressa Shaw (interpretata da una convincente Noomi Rapace) ne ricalca vagamente la figura. Non mancano certamente passaggi a vuoto, con dialoghi a tratti risibili ed una manciata di incongruenze/forzature, ma la sceneggiatura di Damon Lindelof e Jon Spaihts pone quesiti interessanti riprendendo la nota teoria secondo la quale l'umanità stessa sarebbe frutto della tecnologia aliena, indagando anche sulla ricerca di una possibile immortalità. Nelle due ore di Prometheus emerge poi dal punto di vista visivo tutto il gigantismo registico di Scott che, potendo contare sugli ottimi effetti speciali e sulle splendide ambientazioni (soprattutto nel prologo), regala alte dosi di spettacolo tra scontri tra astronavi, ologrammi e creature più o meno mostruose che fanno via via la loro comparsa in una progressiva escalation, trainante ad un epilogo parzialmente castrato che lascia una gustosa curiosità.

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