Logan - The Wolverine: se un supereroe commuove

Hugh Jackman chiude un cerchio, congedandosi dal personaggio a cui si è legato fin dal 2000, anno del primo X-Men firmato Bryan Singer.

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Aveva ragione Marcello Mastroianni ne La Terrazza quando diceva che "le epoche si chudono così, all'improvviso". Ce ne siamo accorti con Logan - The Wolverine, capitolo conclusivo delle avventure del bestiale mutante James Howlett, che dal lontano 2000 - anno di uscita nelle sale del primo X-Men firmato Bryan Singer - al cinema ha avuto un solo e unico volto: Hugh Jackman. Prima sbarbato esordiente, poi sex-symbol e icona action, infine "old man" votato all'autodistruzione: l'attore australiano è maturato di pari passo col suo alter ego di celluloide. Nel film di James Mangold offre una performance commovente, ottenuta lavorando per sottrazione ma comunque mantendendo sempre l'aderenza alla brutalità che il ruolo richiedeva. Una presenza viva, quella di Jackman, in grado di far vibrare le corde di un malridotto Logan in un futuro - il 2029 in cui si svolge l'azione - che non offre speranze ai mutanti, solo la prospettiva dell'estinzione. E i vari Wolverine, Xavier, Calibano sembrano infatti dei dinosauri agonizzanti, gli ultimi sopravvissuti di un'era spesa nel vano tentativo di essere accettati dalla società. Inutile girarci intorno, Logan - The Wolverine chiude un'epoca, e lo fa in modo struggente e doloroso, restituendo allo spettatore la consapevolezza di aver assistito, nel corso di questi 17 anni, ad un'avvincente parabola supereroistica.


Sunset Boulevard

"C'è Logan ed è un tossico ora". Il villain Donald Pierce (Boyd Holbrook) sottolinea la vulnerabilità del personaggio di Hugh Jackman, rifugiatosi - come nella migliore tradizione western - nell'alcool per sfuggire ai tormenti interiori e alla progressiva necrosi del proprio fattore rigenerante. Scordatevi l'X-Men che fu: è un Wolverine sì irascibile ("Mi spezza il cuore vederti così" esclama Pierce; "Aspetta che te lo strappi dal petto" replica l'X-Men), ma assai più disilluso e rinunciatario, perfino dubbioso nei riguardi del proprio glorioso passato ("Forse eravamo solo un errore divino" afferma sfogliando proprio i fumetti Marvel). Logan - The Wolverine è un film ambientato nel futuro ma costantemente proiettato nel passato, senza i "what if" a là X-Men: Giorni di un Futuro Passato. C'è spazio solo per la desolazione e per i rimpianti, che riempiono deserti messicani e motel malafamati. Brillano, nel distopico futuro tratteggiato dal regista di Cop Land, la stella cadente di Patrick Stewart e quella nascente di Dafne Keen (forse la migliore eroina vista finora sul grande schermo, non ce ne vogliano le patinate colleghe), compagni di viaggio di un malconcio ma determinato Logan, eroe solitario che proprio sul viale del tramonto scopre cosa significhi far parte di una famiglia.

Non sarà più domenica

Sulla caratura non indifferente di Logan - The Wolverine garantisce l'intimismo impresso da Mangold alla pellicola, che senza cercare appigli nella retorica o in un sottotesto politico meriterebbe considerazione dall'Academy ai prossimi Oscar, se non altro per la drammaticità di quanto visto. Non che il film sia un deprimente calare il sipario sulle avventure del mutante con gli artigli di adamantio, anzi. La pellicola alterna introspezione e fitti dialoghi a improvvise accelerazioni verso lo splatter, in maniera speculare a quella che per esempio contraddistingue le opere del maestro del pulp Quentin Tarantino: mentre il regista di Bastardi Senza Gloria opta per un'estetica ed un linguaggio cartoonesco (che ben si adatterebbe ad un cinecomic del calibro di Deadpool), Mangold vira verso il dramma a là The Road, dando vita - tra un'artigliata e una fuga a bordo di un pick-up - ad un toccante rapporto padre/figlia (quello fra Logan e X-23) fatto di stesse espressioni rabbiose, stessi scatti d'ira, stessa letale natura. Quello di Mangold è un film su Logan prima che un film su Wolverine. Prima l'uomo, poi l'(anti)eroe. Proprio per l'intensità emotiva raggiunta la pellicola è paragonabile ad uno di quei giorni che un fan non vorrebbe vivere mai, ovvero il "dover" dire addio al proprio beniamino. Ricordate il giorno in cui un vostro idolo sportivo ha interrotto per sempre l'attività agonistica o, ancora, quando una star del cinema o della musica è venuta a mancare? "È questo quello che si prova" (cit.) vedendo Logan - The Wolverine e che lascia l'amaro in bocca. Jackman come Michael Jordan o Schumacher, come Baggio o Del Piero: siamo cresciuti/invecchiati con lui così come con loro. "Ah, da quando Logan non artiglia più" canteremo (un po' come Cremonini) in futuro...