Leatherface: la vera storia dell'assassino mascherato

Con l'arrivo al cinema di Leatherface torna di attualità la storia vera di Ed Gein, uno dei killer più folli ed efferati nella storia dell'umanità.

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I film, soprattutto horror, sono quasi sempre ispirati a fatti reali, ma spesso è la stessa realtà a rivelarsi ben più terribile della fantasia di sceneggiatori e registi. È quanto accaduto con la vicenda di Ed Gein, una delle figure più spaventose del secolo scorso, assassino squilibrato ed efferato che ha terrorizzato il mondo e ispirato il lavoro di registi e appassionati di film horror. Le sue storie sono state il punto di partenza su cui sviluppare alcuni dei capolavori thriller e horror della nostra epoca, da "Psyco" a "Il Silenzio degli Innocenti", sino ad arrivare a "Non Aprite quella Porta". Proprio la trasposizione di Tobe Hooper è quella ad oggi più celebre e sfruttata, pronta a tornare nei cinema italiani in un prequel dal prossimo 14 settembre, "Leatherface", che racconterà le origini del personaggio. Cosa si cela invece dietro la vera storia di Ed Gein?

Un'infanzia difficile

Come tutte le storie dei più terribili assassini dell'umanità, anche quella di Ed Gein ha origini lontane e risiede nei difficili patimenti e traumi che l'uomo ha dovuto affrontare sin da piccolo. Nato nel 1906 a La Crosse nel Wisconsin da Augusta e George, aveva un fratello, Henry. La situazione non era delle più facili: la famiglia viveva in quasi totale isolamento in una fattoria nella periferia di Plainfield, una dispersa cittadina del Wisconsin, ed era preda di degrado e convinzioni retrograde e dannose. Il capofamiglia era un violento alcolizzato, spesso disoccupato, dedito a mettere le mani addosso a moglie e figli. La madre era invece una fanatica religiosa di fede luterana, convinta di vivere in un mondo costruito solo sul male e sul peccato. Cercò con forza di inculcare i suoi ideali ai due figli, isolandoli dal resto del mondo, dalle donne e da qualsiasi tipo di pratica o pulsione sessuale. Raggiunta la pubertà la donna divenne molto più possessiva: quando sorprese Ed a masturbarsi nella vasca da bagno lo sommerse nell'acqua bollente per punirlo. A 21 anni fece inoltre promettere a lui e al fratello che sarebbero rimasti vergini per sempre. I traumi familiari iniziarono presto a ripercuotersi anche nella limitata vita sociale di Ed, spesso vittima dei soprusi e delle prese in giro dei suoi compagni di scuola. Il ragazzo era solito ridere senza ragione, fare battute fuori luogo e mostrava un ghigno anche durante le conversazioni più serie. La sua carriera scolastica si rivelò comunque buona, trainata da una passione smodata per la lettura.

Il punto di rottura

Come spesso accade in questi casi, fu la perdita degli affetti a trasformare Ed in quello che tutti ancora oggi conosciamo. Suo padre morì nel 1940, mentre suo fratello iniziò a manifestare un profondo disagio nei confronti di sua madre e dei suoi metodi. I litigi tra i due finirono nel più tragico dei modi: nel 1944 i due fratelli si ritrovarono coinvolti in un misterioso incendio nella fattoria, con Henry che morì in circostanze misteriose, asfissiato dal fumo dell'incendio ma con un'evidente colpo alla testa che portò la polizia a sospettare di suo fratello. Le reali circostanze di quanto accaduto non furono mai chiarite, ma è probabile che i continui litigi tra Henry e sua madre abbiano spinto la donna o lo stesso Ed a compiere il folle gesto. L'uomo iniziò a vivere da solo con sua madre ma nel 1945 anche la donna morì dopo essere stata colpita da un ictus. Si ritrovò così a vivere da solo, isolato dal mondo e senza più un affetto su cui contare. Si racconta che il ragazzo pianse istericamente per tutto il funerale: la morte della madre sancì la fine ufficiale della sua vita precedente, rompendo ogni filo che lo teneva ancorato alla normalità e che, seppur labilmente, aveva fino a quel momento preservato la sua sanità mentale. I delitti e gli atti terribili di cui si macchiò iniziarono intorno nel 1947 e proseguirono per almeno 10 anni: due gli omicidi accertati a lui riconducibili, con ben 6 persone scomparse in circostanze misteriose durante i suoi anni di attività e almeno 18 tombe profanate per gli scopi più beceri.

Gli omicidi e la cattura

Due furono gli omicidi per i quali Gein fu formalmente accusato. Il primo avvenne nel 1954 ed ebbe come vittima Mary Hogan. Fu il marito a denunciare la sua scomparsa dopo aver trovato degli schizzi di sangue sul pavimento della taverna dove lavorava. La donna era stata colpita a bruciapelo con un'arma da fuoco, immobilizzata e trasportata fuori su una macchina, dove era stata portata via in un luogo misterioso. Nessuno seppe più nulla di lei fino a quando non fu lo stesso Gein a confermare il suo omicidio. La svolta arrivò nel 1957, anno in cui Ed si macchiò del suo ultimo e più efferato omicidio, quello che lo mise sotto i riflettori e svelò a tutti la sua reale natura. La vittima fu Bernice Worden, donna che gestiva un negozio di ferramenta e che fu uccisa con lo stesso modus operandi della precedente: colpo alla nuca a brucia pelo e cadavere trasportato in macchina verso la fattoria. Anche questo cadavere sarebbe probabilmente finito nel dimenticatoio se la donna non avesse trascritto sul suo registro delle vendite il nome di quello che poco dopo sarebbe diventato il suo assassino. Le forze dell'ordine si divisero in due squadre, una si occupò di entrare in casa di Gein e prelevarlo, l'altra di indagare sul capanno degli attrezzi della sua tenuta. L'uomo si affidò alla polizia senza opporre resistenza, mentre lo spettacolo nel capanno fu tra i più terribili: la Worden fu trovata quasi del tutto scuoiata, appesa a testa in giù con dei ganci attaccati alle caviglie e delle corde sulle mani. La testa era stata mozzata di netto, scuoiata e "ornata" con dei chiodi, il corpo aperto dalle parti intime in su, con le interiora stipate in sacchetti di plastica. Ma le cose più sconvolgenti si trovavano dentro l'abitazione dell'uomo.

La casa degli orrori

Le perversioni e le pulsioni di Gein si riversarono tutte sulla sua abitazione. La casa che i poliziotti si trovarono davanti offrì loro uno spettacolo raccapricciante. L'abitazione era sporca e in pessime condizioni, con spazzatura e resti di alimenti ovunque, ma anche manufatti tra i più macabri e spaventosi mai visti. La testa di Mary Hogan fu trovata appesa a un muro come un trofeo di caccia; importanti quantità di pelle umana furono usate come tappezzeria per ricoprire lampade e sedie; alcune calotte craniche utilizzate come ciotole; organi umani in congelatore; labbra umane utilizzate come decorazione per finestre; femori usati come gambe per un tavolo; una spina dorsale usata come manico per una lampada. Furono anche ritrovati vestiti femminili fatti di pelle umana, ossa sparse ovunque e dieci teste di donna trasformate in decorazioni per la stanza da letto. Il soprannome Leatherface fu invece dovuto alla presenza di nove maschere fatte di pelle umana con cui l'uomo amava adornarsi insieme ai vestiti da donna con cui esprimeva il desiderio di cambiare sesso e assomigliare a sua madre. Tutti i manufatti e i resti arrivavano direttamente dal cimitero dove Gein si recava per trafugare cadaveri e rubare interi corpi. L'unica stanza in ordine dell'intera abitazione era quella da letto di sua madre.

L'arresto e il processo

Tracciare un profilo di Gein fu davvero complesso. I suoi concittadini parlavano di lui come di un uomo un po' strano, con un particolare modo di fare ma comunque sempre tranquillo, gentile e simpatico, soprattutto coi bambini. Quello che la polizia si trovò davanti era invece un uomo mentalmente instabile e incapace di sostenere un processo. Fu inizialmente condotto in alcune strutture psichiatriche della zona dove rimase sino al 1968, anno in cui i dottori decisero che era abbastanza stabile per essere processato. La sua colpevolezza fu dimostrata con la massima rapidità; Gein venne internato per insanità mentale, circostanza che gli permise di scampare all'immancabile condanna a morte. Rimase in ospedale per tutta la vita, dimostrando un comportamento perfettamente attinente alle regole: l'uomo amava leggere, prendeva i suoi farmaci e non creava alcun tipo di problema. Morì per colpa del cancro e dopo un arresto respiratorio il 16 luglio del 1984. La sua figura fu tra le più discusse della sua epoca: la tomba nel cimitero di Plainfield fu continuamente vandalizzata e profanata; la sua casa natale finì bruciata in circostanze misteriose, anche queste probabilmente dovute alla rabbia dei suoi concittadini, stanchi di essere associati alla sua figura; la sua auto venne usata per qualche tempo come attrazione per macabri visitatori. Fu con la distruzione della sua abitazione che l'eco delle sue azioni si affievolì ridando tranquillità a tutta la comunità. La sua figura e i suoi atti terribili sono ancora oggi al centro di numerose leggende, di quelle che continuano ad essere fonte di ispirazione per personaggi di fantasia che continueranno a tormentare per lungo tempo i nostri incubi.

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