Speciale La Madre - I bambini nel cinema horror

Bimbi e cinema della paura: un legame apparentemente inscindibile

speciale La Madre - I bambini nel cinema horror
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Prodotto da Guillermo del Toro, La madre è ispirato all'omonimo cortometraggio diretto dallo stesso Andrés Muschietti, qui al suo esordio su lunga distanza dietro la macchina da presa. Sorprendente successo al botteghino nei cinema americani, a dispetto di un budget ridotto, ha raggiunto la vetta e donato ulteriore popolarità alla protagonista femminile, Jessica Chastain, e a quello maschile, Nikolaj Coster-Waldau. Tuttavia, parte dell'appeal del film deriva dalla prospettiva personale delle due bimbe protagoniste della vicenda, miracolosamente sopravvissute al raptus di follia del padre, che vittima della crisi economica fa una strage uccidendo prima i colleghi di lavoro e poi la moglie. Fuggito con le figlie piccole nel folto di una foresta, decide di farla finita segnando anche il destino delle bambine: tuttavia, miracolosamente, Victoria e Lily sopravvivono per ben cinque anni, fin quando non vengono ritrovate a affidate allo zio. Ma una misteriosa figura, denominata "mamma" aleggia su tutti loro...

Per creare spavento, tensione, o vero e proprio orrore gli sceneggiatori di genere, nel corso degli anni, le hanno provate tutte: mostri, alieni, virus, demoni, incontrollabili forze della natura. Quello che però risulta più disturbante -e chiunque abbia studiato sceneggiatura lo sa- è l'ordinario, il normalmente rassicurante, in versione horror. Innocenti vecchiette, buffi clown, unicorni, fatine, e infine bambini: basta rovesciare la prospettiva di cos'è rassicurante per ritrovare un certo disagio, quantomeno visivo. Sui bimbi al centro di vicende misteriose, paranormali e potenzialmente letali alcuni autori hanno basato la loro carriera: lo stesso Stephen King, nelle sue storie, ha inserito elementi fanciulleschi e orrorifici al contempo ben più di una volta. Approfittiamo dunque della presenza del riuscito La madre nelle sale per ripercorrere alcune delle tappe ideali dell'horror segnato dalla presenza, spesso poco rassicurante, di bambini...

C'è innanzitutto da dividere (anche se spesso la soglia è davvero sottile) i film in cui i bambini sono al centro della scena e interagiscono con un mondo fantastico e horrorifico (come accade in La madre e, del resto, in molti altri film diretti o prodotti da del Toro) e film in cui sono proprio i ragazzini gli elementi disturbanti, se non pericolosi, della storia, come in L'esorcista o molti horror di matrice orientale (giappo-cino-thailandese).

Ad esempio, nel recente Non aver paura del buio (2011) diretto da Troy Nixey e sceneggiato da Del Toro, la piccola Sally si ritrova a comunicare con oscure e melliflue creaturine che vivono nel buio e il cui fine ultimo è quello di portarla via con loro... remake di un film per la tv del 1973, la pellicola incarna bene la fascinazione per l'ignoto, ma anche l'innocenza e l'ingenuità dei bambini, che vanno sempre salvaguardate. Simile, per certi versi, Coraline (2009) realizzato in animazione stop-motion da Henry Selick, e tratto da un racconto per ragazzi del grande Neil Gaiman. Qui il combattere le proprie paure e le proprie ansie diventa parte integrante del cammino per diventare adulti. Stessa cosa per Il labirinto del fauno (2006) e La spina del diavolo (2001), entrambi diretti da Guillermo del Toro: tuttavia, in questi film scopriamo come spesso i veri mostri e i veri fantasmi sono celati all'interno dei vivi, degli umani, e che non tutto è come sembra. Veri e propri “viaggi dell'eroe” formativi, calati inoltre in un contesto storico ben preciso e ricchi di orrori e fantasmi tutt'altro che metaforici (gli anni della guerra civile spagnola e del franchismo).

C'è spesso, nei film horror che hanno per protagonisti i bambini, un particolare dualismo coi luoghi scenici, spesso e in particolare con le abitazioni. Vedasi, giusto per citare il più recente, Sinister (2012), di Scott Derrickson.
Nel 1999 M. Night Shyamalan firma quello che diventerà un classico, Il sesto senso, con un Bruce Willis lontano dai soliti ruoli da macho reaganiano e un Haley Joel Osment nei panni di Cole Sear, oramai divenuto iconico nel suo “vedere la gente morta”. In questo troviamo un leitmotiv del genere: secondo molte credenze esoteriche, difatti, gli animali (in particolare i felini) e i bambini hanno una sensibilità spiccata rispetto agli umani adulti nel vedere o quantomeno percepire il paranormale, e queste qualità attirano, del resto, proprio questi elementi paranormali più o meno pericolosi, insieme a caratteristiche che abbiamo visto prima, come l'innocenza.
Anche se, chiaramente, le vittime degli slasher movie sono sempre adolescenti cresciutelli e “peccatori” come vuole la morale del genere, spesso le vittime vengono adocchiate fin da piccole... vedasi It (1990) o Nightmare (1984, ma specialmente nel remake del 2010, in cui emergono elementi poco edificanti sui trascorsi “da vivo” di Freddy).
Curiosamente il confine tra purezza e malvagità innata, nei pargoli, è spesso labile, come vediamo in tante pellicole tra cui Shining (1980) in cui il piccolo Danny ha premonizioni e poteri ESP ed è inquietante di suo, ma è in sostanza vittima delle circostanze, ma le due “gemelline nel corridoio” rimangono indelebili nella memoria come elementi annichilenti,
Interessante, in Quella casa nel bosco (2012) il fatto che le ragazzine giapponesi siano parte integrante di uno scenario ma riescano ad esorcizzare il fantasma della ragazzina: è un serpente che si morde la coda, del resto spesso rappresentato negli horror giapponesi.

E l'altra faccia della medaglia è rappresentata proprio dai bambini fonte di terrore, in un modo o nell'altro, in forma di fantasmi, demoni, presenze, o semplicemente inaspettatamente malvagi.
Scioccante, almeno per l'epoca, è stato sicuramente L'esorcista, del 1973: William Friedkin ha creato una vera e propria mitologia del film di possessioni demoniache tramite il personaggio di Regan MacNeil. Da allora, il confronto si è sempre fatto col classico anni '70, uno dei cui elementi più disturbanti è proprio il fatto che ad agire in modo così orribile e blasfemo è una ragazzina.
Altro film destinato a diventare (altalenante) saga è stato Omen, del 1976, in cui il protagonista Damien è nientemeno che il figlio del diavolo, nonostante appaia come un semplice bimbo.
Nel 1960 c'era stato poi Il villaggio dei dannati (rifatto nel 1995 nientemeno che da John Carpenter) in cui un intera cittadina si ritrovava “invasa” di una nuova generazione bambini dai poteri occulti e malevoli.
E che dire degli spiriti ricorrenti? In Il mai nato (2009) diretto da David S. Goyer assistiamo alla vendetta del fratellino mai nato (per l'appunto) ai danni della sorella, oramai cresciuta. In questo filone possiamo ascrivere molti horror estremo orientali (e i loro poco riusciti remake occidentali) quali Ju-On (The grudge) 2003-2004, Dark Water (2002-2005) e chiaramente il celebre The Ring (1998-2002 e vari seguiti e spin-off). Tornando a Stephen King, potremmo citare Cimitero vivente (Pet Sematary) del 1989 e il suo recente emulo Wake Wood (2011).

Ci rimangono, tuttavia, da ricordare alcuni dei bambini più feroci, sanguinari, cattivi di indole che si siano mai visti sullo schermo. In primis, una creatura della notte che, in realtà, non è malvagia, ma asseconda solamente un bisogno naturale: la piccola Eli (Abby, nel remake hollywodiano del 2010) di Lasciami entrare (2008). Ma possiamo continuare con i bambini zombie presenti in diversi film, da quelli di Romero a REC a 30 giorni di buio (entrambi del 2007). So' ragazzi!. L'incubo, tuttavia, è spesso letale e terribile, come sottolinea bene lo spagnolo Ma come si può uccidere un bambino? del 1976.
Ragazzi killer li ritroviamo nella copiosa saga di King relativa a Grano Rosso Sangue (1984), ma una delle figure più inquietanti, da questo punto di vista, la troviamo in Orphan (2009). Tornando parecchio indietro nella memoria, uno dei capostipiti del genere è Il giglio nero (The bad seed) del 1956, che ha ispirato un remake e un'opera teatrale, a partire dal romanzo originale di William March. Chiudiamo ricordando L'innocenza del diavolo (1993), uno dei film più interessanti con protagonista Macaulay Culkin, con un piccolo Elijah Wood a fargli da cugino, preda degli inquietanti propositi del ragazzino.

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