Speciale La Carica dei 101

Il ritorno degli adorabili 101 dalmata

Articolo a cura di

Era il 1961 e la Walt Disney Productions stava scegliendo con oculatezza i possibili soggetti per un nuovo film, dopo La bella addormentata nel bosco, che aveva stentato a decollare nonostante lo splendore tecnico e artistico. Una ricerca difficile, almeno fino a quando Bill Peet non si avvicinò all’idea di riadattare il romanzo inglese del 1956 I cento e una dalmata scritto da Dodie Smith.
La storia originale racconta la disavventura di Pongo e Missis, due dalmata che vivono a Londra insieme ai signori Dearly, una giovane coppia di sposini convinti di essere i loro padroni. I cani lasciano che gli umani la pensino così, anche se in realtà è il contrario, una cosa che viene subito messa in chiaro quando i 15 cuccioli da poco partoriti da Missis (se proprio vogliamo essere precisi, il suo nome sarebbe Missis Pongo!) scompaiono da casa. Gli umani non hanno la più pallida idea della parte da cui cominciare a cercare, mentre i cani, grazie alla formidabile catena del crepuscolo, il loro efficientissimo sistema di comunicazione, riescono a rintracciare la colpevole di tutto ciò, l’austera Cruella De Vil (che poi diverrà Crudelia De Mon, nella versione italiana del film).
La storia divenuta poi la base di lavorazione de La carica dei 101 è quindi, in tutto e per tutto, molto simile all’originale. Peet la rielabora per renderla più soggettiva e agevolare l’identificazione emotiva con i simpatici protagonisti a quattro zampe, trasformandola così in qualcosa di eterno che chiunque ancora oggi ricorda con affetto. Tanto che molti ritengono che questo film, il diciassettesimo lungometraggio dei Walt Disney Studios, sia uno dei film d’animazione più belli della Disney. Un merito non di poco peso... ma ci sono ben 99 cuccioli prontissimi a portarlo sulle loro maculate spalle. Il loro obiettivo? Far riscoprire la magia della loro avventurosa storia anche alla moderna generazione, grazie a una nuova rimasterizzazione digitale della pellicola e al passaggio, seppur per un brevissimo periodo (9 e 10 giugno), nelle sale cinematografiche italiane.

L’evoluzione di un classico

Oggi siamo abituati a vedere il mondo dell’animazione intersecarsi con le più disparate tecnologie, ma all’epoca gli animatori Disney hanno dovuto fare davvero un gran lavoro con La carica dei 101, il loro primo film ambientato in un contesto contemporaneo e che si prefiggeva il compito di portare sullo schermo una valanga di piccoli cuccioli ricoperti di macchie nere. Ub Iwerks, storico collaboratore Disney, ovviò al problema grazie alla xerografia, una tecnica di fotocopiatura inventata alla fine degli anni Trenta dal fisico americano Chester Carlson. Questa tecnica non solo ha reso possibile la realizzazione di un film d’animazione con ben 101 personaggi pieni di macchie, ma ha anche ridotto di molto il numero di passaggi previsto dalla trasposizione dei disegni degli animatori al film ultimato. Un aiuto davvero notevole: basti pensare che per tutto il film si calcola un totale di 6.429.925 macchie, un numero davvero impressionante anche solo da pensare, figuriamoci da animare! Le macchie e tutti gli altri effetti cromatici hanno richiesto oltre 3000 litri di una tinta particolare, per un peso complessivo di quasi cinque tonnellate. Con tutta quella utilizzata per realizzare il progetto si sarebbe potuto dipingere l’esterno di ben 135 case di grandezza normale! In più sono state create quasi 1000 diverse sfumature di colore, per non parlare del complesso lavoro che ha richiesto la semplice ideazione e realizzazione dei dalmata, protagonisti indiscussi della pellicola. Il leggendario animatore Frank Thomas ricorda che il disegno dei cani è stato, infatti, uno dei compiti più difficili: “È stato difficile disegnare i dalmata a causa della loro figura slanciata. Richiedevano un disegno accurato delle ossa, della muscolatura e della struttura, evitando un approccio caricaturale. Abbiamo portato molti cani nello Studio, per filmare il modo in cui si muovevano, poterli studiare accuratamente e realizzare gli schizzi iniziali”.
Una gran mole di lavoro che ha comunque portato i suoi frutti, visto che La carica dei 101 si è subito imposto come un successo di critica e pubblico, con diverse riproposizioni al grande pubblico nel corso degli anni successivi al suo debutto. Alcune delle tenere espressioni dei piccoli cuccioli di dalmata sono diventate parte integrante della comunicazione di altrettanti cuccioli di umano. Vi dice niente l’espressione “Ho il naso gelato, le orecchie gelate, la coda gelata, sono tutto gelato!”? Per non parlare dell’impatto emotivo e duraturo di quella che, nell’immaginario comune, è stata eletta una delle cattive Disney per eccellenza. Crudelia DeMon, ideata quasi esclusivamente da Marc Davis, è ironica, graffiante, letteralmente un’icona di malvagità, delineata da uno stile visivo affascinante. Vederla tornare in vita sullo schermo cinematografico è un vero piacere, con i suoi movimenti oscillanti e la sua fisicità assolutamente innaturale, Crudelia è di certo uno dei pilastri che reggono l’intero progetto.

La Carica dei 101 Che cosa si può dire su La carica dei 101 che non sia già stato raccontato negli anni? Molto poco a dire la verità: il film è diventato uno dei classici più amati di tutti i tempi grazie al suo mix di tenerezza e ironia che ha colpito gli spettatori di tutte le generazioni, tanto da ispirare anche un sequel (La carica dei 101 II - Macchia, un eroe a Londra, del 2003) e un remake live action del 1996, oramai cult, con Glenn Close, Jeff Daniels e Hugh Laurie, a sua volta seguito da un secondo episodio nel 2000. È un piacere che Disney abbia deciso di riportarlo sugli schermi, allontanandolo dal quel tipico tratto amatoriale e un po’ scheggiato che tanto caratterizza i film d’animazione di quell’epoca e dandogli una nuova vita, fatta di dettagli in alta definizione e ricampionamento dei volumi.

Che voto dai a: La Carica dei 101

Media Voto Utenti
Voti totali: 11
6.5
nd

Altri contenuti per La Carica dei 101