Kong: Skull Island - la Top 3 dei film di King Kong

Mentre Kong: Skull Island riporta nelle sale italiane il gorilla più famoso del cinema, andiamo a scovare i tre migliori film che lo riguardano.

speciale Kong: Skull Island - la Top 3 dei film di King Kong
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L'attesa è stata non poco lunga, ma, a partire dal 9 Marzo 2017, trentuno metri di altezza e diecimila tonnellate di peso torneranno ad occupare i grandi schermi delle sale cinematografiche tramite Kong: Skull Island, che, diretto dal Jordan Vogt-Roberts attivo soprattutto in ambito televisivo, si svolge su un'isola ancora sconosciuta e inesplorata che si scopre popolata da fauna di gigantesche dimensioni. E, come il titolo lascia facilmente intuire, sarà lo scimmione più famoso della storia della Settima arte (e non solo) a fare da autentica star dell'operazione, pronto a regalare spettacolarità ed elaborati effetti speciali fin dalla sua primissima apparizione in fotogrammi, risalente al sempre più lontano 1933. Apparizione cui ne sono seguite infinite, dal non esaltante King Kong targato De Laurentiis al suo pessimo sequel degli anni Ottanta, senza dimenticare lo scontro con il lucertolone giapponese Godzilla ne Il trionfo di King Kong e altre derivazioni di matrice orientale, dal surrogato meccanico di King Kong - Il gigante della foresta a Il gigante dell'Himalaya, musicato addirittura dal nostro Ennio Morricone. Ma, in mezzo a tanto trash e produzioni spesso discutibili concepite sull'argomento, quali sono i tre migliori film kongheschi in attesa di (ri)vederlo sul grande schermo in Kong:Skull Island?

3 - Il re dell'Africa (1949)

Con Ernest B. Schoedsack al timone di regia, Robert Armstrong nel cast e Merian C. Cooper - affiancato dal grande John Ford - nelle vesti di produttore, il team che realizzò il primo mitico King Kong si riunisce per concepire un lungometraggio che non ha alcun legame con il grande classico degli anni Trenta, ma ne rappresenta in maniera evidente una riuscita variante rivolta per lo più al pubblico dei ragazzi. Infatti, impreziosito da effetti speciali (premiati con l'Oscar) curati dallo stesso Willis O'Brien insieme ad un esordiente Ray Harryhausen, Il re dell'Africa narra di una spedizione che, giunta nel Continente Nero per catturare belve feroci da sfruttare poi in un atipico night club, scrittura la giovane Jane ed il gorilla ammaestrato Joe, cresciuto insieme a lei, al fine di mettere su un sensazionale numero; senza immaginare che, una sera, infastidito da alcuni spettatori ubriachi, l'enorme primate fugge via furioso, trovandosi, quindi, inseguito dalle forze dell'ordine che vogliono abbatterlo. Mentre, innamorato di Jane, qualcun altro medita di riportarlo nella sua patria, nel corso di una spettacolare produzione in bianco e nero che, nel 1998, è stato oggetto del remake Il grande Joe, interpretato da Bill Paxton e Charlize Theron.

2 - King Kong (2005)


Naomi Watts si cala nel ruolo che fu di Fay Wray all'interno del capolavoro di Cooper e Schoedsack: Ann Darrow, povera ragazza che, sorpresa a rubare in un mercato, viene scelta dal regista di documentari Carl Denham come attrice per un film da girare sull'Isola del Teschio; dove, rapita dagli indigeni ed offerta in sacrificio al dio Kong, finisce per farlo innamorare. Con conseguente trasporto dello scimmione a New York nell'intento di esibirlo al pubblico come "ottava meraviglia del mondo", ma anche con tragico ed inaspettato epilogo in seguito alla fuga di quest'ultimo, il King Kong di Peter Jackson porta in scena un Denham che, dalle fattezze di Jack Black, non può non richiamare alla memoria - sia fisicamente che per quanto riguarda la sua grande passione nei confronti del lavoro che svolge - lo stesso autore della trilogia Il Signore degli anelli; testimoniando la maniera in cui, al di là delle diverse emozionanti sequenze di combattimento con animali preistorici e della lunga e bellissima parte finale in cima all'Empire State Building, è in qualità di vero e proprio atto d'amore nei confronti della Settima arte che intende apparire il tutto. Perché, con Adrien Brody nei panni del drammaturgo Jack Driscoll ed Andy Serkis in quelli di un cuoco e dell'immenso primate (grazie alla motion capture), le oltre tre ore di visione catapultano magnificamente negli anni Trenta lo spettatore, per merito anche delle curatissime scenografie di Grant Major, splendidamente illuminate dalla fotografia di Andrew Lesnie; rivelandosi sì un autentico involucro di spettacolarità, ma, al contempo, una vera e propria opera d'arte in fotogrammi non priva neppure di momenti horror (abbiamo violenti attacchi, ritrovamenti di carcasse umane e l'incontro con gli insetti giganti, censurato nella pellicola originale e successivamente andato perduto, ma qui che rielaborato strizzando l'occhio alle avventure indianajonesiane).

1 - King Kong (1933)

Nato da un'idea del giallista Edgar Wallace e diretto - pur non essendo accreditati - dai produttori Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack, King Kong - generatore dell'immediato ma irrilevante sequel Il figlio di King Kong - rimane, senza alcun dubbio, il miglior esempio di cinematografia incentrata sullo scimmione del titolo, magnificamente realizzato in stop motion da Willis O'Brien. Tra l'altro, pare che fu proprio dopo aver visionato il filmato Creation - sorta di rifacimento del muto The lost world - concepito da quest'ultimo che Cooper decise di mettere in piedi quello che, a sua insaputa, si sarebbe trasformato nel precursore di tutti blockbuster a base di mostri di grosse dimensioni, finendo per essere sfruttato anche nel filone dei kaiju eiga, come già precisato nell'introduzione a questo speciale. Con Robert Armstrong impegnato ad incarnare l'avventuroso produttore cinematografico senza scrupoli Carl Denham e la sopra menzionata Fay Wray destinata ad attirare le attenzioni e, soprattutto, il cuore del mega-ominide sull'Isola del Teschio, una delle più affascinanti varianti del mito della bella e la bestia, grazie soprattutto alla abbondante dose di spettacolarità che la arricchisce. Perché, come è risaputo, non solo si cimenta sull'isola in una serie di scontri con colossi preistorici, ma, una volta trasportato nella Grande Mela per essere esibito a pagamento e riuscito a fuggire, Kong non se ne sta certo con le mani in mano e comincia a seminare morte e distruzione. Tra edifici, automobili e la sopraelevata della metropolitana a subire ingenti danni... prima che venga affrontato dall'aviazione all'interno della mitica sequenza conclusiva che, a bordo di un vecchio biplano sparante, include addirittura Cooper e Schoedsack in una fugace apparizione.