Speciale John Carter: Creare la lingua dei Thark

Scopriamo come è stata ideata la lingua dei Thark di Marte

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Gli attori che interpretano i Thark nel film Disney “John Carter” hanno dovuto imparare la lingua e l’accento Tharkiani, creati - sulla base dei racconti scritti da Edgar Rice Burroughs - dal Dott. Paul Frommer, Professore emerito di Gestione clinica della comunicazione presso la Marshall School of Business alla University of Southern California.
La principale indicazione seguita dal Dott. Frommer nello sviluppo della lingua dei Thark era che, a meno che non ci fosse stata una buona ragione per evitarlo, avrebbe realizzato un linguaggio più coerente possibile con ciò che aveva descritto Edgar Rice Burroughs, nel rispetto dei fan e per poter dare consistenza e integrità alla lingua.
Frommer ha letto attentamente il libro “A Guide to Barsoom” di John Flint Roy, inserendo in un database ogni vocabolo barsoomiano che trovava. Le 420 parole che Burroughs aveva inventato erano principalmente nomi di personaggi e luoghi, ma c’erano anche alcuni termini per la misurazione, numeri, nomi di vegetali, etc. L’obiettivo di Frommer era quello di individuare tutti i suoni e le combinazioni di suoni che Edgar Rice Burroughs aveva utilizzato e che sarebbero stati alla base del sistema fonetico della lingua.

Il punto di partenza di Frommer è stato creare quel sistema di suoni. “Dovevo decidere quali suoni appartengono alla lingua, quali non le appartengono e quali combinazioni di suoni esistevano”, racconta. “Ho illustrato le mie idee al regista Andrew Stanton e ho poi inviato a Andrew e a Colin Wilson (il produttore) alcuni provini, che potevano rendere l’idea di come potesse suonare la lingua, compatibilmente con la trascrizione che aveva ideato Burroughs”.
Poiché teoricamente non esiste una grammatica e quindi neanche delle regole, Frommer ha dovuto creare entrambe da solo. Decise che doveva essere qualcosa di semplice, nessuna complessa coniugazione di verbi o declinazione di nomi, con una relazione grammaticale determinata dall’ordine delle parole, come in inglese, con l’utilizzo di quest’ultime nella loro forma di base, senza alcuna alterazione. L’idea di semplicizzare tutto gli venne da un passaggio di Sotto le lune di Marte alla fine del capitolo VII, in cui John Carter racconta “La lingua marziana...è assai semplice e in una settimana riuscii a parlarla discretamente e a capire quasi tutto quello che mi dicevano”.
Un esempio di un importante elemento grammaticale che il Dott. Frommer ha dovuto comprendere è stato l’ordine di base delle parole nelle frasi, dato che non ci sono frasi complete nel libro da poter utilizzare come esempio, fatta eccezione per un semplice comando. Come lui stesso spiega, “i tre elementi basilari di una frase sono soggetto, oggetto e verbo. Ci sono sei possibili combinazioni. Alcune di queste sono estremamente comuni nel linguaggio umano, altre no. Ho deciso per una sequenza che partisse dal verbo: verbo, soggetto, oggetto. Dunque in linea di massima, una frase in italiano come “Io vedo la casa”, in barsoomiano diventa “Vedo io la casa”.
La dialoghista Roisin Carty è entrata nella produzione del film Disney “John Carter” per aiutare gli attori a imparare la lingua. Per darle una mano, Frommer ha scritto i dialoghi sia in inglese che nella lingua ricostruita e ha fornito una guida fonetica e registrato file audio per aiutare gli attori con la pronuncia.
Carty, che ha precedentemente lavorato ai film del ciclo “Il Signore degli Anelli” per sviluppare la lingua elfica, indica che ci sono delle differenze precise tra le due lingue: “Tolkien basava il suo dialetto elfico sul gallese. Ha una qualità molto lirica e leggera. La lingua Thark è piuttosto discontinua e grossolana, fatta di consonanti sorde”.

La pronuncia

ch come in Bach (suono arrotato)
gh non esiste un equivalente in italiano. Suono arrotato, ma vocale. Simile alla “r” francese.
th come l’inglese thin, NON come then
tj Si pronuncia c come in lanciare
x sempre come cs, anche quando si trova all’inizio di una parola: xamad ( = csamad), xan ( = csan)
ao Si pronuncia au, come aurora
ay Si pronuncia così come si legge
ey Si pronuncia così come si legge
Le doppie consonanti hanno un suono più lungo:
Jeddak, lekkad, ebbok, skarrus
Vocali corte: a, e, i, o, u
Vocali lunghe: aa, ey, ee, oa, oo
Negli esempi contenuti nel prossimo box, le sillabe sottolineate sono tese.

Nel descrivere il modo in cui gli attori hanno imparato la nuova lingua, la Carty ricorda “All’accampamento Thark, prima che iniziassero le riprese del film, gli attori lavoravano in gruppo, provando le battute riuniti in cerchio. Ognuno ha copiato e influenzato l’altro e hanno condiviso le idee”.
Carty ha inoltre lavorato con gli attori individualmente sulle caratteristiche della lingua Thark. “Willem Dafoe, che interpreta Tars Tarkas, è quello che parla di più Thark e ha imparato a farlo molto bene”, commenta la Carty. “Abbiamo letto le scene parlando l’un l’altro nella lingua Thark e abbiamo cominciato davvero a comunicare in quella lingua. È stato divertente. Anche Samantha Morton e Polly Walker l’hanno fatto. Questa è la caratteristica di un buon attore!”

Frommer sostiene che la costruzione di una nuova lingua in un film è qualcosa che rimarrà e che offre al pubblico un’ulteriore dimensione. “Aggiunge un senso del reale, una dimensione extra della realtà. L’ascoltatore non capirà il significato di una frase né di ogni singola parola ma percepirà una sorta di coerenza, a livello quasi inconscio. Se si fosse trattato di un borbottio, in qualche modo non sarebbe probabilmente sembrato al pubblico altrettanto realistico quanto una lingua costruita e in modo compatibile.
“In qualunque situazione, fin dai Klingon in ‘Star Trek’ è come se ci si aspettasse che se c’è un linguaggio di un qualunque tipo nella produzione fantascientifica, si tratterà di un linguaggio che è realmente una lingua”, continua Frommer. “Dunque dopo i Klingon abbiamo avuto le lingue parlate ne “Il Signore degli Anelli”, create e costruite molto bene da Tolkien, e poi la lingua Na’vi in “Avatar”. E più di recente, la lingua Dothraki di “Game of Thrones”. In generale, penso che da ora in poi ogni genere di linguaggio fantascientifico destinato a ricoprire un ruolo importante sarà ben costruito”.
Frasi semplici

Italiano: Non sarai un Jeddak oggi, Tal. Prova domani.
Thark: Tet pa Jeddak kwa pej, Tal Hajus. Daziv kirep.
no tu Jeddak oggi Tal Hajus provare domani

Italiano: Guarda il premio che il tuo Jeddak ha trovato.
Thark: Klool ey vaasor wi jakra nun Jeddak ba.
Guardare premio che trovare Jeddak tuo

Italiano: No! è un animale raro e prezioso! Si chiama... un Virginia!
Thark: Tet! Nu gahor taong adwam. Eltis nu . . . Virginia!
no lui animale raro prezioso nome suo Virginia


Italiano: Attenzione. Fate tutti un passo indietro.
Thark: Poral. Engkalel ba gen.
Attenzione. Passo indietro fare voi tutti

Italiano: Mostraglielo, Virginia. Salta.
Thark: Mao da gig, Virginia. Sak.
Mostrare loro Virginia saltare

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