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Iron Man, la storia di Tony Stark nell'Universo Marvel al cinema

Tutto, ma proprio tutto, sull'uomo di ferro del Marvel Cinematic Universe. Alla scoperta di Iron Man e del suo alter ego Tony Stark.

speciale Iron Man, la storia di Tony Stark nell'Universo Marvel al cinema
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Egocentrico e narcisista ancor prima che eroe. È Anthony Edward Stark, Tony per gli amici: ex enfant prodige, è un viveur votato all'autodistruzione, forte di un patrimonio stimabile in svariati fantastiliardi. Il tycoon dal pizzetto geometrico è uno dei protagonisti cartacei della Marvel Comics, che nel lontano 1963 dà vita ad un personaggio destinato - quasi 50 anni più tardi - a bissare al Cinema il successo ottenuto nelle strisce a fumetti (l'esordio avviene nel numero 39 di Tales of Suspense). Iron Man ha cambiato tutto, contribuendo a stabilire nuove gerarchie cinematografiche: i cinecomic, sdoganati da Tim Burton (e dai suoi Batman gotici) prima e dall'epopea degli X-Men dopo, si sono impadroniti definitivamente del box-office. Merito (anche) della "maschera di ferro" (definizione, questa, impropria) dietro cui si cela un uomo "instabile e scostante con gli altri", filantropo e playboy folgorato sulla via per Kunar, in Afghanistan, dopo essere stato rapito da un commando de I Dieci Anelli, cellula terroristica dedita a genocidi e traffici di armi in una delle zone calde del pianeta. Ma andiamo con ordine, perché questo speciale su uno dei leader degli Avengers cinematografici è il primo di una serie di appuntamenti che Everyeye dedicherà ai beniamini dell'Universo Cinematografico Marvel. Della genesi e dell'evoluzione del Tony Stark cartaceo - nato dalle brillanti menti di Stan Lee e di suo fratello Larry Lieber e disegnato da Jack Kirby - ne abbiamo parlato già nello speciale dedicato alle metamorfosi dell'Iron Man dei fumetti. In questa sede ci concentreremo invece sul supereroe di celluloide, alter ego della star (ex) maledetta Robert Downey Jr., che dal 2008 gli presta volto e stravaganza sul grande schermo.


No Downey Jr., no party

Un personaggio unico, le cui vicende vengono narrate nelle strisce Marvel Comics per decenni. Fumetto dall'estetica innovativa (sono gli anni delle missioni NASA sulla Luna) in cui il protagonista strizza l'occhio al miliardario Howard Hughes e al "rivale" Bruce Wayne. Supereroe senza mantello o calzamaglia bensì ipertecnologico - una novità per quei tempi - che non può che possedere i requisiti ideali per essere adattato qualche lustro dopo sul grande schermo, complice la vena drammatica che caratterizza le vicende di Tony Stark, (anti)eroe col vizio del bere che cade per giunta in depressione, mercante di morte convinto - alla stregua del Pietro Chiocca di Alberto Sordi - che "finché c'è guerra c'è speranza". Prima che la saga di Iron Man si trasformasse in un franchise di successo, l'uomo di latta di casa Marvel somigliava più ad un girovago della settima arte piuttosto che ad un'icona dall'inesauribile coolness. Nel 1990 i diritti di Iron Man vengono acquisiti dalla Universal Pictures, che affida il progetto al regista Stuart Gordon. I tempi, però, non sono affatto maturi per un cinecomic così ambizioso (si pensi ad esempio allo status primordiale della computer grafica). Ritenta, Stark, sarai più fortunato!

Vorrei ma non posso

Nel '96 tocca allora a 20th Century Fox rilevare i diritti del supereroe miliardario e Nicolas Cage tuona alla major: "Se fate il film, sarò io Iron Man". Risposta della Fox: "A Nic, magnà pure tranquillo". La casa di produzione non si arrende e nel '99 offre a Quentin Tarantino la regia dello stand-alone del supereroe ipertecnologico. Il filmaker però rifiuta, essendo poco interessato ai cinecomic. I diritti passano quindi in mano alla New Line, che mette Ted Elliott e Terry Rossio (futuri autori di Pirati dei Caraibi) nelle condizioni di scrivere una sceneggiatura che Joss Whedon dovrebbe poi trasformare in immagini. Il progetto non vede mai la luce e nel 2004 c'è spazio per un ultimo, disperato, tentativo per mano di Tom Cruise, che si candida per il ruolo di Tony Stark. Sembra tutto fatto (con Nick Cassavetes in regia) e invece sfuma anche quest'iniziativa. I diritti di Iron Man tornano in mano alla Marvel e il boss Kevin Feige rompe gli indugi, stanziando un budget di 140 milioni di dollari, affidando la regia del film a Jon Favreau, il quale a sua volta consegna l'armatura al redivivo Robert Downey Jr., ripulitosi dopo anni di dipendenza da sostanze stupefacenti e alcool.

I supereroi toccano ferro : Iron Man, saga di successo

2008: arriva nelle sale cinematografiche Iron Man, con un sottotitolo significativo: RDJ e l'autoanalisi. Il film di Jon Favreau registra infatti l'immedesimazione pressoché totale di un attore col proprio alter ego di celluloide: non si distingue dove finisca Robert Downey Jr. e cominci Tony Stark, tanta è la somiglianza tra l'attore di Sherlock Holmes e il magnate delle armi. Entrambi sono eccentrici, interessati ai "12 su 12 con le modelle del calendario di Maxim", brillanti ma vulnerabili. Il primo film è un'origin story frizzante e dinamica, che narra le vicende di un "genio, visionario e patriota americano" con la passione smodata per le giornaliste di Vanity Fair (che ci stanno) e per le segretarie (la Pepper Potts di Gwyneth Paltrow, che invece tiene sulle spine il rampollo di casa Stark). La pellicola diretta da Favreau si distingue per i dialoghi brillanti ("Adoro la pace. Sarei disoccupato con la pace" esclama RDJ prima dell'imboscata iniziale), spesso affidati alle improvvisazioni sul set di Downey Jr., e per l'equilibrio con cui alterna sequenze action e scampoli di vita del miliardario sopra le righe. Tony Stark come lo specchio di RDJ: autoironico e brillante, genio e sregolatezza. Affronta il suo primo nemico - l'Obadiah Stane impersonato da Jeff Bridges - e fa la conoscenza dello S.H.I.E.L.D., l'organizzazione capeggiata da Nick Fury (Samuel L. Jackson). Il primo film sull'uomo corazzato è un successo incredibile, tanto che Iron Man getta le basi per il futuro universo condiviso del MCU. Tony Stark compare, prima dello scontato secondo capitolo, nella scena post-credits de L'Incredibile Hulk (per lui un breve colloquio col Generale Ross in un pub).

Tony raddoppia

Iron Man 2 registra la "caduta dell'eroe": Stark smarrisce la retta via, dilaniato dai propri demoni interiori e angosciato dalla prospettiva di una prematura morte, propiziata dal palladio, l'elemento che regola l'attività del reattore Arc posto al centro del proprio petto. Nel film viene introdotta la sexy Vedova Nera (Scarlett Johansson) mentre James Rhodes (Don Cheadle, subentrato a Terrence Howard), l'amico di Tony, prende possesso di una delle armature divenendo così War Machine. I villain hanno i volti di Sam Rockwell (l'odioso rivale in affari di Stark, Justin Hammer) e Mickey Rourke, il rancoroso scienziato Ivan "ti spiezzo in due Stark" Vanko che costruisce fruste laser per eliminare il magnate durante il GP di Montecarlo prima e nel bel mezzo dell'EXPO dopo. Il secondo capitolo mantiene gli stessi tempi comici del primo film, offrendo una prima parte davvero notevole e perdendosi leggermente nel finale, che risulta essere troppo caotico. Stark si rifugia all'interno delle sue corazze per sottrarsi ai problemi che lo perseguitano; trova poi la lucidità smarrita in precedenza e, dopo una ristrutturazione del proprio laboratorio (coadiuvato da J.A.R.V.I.S.) effettuata posizionando come contrappesi una Harley, una pila di libri e lo scudo di Captain America, sintetizza un nuovo elemento in grado di assicurargli energia pulita per il reattore Arc. Nel corso del film, come rivela il rapporto della doppiogiochista Natasha Romanoff, egli "rivela una condotta compulsiva e presenta forti tendenze autodistruttive". Ci sarebbe poi l'autocompiacimento, definito "da manuale". Stark approva e dichiara a Nick Fury di essere troppo caro come consulente del "progetto Avengers".

Un Vendica(t)tore tra gli Avengers

Nel nuovo millennio non c'è più spazio per gli eroi solitari. Gli X-Men inaugurano la moda del "tutti insieme appassionatamente"; i Marvel Studios radunano allora un "mucchio selvaggio" di supereroi e li incastonano all'interno di un film: nasce The Avengers (2012) ed è, neanche a dirlo, un trionfo planetario. I vari Thor, Captain America e Hulk fanno gruppo e sconfiggono Loki e i Chitauri. Poteva mancare all'appello Iron Man? Giammai, e difatti Robert Downey Jr. si ritaglia un ruolo ad hoc nel film di Joss Whedon: prima irrompe sulla scena accompagnato dalle note di Shoot to Trill degli AC/DC e mette al tappeto Loki; poi, di fronte alla disperata richiesta da parte di Captain America di un piano d'attacco, replica: "Io ho un piano: attacco!", lanciandosi all'inseguimento di Thor, che prima sfotte per l'outfit ("Cos'è? Shakespeare in estiva? Vostra madre sa che indossate le sue vesti?") e poi chiama "Point Break". Successivamente, sull'Helicarrier dello S.H.I.E.L.D., si registrano le prime schermaglie tra Stark e Rogers, preludio alla futura Civil War. "Sei grosso con l'armatura. Ma senza di essa cosa sei?" sibila il supersoldato scongelato all'indirizzo di Tony. La replica è fin troppo nota. Accusato di non essere un uomo votato al sacrificio, il tycoon - uno che il filo spinato lo taglierebbe - si riscatta nel finale, mettendo in pericolo la propria vita pur di salvare l'umanità. Tra il primo film sui Vendicatori e il deludente Avengers: Age of Ultron c'è spazio per Iron Man 3. Diretto da Shane Black (The Nice Guys), il film mostra un Tony Stark in piena sindrome da stress post-traumatico, causata dagli eventi di New York. Tra l'incontro con una vecchia fiamma - la biologa Maya Hansen di Rebecca Hall - e lo scontro con il "poten(scien)ziato" Aldrich Killian impersonato da Guy Pearce, a spiccare è il cambio di rotta della saga: i toni da commedia brillante dei primi due film sono un lontano ricordo e il protagonista è un paranoico preda di ansie e incubi che costruisce dozzine di armature per prevenire pericoli ipotetici. Attaccato dalla task force del Mandarino (Ben Kingsley), Stark è costretto alla fuga in Tennessee. Fa spesa in un ferramenta e, con l'aiuto del fido J.A.R.V.I.S. (l'a.i. che esaudisce tutte le sue richieste) e di un ragazzino, ritorna per sconfiggere i nemici. Bravo, bene , bis. Ora però smettila con le armature o Pepper ti dice "bye bye". Detto, fatto. Tony Stark dice momentaneamente addio ad Iron Man. Il gelo... almeno fino ad Age of Ultron

Civil War: Tu da che parte Stark?

Dopo aver furoreggiato in Sokovia nel finale di Avengers: Age of Ultron, 117 governi di tutto il mondo presentano il conto ai Vendicatori: "Basta, c'avete rotto. Firmate gli Accordi e registratevi". Stark è ancora scosso dagli avvenimenti. Tiene discorsi in pieno stile Steve Jobs, soffre per la lontananza di Pepper e non riesce a dire veramente addio ai propri genitori, deceduti durante un misterioso incidente automobilistico nel '91. La figura del miliardario che sfoggia occhiali da sole coloratissimi è fondamentale per i diversi twist narrativi confezionati dai fratelli Anthony e Joe Russo per Captain America: Civil War. Sostanzialmente si tratta di una doppia resa dei conti: quella tra Tony Stark e Steve Rogers a cui fa da contrappunto quella tra l'alter ego di Iron Man e il proprio passato, che viene a galla trascinando con sé tutta una serie di verità negate oppure celate per troppo tempo, alterando (forse) per sempre gli equilibri tra gli Avengers, che per la prima volta appaiono divisi in due fazioni, pronte a fronteggiarsi come due team rivali in un aeroporto tedesco. Il film registra gli ingressi di Black Panther e Spider-Man, arruolato proprio da Tony Stark in una delle sequenze più divertenti del film, in cui compare anche la "zia gnocca" di Peter Parker, Marisa Tomei, ex fiamma di Downey Jr. nei lontani anni '90.

Ferro rovente

Stark coltiva per tutto il il sogno di mollare "un pugno sui bei dentini" di Captain America (Chris Evans). Avrà l'occasione per farlo, interrotto però sul più bello dall'intervento in extremis del Soldato d'Inverno (Sebastian Stan). Ha così fine la guerra fratricida tra supereroi e quello che ci viene mostrato nel finale è un Tony davvero "Stanc", esausto. Per ora non è dato sapere se l'eccentrico miliardario sarà protagonista di un ipotetico Iron Man 4. Le ipotesi si rincorrono sul web e tra gli addetti ai lavori. Ma sono pur sempre ipotesi. La verità è che Iron Man farà da mentore all'Uomo Ragno in Spider-Man: Homecoming (in arrivo a luglio 2017) e si preparerà a fronteggiare Thanos nell'attesissimo Avengers: Infinity War. Non resta che pazientare...