In ricordo di Martin Landau, il Bloody Good del cinema americano

L'attore è scomparso in California il 15 luglio, all'età di 89 anni. Ripercorriamo la carriera di uno degli interpreti più iconici del cinema americano.

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"Solo gli attori mediocri si sforzano di piangere. Quelli bravi cercano di trattenere le lacrime. Solo gli attori mediocri si sforzano di ridere. Quelli bravi devono trattenersi. Perché? Perché la gente non va in giro a mostrare agli altri i propri sentimenti. Cerca di nasconderli." Nel 2009, nel corso di un'intervista mentre si trovava in Italia, ospite al Milano Film Festival, Martin Landau raccontava uno dei celebri aneddoti che provengono dai set di Hitchcock, facendo trasparire, dalle sue parole, una brillantezza e una spontaneità che l'età e gli anni di carriera sembrava non avessero affatto intaccato. All'epoca, poco più che trentenne, Martin Landau era ancora alle prime armi nel mondo del cinema e venne scelto dal maestro del brivido per far parte del cast di uno dei suoi capolavori assoluti, Intrigo internazionale, al fianco di Cary Grant ed Eva Marie Saint. Proprio sul rapporto con Grant l'attore si soffermò, raccontando di come fece innervosire il divo a causa di un sarto in comune:"Fu una scelta di Hitchcock ma Cary era così. Anche a pranzo, pagavano sempre gli altri, io compreso. Un giorno fece notare questa cosa e disse ‘bene, oggi paghiamo alla romana'."

Gli inizi da fumettista e l'amore per il teatro

Attore di classe, polivante, dall'aplomb british ma assolutamente americano nell'approccio concreto con l'arte e in particolare con la recitazione, Martin Landau nasce a New York da una coppia d'immigrati austriaci d'origine ebraica e il suo amore per il teatro diventa realtà nel 1955. Prima di affrontare un provino nel tempio della formazione attoriale americana, l'Actors Studio, di cui diventerà anni dopo direttore della sede di West Hollywood con Mark Rydell, Landau lavora come fumettista e illustratore per il New York Daily News, calcando comunque i palcoscenici dall'età di 23 anni. Nel frattempo matura il desiderio di diventare un attore a tutti gli effetti, capendo che la recitazione è la sua naturale vocazione. Questa scelta viene suffragata dal superamento dell'audizione in coppia con Steve McQueen, battendo migliaia di candidati. Da quel momento inizia l'avventura di Landau con l'affascinante mondo della recitazione, dividendosi fra teatro, cinema e televisione.

I primi ruoli al cinema e l'incontro con la tv nello Spazio 1999

Dal 1959 in poi, anno in cui recita anche in 38° Parallelo: Missione Compiuta con Gregory Peck al fianco di Debbie Reynolds, Martin Landau inizia ad acquisire una notevole esperienza sul grande schermo, diretto in alcuni casi da cineasti di enorme valore. Da Joseph L. Mankiewicz che ritaglia per lui la parte di Rufio nel dramma storico Cleopatra, con Liz Taylor e Richard Burton, a Nanni Loy in Rosolino Paternò, soldato..., dove ha modo di apprezzare e riconoscere in seguito pubblicamente il grande talento di Nino Manfredi. Quando recita nel film di Loy insieme ad altri volti noti del cinema e della tv americana come Peter Falk e Jason Robards, Martin Landau è già da qualche anno sulla cresta dell'onda sul piccolo schermo per il ruolo di Rollin Hand nella spy-serie Missione: Impossibile. Negli anni '60 e negli anni '70 è la televisione il suo palcoscenico principale. Un periodo fortunato grazie soprattutto al ruolo dell'autorevole comandante John Robert Koenig in Spazio 1999, pionieristica serie tv composta solamente da due stagioni ma sufficienti per essere riconosciuta come uno dei prodotti britannici per il piccolo schermo più apprezzati e curati dell'epoca. La trama ipotizzava quel periodo di fine millennio che sembrava così lontano e che ormai da tempo ci siamo lasciati alle spalle. L'ottima performance nella parte principale di una serie così importante consolida definitivamente Martin Landau tra gli attori più apprezzati della sua generazione e gli permette d'incontrare sul set la sua futura moglie, Barbara Bain (nella serie la dott.ssa Helena Russell). Il periodo successivo alla serie tv tuttavia si rivela poco soddisfacente; partecipa perlopiù a film di medio livello e in ruoli minori che in parte sembrano il preludio a un declino anticipato e inaspettato per l'attore.


Il declino e la rinascita tra crimini, misfatti e l'Oscar da vampiro

La vita spesso svela sorprese inaspettate e la carriera ingrigita di Martin Landau conosce una nuova e fondamentale svolta verso la fine degli anni '80. Se Hitchcock gli seppe aprire la strada per i primi successi ad inizio carriera, sono Francis Ford Coppola e Woody Allen a regalargli due nuove chance. Nel 1988 Coppola lo vuole al fianco di Jeff Bridges in Tucker - Un uomo e il suo sogno, affascinante affresco di una Chicago degli anni '40 e tratto da una storia vera. Uno dei film più imponenti e altisonanti degli anni '80, sin dalla messinscena e dalla splendida fotografia di Vittorio Storaro, rappresenta l'habitat perfetto per un ritorno in grande stile di Martin Landau, riscoperto improvvisamente anche dalla critica che gli riserva un meritatissimo Golden Globe. L'anno successivo Woody Allen segue la scia di Coppola e alza ulteriormente la posta in gioco, regalando a Landau uno dei ruoli che segneranno il suo percorso cinematografico. Nel meraviglioso Crimini e misfatti, Allen gli dipinge addosso il personaggio di un ricco oculista di New York, Judah, un nome che richiama palesemente l'atto del tradimento nel quale quest'uomo s'imbatte, soffocato e ossessionato dai propri peccati e dall'amante Dolores. Un crudo e cinico affresco sull'ambiguità morale, sull'ipocrisia e l'angoscia di scelte che possono segnare l'esistenza. Martin Landau è perfetto nel far trasparire l'inquietudine e i turbamenti del suo personaggio stretto nella morsa di un ambiente rigoroso e benpensante.

Gli anni '90 e l'Oscar da vampiro

Francis Ford Coppola e Woody Allen hanno avuto il merito di rialzare la carriera di Martin Landau. Tim Burton è stato il regista che l'ha definitivamente posizionato nell'Olimpo dei più grandi attori cinematografici, colui che gli ha dato la possibilità di salire l'ultimo gradino. Quel gradino che gli ha permesso nel 1995 di vincere un meritato Oscar al miglior attore non protagonista per l'interpretazione dell'anziana star dell'horror Bela Lugosi in Ed Wood, stupendo omaggio al cinema imperfetto e artigianale del "peggior regista di tutti i tempi" Edward D. Wood Jr. (Johnny Depp). Girato in bianco e nero, Ed Wood è una delle dediche burtoniane più emozionanti in quella folta schiera di freaks ed emarginati che popolano la filmografia del visionario regista di Burbank. Irascibile e delirante, il Bela Lugosi del film di Burton sembra ricalcare la carriera altalenante ma significativa di un grande attore come Martin Landau, sorta di araba fenice del cinema hollywoodiano, capace di rinascere dall'oscurità e dal castello dell'oblio. Un attore che negli anni ha saputo ammutolire anche i più scettici ma che non aveva bisogno di convincere chi tra di noi osservando le sue interpretazioni, per un attimo, si è sentito un moderno Ed Wood, in grado di vederlo come un volto amico del grande schermo e di ammirare il suo infinito talento.