Speciale Il miglio verde-oro: Mondiali Brasile 2014

La fiera dei grandi film e documentari sul calcio che animano lo stellato Mondiale brasiliano!

speciale Il miglio verde-oro: Mondiali Brasile 2014
Articolo a cura di
Luca Chiappini Luca Chiappini è un divoratore del web, studioso e appassionato di cinema e serie tv, di tecnologia e in generale di tutto ciò che è nerd. Ama viaggiare il mondo attraverso i festival: è stato in giuria della sezione Classici al festival di Venezia nel 2013 e, fra gli altri, è stato ai festival di Tokyo, Berlino e Cannes. E’ anche videomaker e programmatore di siti web, a tempo perso. Cercatelo su Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn.

Il Mondiale dei mondiali, com’è di moda chiamarlo, è entrato nel vivo: ed ecco una pioggia di goal a comporre il cielo stellato di Brasile 2014. Stelle che si trasformano in meteore quando rasentano le città, per le cui strade ancora sfilano manifestanti in protesta agli sprechi del paese per l’organizzazione del torneo. Brasile 2014 è uno spettacolo unico, che al confronto fa impallidire i suoi recenti predecessori, Germania 2006 e Sud Africa 2010. È un turbinio di notizie, calciatori divisi fra tv e social network, contest, proteste e sfide avvincenti. La prima nazionale ad essere eliminata è stata nientemeno la Spagna (ha incassato cinque reti dall’Olanda e due dal Cile), la grande campionessa che ha accumulato consecutivamente, negli ultimi 6 anni, due europei e un mondiale, sfiorando la Confederation’s Cup e agguantando anche la coppa dei mondiali di calcio under 21 (battendo l’Italia, di nuovo, dopo già averla battuta agli Europei 2008 e di nuovo agli Europei 2012, in finale stavolta).
E il calcio, così bravo a fomentare gli animi, è sempre stato tra gli sport più riportati al cinema, sia nei suoi aspetti puramente agonistici che in quelli umani. Ultimamente abbiamo potuto goderci, in sala, l'ultimo film del premio Oscar Juan José Campanella, Goool! che tratta questo sport in maniera spiritosa ma, per certi versi, anche toccante. Everyeye vuole dunque ora accompagnarvi in un piccolo viaggio attraverso film e documentari a tema calcistico, che impreziosiranno ancor di più le vostre settimane "mondiali"!

PRIMA DI MESSI...

Diego Armando Maradona, maglia azzurra dell’Argentina, uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, capace di trascinare la sua nazionale alla vittoria per ben due volte, di cui una alle pesanti spese dell’Italia - quando ai mondiali tricolore del ’90 la nostra nazionale venne annichilita al San Paolo di Napoli, dove Maradona aveva giocato a lungo ed era stato festeggiato, proprio dalla nazionale sudamericana. Grande campione prima, CT dell’Argentina stessa poi (nel 2010, ma circondato da polemiche), personaggio controverso e discusso, amato e detestato, è una stella nel firmamento di una cultura che trascende il mero interesse calcistico. Maradona è rimasto fissato in una galleria di volti di riferimento a cavallo fra XX e XXI secolo. Forse per questo motivo Paolo Sorrentino lo ha ringraziato esplicitamente quando ha vinto l’Oscar, pochi mesi or sono. Al campione argentino sono stati dedicati film, documentari e servizi di ogni tipo. Noi ve ne consigliamo uno in salsa tutta italiana, regia di Marco Risi, Maradona - La mano de Dios, biopic con Marco Leonardi a vestire la maglia del campione. Forse è stato per evitare ambiguità che un anno più tardi, nel 2008, Emir Kusturica ha firmato personalmente il titolo nel suo voto al calciatore argentino: Maradona di Kusturica, documentario in cui Maradona e Kusturica tornano sui luoghi clou della carriera del calciatore (Buenos Aires, Napoli, Cuba). Senza facili sentimentalismi, il lavoro di Kusturica indaga tanto le luci (e i trionfi) quanto le ombre (il doping nel ’94). A Maradona è dedicato anche il documentario Hero, sui mondiali di Messico 1986, narrati dalla voce di Michael Caine. L’Argentina vinse 3-2 contro la Germania Ovest in finale.

...DOPO MARADONA

Questa sera c’è delirio al Maracanã”, canta Emis Killa dal brano che porta il nome dello stadio brasiliano per eccellenza e che ha riscosso il record di ascolti del suo ultimo album, Mercurio. Il Maracanã venne costruito per i mondiali in Brasile del 1950 (quelli in cui la nazionale italiana arrivò in nave, già stremati e con tutti i palloni finiti in acqua a causa dell’allenamento sul ponte - true story!). Su pianta circolare, oggi conta più di 76mila posti a sedere ed è diventato un simbolo quasi mitologico per il calcio - essendo il Brasile noto come il paese del calcio e il Maracanã lo stadio principale, dove appunto sarà disputata la finale. Quando nel 1984 uscì L’allenatore nel pallone di Sergio Martino, non a caso, Giuliana Calandra interpretò Mara, moglie di Oronzo Canà (Lino Banfi, anche co-sceneggiatore del film). Mara Canà, appunto! Film che conobbe un certo successo e che divenne un cult tutto italiano nel panorama calcistico, anche perché attingeva a piene mani nel cast a partite, calciatori e allenatori reali negli anni Ottanta. Il film uscì nell’84, due anni dopo la terza coppa del mondo vinta dall’Italia. E il sequel, L’allenatore nel pallone 2, uscì nel 2008, esattamente due anni dopo la terza coppa mondiale, quella sollevata nel 2006 da Fabio Cannavaro a Berlino! Se ci dicessero che gli autori vorrebbero portare in sala L’allenatore nel pallone 3 per il 2016 forse potremmo davvero cominciare a sperare...

LA NAZIONALE TRICOLORE

Una cascata di documentari è stata realizzata sui trionfi più belli ed emozionanti. A noi piace ricordare La grande finale, documentario ufficiale FIFA sui mondiali di Germania 2006, diretto da Pat O’Connor e Michael Apted, per ritornare nostalgicamente su quei mondiali in cui venivamo spesso canzonati dalla stampa estera ma dove abbiamo battuto prima la nazionale ospitante, poi la Francia di Zidane. Per continuare in salsa italiana, due documentari dalle sfumature diverse incentrati sui mondiali Italia ’90: L’occasione mancata è stato realizzato da Alessandro Chiappetta per Rai Storia e trasmesso poco prima dell’esordio azzurro in Brasile con Inghilterra-Italia. Il lavoro di Chiappetta si concentra soprattutto sulle occasioni mancate delle possibilità di investimento e crescita, in un lungo viaggio che va dal momento dell’assegnazione, nell’84, fino al fischio d’inizio e alla sconfitta dell’Italia da parte dell’Argentina di Maradona, di cui si diceva prima. Merita una segnalazione inoltre la pagina online di Rai Storia, dove si possono vedere gratuitamente on demand 13 documentari da 50’ sui vecchi mondiali. Dicevamo di Italia '90: un secondo documentario, meno incentrato su ombre e venature dell’organizzazione del mondiale di casa, è Notti magiche di Mario Morra, che completa lo specchio già disegnato da Chiappetta. Da vedere rigorosamente con in sottofondo Un’estate italiana, la sigla ufficiale composta da Giorgio Moroder e cantata da Edoardo Bennato e Gianna Nannini. La sfilata documentaristica con l’Italia protagonista prosegue con G’Olé!, documentario ufficiale sui mondiali di Spagna 1982, dove Enzo Bearzot porta l’Italia al terzo titolo mondiale. Il docu è di Tom Clegg e conta nientemeno che sulla voce narrante di Sean Connery!

Infine, chiude lo specchio una commedia di Fausto Brizzi del 2007, Notte prima degli esami - Oggi, sequel del più interessante Notte prima degli esami di un anno prima. Nicolas Vaporidis interpreta Luca Molinari, studente tipo alle prese con gli esami di maturità nel 2006, in concomitanza coi mondiali. S’instaura un triplice parallelo: esami + mondiali + avventure amorose e sentimentali. Una commedia che raccoglie echi nostalgici dei ricordi e delle gioie, di come essi possano “vestire” e investire i nostri ricordi, creando un vivace clima festoso. Azzurra De Angelis (Carolina Crescentini), però, sembra essere indifferente al cammino italiano nel torneo. E forse fa bene Luca a scendere da quel treno e a tornare a Roma, ad affrontare il suo “mondiale” di maturità. Azzurra, che di “azzurro” ha solo il nome ma non il cuore tifoso, lascia l’Italia - velate finezze sottese a un film spesso giudicato troppo frettolosamente e trascurato. Il film conta anche su una colonna sonora di ritmi tipici calcistici, vecchi e nuovi: dai classici dei Queen come We are the champions a Don’t stop me now, al ritmo incalzante dei The Fratellis. Ultima menzione è per il docu-film Gli 11 moschettieri di Ennio De Concini e Fausto Saraceni, sulla nazionale che brillò ai mondiali del ’34 e del ’38 e alle Olimpiadi di Berlino del 2006 (quelle raccontate da Leni Riefenstahl in Olympia), poi spezzata dalla tragedia di Soperga del 4 maggio 1949, in cui molti di loro persero la vita (da qui la decisione per la squadra italiana di andare ai mondiali del Brasile del ’50 in nave, come accennato sopra).

INGHILTERRA AND MORE

L’Inghilterra di Hodgson è praticamente fuori da questi mondiali, ma noi la onoriamo con un film di Ken Loach del 2009: Il mio amico Eric, ambientato a Manchester e passato quasi in sordina. Eric è un postino di mezz’età e non se la sta passando bene, soprattutto a causa di alcuni problemi familiari. Proprio nel momento più buio, ecco che gli si presenta Eric Cantona, attaccante del Manchester United e suo idolo assoluto. Il campione, in una sorta di grande allegoria del calcio e della sportività, sprona Eric a riprendere il controllo della propria vita e lo seguirà passo passo nelle sue decisioni. Impossibile poi non citare una commedia che è ormai diventata un classico calcistico degli anni zero: Sognando Beckham con Keira Knightley e Jonathan Rhys-Meyers. A un livello un po’ diverso, un’altra commedia inglese a tema calcistico: Cose da fare prima dei 30, anno 2004. Quando il calcio regola i ritmi e le abitudini di vita... Di salsa anglo-irlandese anche il biopic Best sul campione calcistico George Best. Ma Inghilterra vuol dire anche tifoseria scatenata, talvolta (purtroppo) spietata: l’aspetto degli ultrà inglesi, gli hooligans, viene raccontato da Philip Davis in un film del ’95, Hooligans appunto. Una tematica vista anche nel nostrano Ultrà (1991) di Ricky Tognazzi. Scendendo oltre Manica, invece, la strada più amara-buia viene proseguita da Olivier Dahan con Dream Team, in cui Patrick Orbéra, ex-campione della nazionale francese, è incappato nell’abisso dell’alcolismo. I suoi toni e la carriera spezzata ricordano molto un film di Sorrentino, L’uomo in più, amara riflessione sulla carriera del calciatore. Una spicchio di visione cinematografica non solo ludica ma con un portato drammatico e di denuncia che serve a far riflettere.

WORLD CUP ROLLERCOASTER

I mondiali sono così frenetici ed emozionanti da aver ispirato film (e non solo) di ogni tipo. Da Hong Kong arrivò nel 2001 Shaolin Soccer, l’esagerato guazzabuglio di calcio e arti marziali che fa pensare ad un videogame arcade, interpretato e diretto da Stephen Chow. Se vogliamo rimanere sui lidi dell’estremo oriente, spostandoci un po’ più in là, nella terra del Sol Levante, ritroviamo il classicone di Capitan Tsubasa, manga firmato Yoichi Takahashi, da noi meglio noto per l’anime Holly & Benji. Con le sue numerose serie, Holly & Benji si candida a testimone di un calcio enfatico ed iperbolico che però diverte, intrattiene, appassiona. Non lasciatevi ingannare però: nella serie Road to 2002 c’è ben poco dei mondiali nippo-coreani dello stesso anno. È quasi tutto occupato dalla partita Barcellona-Real Madrid! Probabilmente l’opera più indicata, nella galassia di Capitan Tsubasa, per entrare in mood mondiali, è il film Holly & Benji: La grande sfida mondiale: Jr World Cup!, in cui viene organizzato un mondiale fra quattro squadre: Giappone, Stati Uniti, Europa e Sud America. Accantonate il vostro cipiglio dubbioso e il disappunto e lasciatevi trasportare dalla frenetica vivacità dei personaggi di Takahashi! Passando per Kill the Referee, documentario sull’esperienza di cinque arbitri di fama internazionale, fino a 4-4-2 - Il gioco più bello del mondo, film a quattro episodi prodotto da Paolo Virzì, la scelta per film e documentari ad alto livello di tema calcistico è sterminata, e vi renderà ancora più piacevoli ed emozionanti queste settimane verde-oro, da alternare fra una prodezza cilena e un colpo di tacco tedesco, tra un magico numero argentino di Leo Messi e la sofferente tenacia di Cristiano Ronaldo.

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