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Il Giardino delle Parole: un breve e toccante Anime da guardare su Netflix

Il Giardino delle Parole è un lungometraggio disponibile nella sezione Anime di Netflix. Vi spieghiamo perché vale la pena guardarlo se siete abbonati.

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Mai sottovalutare la sezione Anime di Netflix: nel non corposissimo archivio di produzioni nipponiche sulla piattaforma di streaming digitale, tra celebri serie come Death Note, One Punch Man o L'Attacco dei Giganti, è possibile anche trovare qualche lungometraggio di ottimo livello. Tra questi annoveriamo Il Giardino delle Parole, un'opera tanto toccante quanto breve che in appena 45 minuti riesce ad affrontare temi piuttosto importanti e sui quali vale la pena riflettere. Il film è stato rilasciato nelle sale nel 2013 ed è stato interamente scritto e diretto da Makoto Shinkai ed è attualmente disponibile per lo streaming su Netflix.

L'idillio della gioventù

L'adolescenza è certamente un periodo critico nella psicologia di un individuo: è la fase della propria vita in cui iniziano a farsi strada le prime sfide, gli ostacoli e le opportunità. Si inizia a maturare una coscienza più critica, nascono i primi conflitti di giudizio, si manifestano i primi amori e si covano dei sogni nel cassetto. Takao Akizuki è un ragazzo di 15 anni e frequenta la scuola superiore, ma una serie di fattori lo rendono un individuo atipico rispetto ai suoi coetanei: il protagonista della storia è infatti un giovane introverso e timido, che passa gran parte del tempo a vivere da solo a causa dell'assenza di sua madre e di suo fratello maggiore. Inoltre ha una grande passione: disegnare e realizzare scarpe, un piccolo talento che il ragazzo sogna di tramutare in realtà pur rendendosi conto di aver scelto un impiego anacronistico rispetto alle possibilità che offre la società moderna - e per questo si sente anche discriminato e restio a condividere il suo "segreto" con gli altri. Pur proponendo una figura per certi versi estremizzata della psicologia e delle passioni di un soggetto come Takao, la figura del protagonista ricalca la parabola di una generazione disillusa e senza punti di riferimento, che non riescono a rispecchiarsi negli insegnamenti proposti da istituzioni come quella scolastica e preferiscono rifugiarsi in una passione atipica nel proprio microcosmo.

Il risveglio brusco della maturità

Nel caso di Takao, il microcosmo è rappresentato, appunto, da quello che diventerà il giardino delle parole, un piccolo e idilliaco spazio verde in un parco pubblico giapponese: nei giorni di pioggia, infatti, il giovane è solito recarsi nel giardino e, al riparo sotto un portico, disegnare e dare sfogo alla sua più grande passione. È in questo contesto che incontrerà una misteriosa giovane donna, anch'essa solita recarsi presso quel luogo idilliaco per bere birra e mangiare cioccolato. Tra i due inizierà a instaurarsi una sintonia sempre più forte, al punto che entrambi si ritroveranno a desiderare che piova per recarsi - secondo routine - presso il gardino e incontrarsi. La fine dell'estate e il nuovo anno scolastico, tuttavia, segneranno il brusco risveglio per Takao da questo idillio fatto di confessioni e amori impossibili e nel corso della trama emergeranno dettagli sempre più scioccanti e rivelatori su Yukari Yukino, la 27enne di cui il protagonista è ormai innamorato perso. A fare da co-protagonista quasi indiscussa è la pioggia, un elemento che scandisce il ritmo della narrazione per tutta la durata della pellicola e che rappresenta l'elemento centrale che unisce il filo dei sentimenti di Takao e Yukino. Il film risulta visivamente splendido e regala un mosaico di colori diversi delle stesse location grazie al già citato scandire della pioggia e alle composizioni musicali di Daisuke Kashiwa, che fanno leva quasi esclusivamente su brani composti al pianoforte, dall'andamento lento contrapposto allo scorrere insesorabile della pioggia e della fine dell'estate che avanza.

Il Giardino delle Parole è un crescendo di malinconia e dramma, scandito dalle bellissime animazioni e dalla contrapposizione di un mosaico di colori smorti (quelli grigi della vita urbana) con altri più accesi (il verde ridente del piccolo angolo di paradiso di Takao e Yukino). In 45 minuti di pellicola Makoto Shinkai riesce a colmare il suo anime di insegnamenti e temi forti, che alle volte risultano eccessivamente romanzati ma riescono comunque a cogliere nel segno e a rappresentare una bellissima allegoria di chi vive i propri sogni schiacciato dal peso delle convenzioni sociali. Per chi ama il cinema d'animazione giapponese ed è abbonato al servizio di streaming su Netflix, la visione di questa breve ma toccante storia è assolutamente consigliata.

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