Il Cacciatore e la Regina di ghiaccio: incontro con Charlize Theron

In occasione dell'arrivo al cinema de Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio, all'Hotel Principe di Savoia di Milano abbiamo incontrato Charlize Theron, che ci ha raccontato qualcosa in più del suo personaggio

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Ne Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio, Charlize Theron torna nei panni di Ravenna, la regina cattiva, che anni prima di essere sconfitta da Biancaneve era ancora la più bella del reame. Condizionata dal suo Specchio magico, divenuto famoso per la morbosa e ansiosa richiesta di chi fosse la più bella del reame, Ravenna, nel film diretto da Cedric Nicolas-Troyan, viene a scontrarsi con sua sorella Freya, che darà vita a una bambina che supererà la Regina in quanto a bellezza. Un ruolo che viene riscritto, che viene rivisitato rispetto a quanto fosse stato raccontato in passato dalla favola di Biancaneve.

LA REGINA CATTIVA OGGI

«Voglio esser sincera: c'è un grande senso di libertà nell'interpretare questi ruoli e dipende dal fatto che, in quanto attrice, puoi ampliare i confini del tuo spazio nel perimetro della realtà. Il mondo è talmente magico, in questo caso, che non si tratta soltanto dell'essenza del male, ma è proprio l'intero mondo che mi permette di esplorare il mio personaggio, in un senso molto più ampio, ed è divertentissimo farlo. Non penso che mi si ripresenterà un'opportunità del genere in carriera, e trovo molto eccitante questa possibilità. Sarà l'ultima volta che riuscirò a interpretare un personaggio così grande e per due volte, tra l'altro».
«Quando ho interpretato Ravenna per la prima volta ero consapevole del fatto che vestendo i panni della regina cattiva avrei indossato dei panni iconici. Non solo come comportamento, ma anche come aspetto. L'ho subito cercata su Google per capire che personaggio fosse, realizzando che tutti i personaggi, tutte le rappresentazioni che era state fatte al cinema, avevano i capelli nero corvino, le sopracciglia marcate, e nel primo film la prima cosa che sapevo di voler fare era l'esatto opposto di questa immagine così iconica, per ribaltarla, per renderla moderna, e farla sembrare vera. Sul piano visivo abbiamo elaborato questa regina con i capelli biondi, con la pelle chiara: è stato un rischio, ma nel momento in cui interpreti un personaggio così iconico l'unico modo per farlo amare è iniettarlo con una grande dose di novità. Per renderlo così eterno, contemporaneo e fare in modo che risuoni comunque con un pubblico moderno: nel secondo film ho potuto esplorare ancora di più questo aspetto, soprattutto per il rapporto che sviluppa con la sorella minore, c'è un aspetto molto dinamico e che mi permette di esplorare Ravenna ancora di più». Sebbene sia una rivisitazione di un classico fiabesco, l'elemento della fabula resta vivo all'interno del film e nel personaggio interpretato da Charlize Theron, che sottolinea l'importanza della morale fornita da vicende che, pur essendo legate alla storia, riescono a essere incredibilmente contemporanee: «Indubbiamente ho riscontrato questo aspetto, in senso molto ampio, se prendiamo tutte le fiabe e pensiamo quante centinaia di anni fa è stata scritta, c'è un elemento eterno quando le guardi oggi e quando cerchi di tradurle per un nuovo pubblico. Vai all'essenza della storia, che è assolutamente immutata. Hanno una morale: la lotta eterna tra la luce e l'oscurità, il bene e il male, il conflitto che ognuno di noi ha dentro di sé in quanto essere umano: ha un rapporto intrinseco nell'attualità, che si riferisce a tutte le fiabe. Io le leggo a mia figlia e le sto riscoprendo adesso da adulta, perché non me le leggevano quando ero piccola ed è veramente straordinaria la contemporaneità del messaggio: come i conflitti e tutto il fenomeno dell'Africa orientale dei bambini sodati, sono problemi veri, ma c'è qualcosa di fantastico nel cinema che è il permetterci diversamente su questo aspetto, raccontandolo a modo nostro. Penso sia uno degli aspetti più belli e positivi del cinema, ne abbiamo parlato molto durante il film. Gli esseri umani non sono tanto cambiati nel corso degli anni e si replicano le azioni compiute negli anni, quindi restano immutati: ci sono dei gradi di differenza, ma in quanto esseri umani non siamo cambiati, siamo ancora assetati di poteri ed estremamente crudeli gli uni con gli altri».

IL RUOLO DELLE DONNE AL CINEMA

Charlize Theron va anche a indagare su quello che è l'aspetto del femminismo, su come i suoi personaggi vengono portati al cinema e se non si sia mai sentita imprigionata all'interno di un cliché che l'ha portata a vestire i panni di donne risolute e mai deboli: «Non credo di sentirmi in qualche modo prigioniera in un cliché di un ruolo di donne risolute e realizzate, penso che sia la realtà della vita: le donne hanno una posizione di potere da secoli, in realtà, è che di fatto questo non è stato rappresentato in maniera adeguato al cinema o non c'è stata giustizia. Le donne sono state lasciate un po' indietro nei ruoli conflittuali. Siamo abituati a uomini che sono soliti intrattenersi in attività di conflitto, in maniera più brutale sia nelle loro azioni che nelle loro modalità di comportamento: la realtà dei fatti è che non è così, le donne della società odierna hanno gli stessi interessi, per natura. Rimango sorpresa quando mi chiedono se sono una donna casual o una donna che preferisce essere elegante, per esempio: io resto basita, perché mi piace essere tutto, non è giusto dividerci in settori, voler sempre inserire donne in caselle e dare sempre l'impressione di donne che siano rappresentati come ottime madri, a discapito di tante attrici. Ci sono tanti altri aspetti da esplorare nelle donne e io sono veramente emozionata di poter esplorare tutto ciò, accettare un progetto che mi permette di andare oltre la figura consuetudinaria della donna».
E il rapporto con gli abiti indossati? «E' stato assolutamente difficile indossare questi costumi. Dico grazie alla costumista, hai 780 Oscar, ma rendi la nostra vita sempre difficile (ride, ndr). Erano pesantissimi e io ed Emily non ce la facevamo più: sono meravigliosi, aiutano molto a entrare nei panni dei personaggi, arrivare sul set e indossare tutto ciò, arrivi con la tuta e le scarpe da ginnastica, poi ti ritrovi con i corsetti, devi camminare in un certo modo, ogni movimento era elaborato, ma aiuta tantissimo. Lei è veramente geniale nel creare i tessuti, il modo in cui li crea: è il terzo film che faccio con lei come costumista ed è una delle collaboratrici che preferisco, è sempre molto divertente lavorare con lei. Quando sono in camerino dieci minuti ti piace molto, ma quando sei sul set dopo otto ore ti rendi conto che non ce la fai più e vorresti toglierlo».
La chiusura è dedicata ancora una volta al femminismo, sul rapporto che l'attrice ha con il movimento e in che modo tutto ciò possa influenzare, per esempio, l'assenza di un Principe Azzurro all'interno delle storie contemporanee: «Ci sono due modi per rispondere a questa domanda, non credo che il femminismo significhi che noi odiamo gli uomini e non credo che quando le donne parlino di femminismo ne vogliano parlare in questi termini: vogliamo essere rappresentate in modo equo e onesto. Quando mio figlio, che è come milioni di bambini in tutto il mondo, ha sviluppato un'ossessione per Frozen, mi ha spinto a credere che fosse veramente bello come concetto. Abbiamo trascorso anni e anni di storie in cui c'è il principe azzurro rappresentato come eroe che salva il mondo, poi abbiamo finalmente una storia diversa: l'amore tra due sorelle. L'ho trovato bellissimo. Quando ho visto la reazione di mio figlio sono stata felicissima, perché è davvero ora che i nostri figli imparino il valore di tutte le forme d'amore, non soltanto quello sentimentale. Dobbiamo crescere i nostri figli maschi sperando che possano essere gentiluomini verso le donne del futuro. Deve esserci un equilibrio nel modo di raccontare le storie e un equilibrio nell'apprezzare le donne e gli uomini. Il femminismo non dev'essere isolato, sono una femminista che ama gli uomini e che celebra gli uomini, ma ritiene che le donne abbiano potere solo grazie alla loro capacità di raffrontarsi e di interagire con gli uomini. Solo in questo possiamo trovare la nostra grandezza. È importante che ci siano storie senza il principe azzurro».

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