Speciale Il 3D de Alla Ricerca di Nemo

Come la stereoscopia possa addirittura migliorare un capolavoro...

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Testi a cura di Gabriele Giglio

Con molto piacere scrivo questo commento tecnico alla nuova versione 3D de Alla ricerca di Nemo.
Nella mia esperienza mi è capitato svariate volte di registrare lamentele riguardo ai film in 3D. Cose come "non si vedeva nulla, era troppo scuro in 3D" o "mi sono addirittura levato gli occhialini, ma non vedevo doppio, la stereoscopia era fasulla"; Bene, cari “disincatati” lasciatevi rispondere da un 3D generalist, che vi spiegherà, molto in sunto, come funziona (o dovrebbe funzionare) una corretta proiezione in 3D e, soprattutto, vi racconterà cosa c'è di nuovo in questa rimasterizzazione del classico Pixar.
Si sa che gli occhialini sono scuri e scuriscono l'immagine. Questo perché le lenti del Real D (sistema utilizzato dalla maggior parte dei cinema), per essere polarizzate, debbono essere piuttosto scure e quindi sottraggono luminosità alla proiezione, pertanto per garantire una luminosità adeguata i sistemi Real D richiedono proiettori molto luminosi abbinati a particolari teli di proiezione riflettenti chiamati Silverscreen. Purtroppo non tutti i cinema ce li hanno. Quindi il problema non è nel film, ma nel cinema, e la scelta dipende da voi e della vostra esperienza personale con le sale che avete a disposizione.
Il secondo problema riscontrato è che nel campo lungo si perde la tridimensionalità. Ugualmente, se un oggetto (un viso o simili), è in primo piano lo sfondo è molto sfocato (grazie alla distanza focale), e nello sfondo molto sfocato è difficile cogliere la doppia immagine.
Come hanno realizzato Alla ricerca di Nemo in 3D? Aggiungendo una telecamera a quella già utilizzata per la visione 2D e dando, in ogni fotogramma, i valori della prima telecamera alla seconda (profondità, distanza focale, ecc.)... e renderizzando il film un'altra volta (fattore mai trascurabile).

Zitto e nuota...in 3D!

Parlando (finalmente) di Nemo, dove si può apprezzare al meglio la tridimensionalità? Nelle cose che, per la loro trasparenza, ci permettono di vedere l'oggetto e dietro l'oggetto. In ordine sparso, ecco i più eclatanti esempi: un sacchetto di plastica visto dall'interno, la finestra con Sidney dietro, l'acqua dell'acquario con la sua rifrazione, le meduse e gli stessi corpuscoli semitrasparenti (miliardi) presenti nell'oceano e nell'acquario.
Un altro modo per godere della tridimensionalità è con le superfici che iniziano vicine e, senza interruzioni, proseguono sul piano ortogonale dell'osservazione: esempi di ciò li troviamo nella gola della balena, nel riflesso notturno delle luci di Sidney sulle onde del porto e sulle pareti interne dei tubi che conducono alla fogna.
Dove, nel film, il 3D si nota di meno è dove il fondale è piatto. In mare aperto, prima dell'entrata in campo della balena, non si hanno termini di paragone fra vicino e lontano e si perde la tridimensionalità. Poi entra in campo la balena: e Marlin e Dory ci sembrano incredibilmente vicini a confronto con essa.
Le scene dove è palese il confronto fra oggetti vicini e lontani (e quindi dove si può godere di un ottimo effetto tridimensionale), invece, sono quella della barriera corallina e la scena del volo nel porto (nella quale, constatando il meraviglioso 3D, mi sono sciolto in lacrime: era da quando è uscito al cinema la prima volta che volevo vederla così, un altro sogno realizzato grazie al ViewFest).

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