I 5 migliori film tratti dai libri di Stephen King, da Stand by me a Shining

Con l'arrivo al cinema de La torre nera, ricordiamo le cinque trasposizioni più riuscite della prosa del Re del brivido, dal 1976 a oggi.

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Il primo romanzo di Stephen King, Carrie, è stato dato alle stampe nel 1974. Appena due anni dopo è uscito l'adattamento cinematografico, diretto da Brian De Palma. Da allora il creatore di personaggi memorabili e inquietanti come Jack Torrance, Pennywise e Randall Flagg è divenuto una fonte inesauribile di materiale per il cinema e la televisione, tra romanzi (56 al momento), racconti (199, quasi tutti raccolti in volumi vari) e sceneggiature originali (5, incluse parti di Creepshow e del suo sequel). Il diretto interessato sarà il primo ad ammettere che molte di queste trasposizioni lasciano almeno in parte a desiderare, soprattutto nel caso dei vari seguiti originali di film basati sulle sue opere, ma nell'oceano di adattamenti si trovano comunque delle isole di alta qualità, alcune delle quali ritenute delle pietre miliari della settima arte in generale e del cinema di genere in particolare. In occasione dell'uscita di The Dark Tower, basato sulla sua epica saga inaugurata nel 1978, passiamo in rassegna i tasselli più importanti e riusciti della filmografia kinghiana, in ordine cronologico.

Carrie (1976)

Brian De Palma aderisce allo spirito del romanzo d'esordio di King pur tradendone in parte la lettera (il finale fu interamente farina del sacco dello sceneggiatore Lawrence D. Cohen). Tra schizzi di sangue e tormenti adolescenziali si muove l'affascinante ed inquietante Sissy Spacek, talmente perfetta nel ruolo della maltrattata Carrie White che è tra le poche persone ad aver conquistato una nomination all'Oscar per un film horror. La storia della ragazza con poteri telecinetici è stata raccontata nuovamente in un sequel (Carrie 2: La furia), un film TV che doveva lanciare una serie sulle nuove avventure di Carrie (!) e un nuovo adattamento cinematografico griffato Kimberly Peirce, ma nessuno è riuscito a raggiungere le vette sanguinolente e terrificanti della versione di De Palma. Quanto al parere dell'autore, questo il suo commento relativo al finale a sorpresa: "Sapevo cosa sarebbe accaduto, e me la sono quasi fatta addosso comunque."

Shining (1980)

In questo caso l'approvazione dello scrittore non c'è mai stata (sebbene negli ultimi vent'anni abbia smesso di criticare il film in pubblico per questioni pratiche legate alla realizzazione della miniserie televisiva), e per motivi abbastanza comprensibili: Shining è in tutto e per tutto un film di Stanley Kubrick, dove l'uomo è condannato e destinato a fallire, senza alcuna possibilità di redenzione, elemento che è invece molto presente nel romanzo originale (basato in parte sulle vere esperienze dell'autore con l'alcolismo). Ed effettivamente Jack Nicholson non convince pienamente nei panni di un uomo che dovrebbe essere sano di mente all'inizio della storia, ma la sua performance gigantesca rimane un tour de force all'interno di un lungo incubo visionario che completa ed accompagna la prosa di King.

Stand by Me - Ricordo di un'estate (1986)

Uscendo dal campo dell'horror e del fantasy è possibile imbattersi in storie più atipiche scritte da King, come tre delle quattro novelle che fanno parte della raccolta Stagioni diverse. La terza, The Body (Il corpo), è stata la fonte d'ispirazione del terzo lungometraggio di Rob Reiner, un racconto di formazione che è forse l'opera più personale del regista (il senso di inferiorità del giovane Gordie Lachance nei confronti del padre era condiviso dal figlio d'arte Reiner). Divertente, tenero e straziante, è il film ideale per chi vuole avvicinarsi all'universo di King passando per vie alternative rispetto alle sue opere più celebri. Rivisto oggi, alla luce della tragica scomparsa di River Phoenix, è impossibile arrivare ai titoli di coda senza il groppo in gola.

Misery non deve morire (1990)

Ancora Reiner, ma questa volta alle prese con un intreccio più riconoscibilmente kinghiano (sebbene il romanzo originale dovesse inizialmente uscire con la firma pseudonima di Richard Bachman). Come già accaduto in Shining (e come si vedrà in seguito anche in Secret Window e La metà oscura), siamo di fronte ad una riflessione sui lati meno positivi della scrittura, nello specifico il rapporto non sempre salutare fra autore e fan. E in questo caso non ci fu solo la nomination all'Oscar, ma anche la vittoria: Kathy Bates, la quale ha apertamente dichiarato di dovere la propria carriera alla fantasia di King, è strepitosamente spaventosa nei panni della folle Annie Wilkes, protagonista di un gioco malato e claustrofobico con James Caan.

Le ali della libertà (1994)

Un'altra "stagione diversa", questa volta affidata a Frank Darabont, il cui precedente rapporto professionale e personale con King - era uno dei tanti aspiranti registi ad aver potuto acquistare i diritti di un singolo racconto per un dollaro al fine di realizzare un cortometraggio non commerciale - era talmente positivo che anche per un adattamento più lungo e destinato al grande pubblico la transazione fu di un solo dollaro. Il risultato è un magnifico ritratto della speranza e dell'amicizia virile, tra l'ingiustamente carcerato Tim Robbins e "l'unico colpevole di Shawshank" Morgan Freeman. Un film che, come il suo protagonista, è stato ripagato dalla pazienza: dopo un incasso modesto nelle sale, è poi cresciuto tramite noleggi e passaggi televisivi, fino a diventare uno dei lungometraggi più amati in assoluto dal pubblico americano.

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