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Guardiani della Galassia Vol. 2: i 3 ingredienti di un sequel di successo

A cosa è dovuto l'esito artistico e commerciale più che discreto del quindicesimo film del Marvel Cinematic Universe? Ecco i tre pregi maggiori.

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In attesa di conquistare il box office americano, Guardiani della Galassia Vol. 2 ha già racimolato più di 150 milioni di dollari nella prima settimana di programmazione internazionale (e mancano ancora all'appello due mercati importanti quali Cina e Giappone). Un ottimo risultato per un sequel che ha anche ottenuto reazioni per lo più positive da parte della stampa, superando l'ostacolo maggiore che era l'assenza del fattore sorpresa legato all'uscita del primo capitolo, il lungometraggio che confermò il potenziale del Marvel Cinematic Universe dimostrando che il successo non si limitava agli eroi terrestri e a quel fenomeno colossale che fu The Avengers. A cosa possiamo attribuire la riuscita del secondo volume, che sta dando frutti notevoli anche dietro le quinte? A nostro avviso, vanno considerati tre fattori in particolare.

James Gunn

Una critica - alquanto pigra e spesso infondata - che si sente nei confronti dei blockbuster americani in generale, e dei film della Marvel in particolare, è che potrebbe girarli chiunque e il risultato non cambierebbe. Prescindendo dal fatto che con certi budget la libertà creativa assoluta non esiste (i registi che negli USA hanno il final cut senza se e senza ma si contano sulle dita di una mano), e che una certa mentalità industriale è parte integrante del DNA di Hollywood, affermazioni simili sono abbastanza buffe poiché risulta chiaro, soprattutto in certi casi, che anche i film Marvel abbiano una firma registica individuale abbastanza riconoscibile (basti pensare ad Iron Man 3, dove l'influenza di Shane Black è talmente forte che certe licenze poetiche rispetto al fumetto hanno provocato l'ira funesta dei fan). Nel caso dei Guardiani è palese l'impronta artistica di James Gunn, che in questa occasione ha scritto il film da solo (il capostipite si basa in parte sul lavoro di un'altra persona, la sceneggiatrice Nicole Perlman) e lo ha riempito di amore per i personaggi, per l'equilibrio tra intimo ed epico e per un certo tipo di musica che non può non far venire voglia di ballare come fa Baby Groot. Non a caso è già stato confermato che Gunn girerà anche il terzo volume, e fungerà anche da consulente per gli altri lungometraggi cosmici del MCU.

Chi ha bisogno degli Avengers?

L'altra critica, anch'essa per lo più priva di fondamento, mossa nei confronti del superprogetto della Marvel è che sarebbe necessario vedere tutti i film per capire cosa succede nel singolo episodio. Per sfatare questo mito non c'è forse esempio più perfetto di Guardiani della Galassia Vol. 2, la cui fruizione richiede solo l'aver visto il primo capitolo. Per il resto, le avventure cosmiche rimangono perfettamente isolate dal resto del franchise Marvel, senza alcuna menzione di Thanos o delle Gemme dell'Infinito (che salteranno fuori il prossimo anno in Avengers: Infinity War, dove ci saranno anche i Guardiani). La dimensione autoconclusiva - salvo alcune allusioni nelle scene dopo i titoli di coda a ciò che potrebbe accadere nel terzo volume - è talmente forte che Gunn è persino riuscito ad infrangere una delle regole non scritte del MCU: a differenza degli altri film, che da The Avengers in poi sono tendenzialmente ambientati nel periodo di uscita, gli eventi del sequel cosmico si svolgono nel 2014, pochi mesi dopo la fine del predecessore. Non male per quello che è il quindicesimo film di un franchise sempre alla ricerca di nuovi modi per evitare la ripetitività.

Simile ma diverso

Tutto quello che amavamo nel primo episodio è rimasto intatto: la soundtrack squisitamente vintage, le battutacce di Peter Quill e Rocket, la dinamica da famiglia disfunzionale tra i membri del gruppo. Ma anche questi elementi sono stati parzialmente rielaborati in nome di una volontà di andare oltre le convenzioni classiche del sequel. Il secondo film è al contempo, paradossalmente, più grande e più piccolo, poiché anche l'inevitabile sequenza di battaglia mastodontica dalle ripercussioni interplanetarie è legata saldamente al concetto della famiglia, esplorato con la giusta miscela di risate, lacrime e cuore. Un concetto espresso al meglio dalla figura di Ego, che nella tradizione fumettistica della Marvel è un vero e proprio pianeta senziente ma che sullo schermo, pur mantenendo tale caratteristica, appare per lo più sotto forma di avatar umanoide, con le fattezze di Kurt Russell. Il tutto al servizio di un blockbuster davvero capace di sorprendere, grazie anche alla decisione molto saggia da parte di Gunn e della Casa delle Idee di omettere dai trailer qualunque indicazione relativa alla trama vera e propria.

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