Cannes 2016

Festival di Cannes: dall'edizione 2015 a quella 2016

Il 2016 potrebbe essere un anno memorabile per il Festival di Cannes, ma anche l'edizione passata ha dato molto di cui parlare e molti film di cui discutere, e rivedere oggi col senno di poi...

speciale Festival di Cannes: dall'edizione 2015 a quella 2016
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Se quella che sta per aprirsi sembra un'edizione di Cannes da incorniciare per (supposta) qualità media dei film presentati, quella targata 2015 è rimasta nei cuori di molti per la varietà delle proposte, il grande appeal di molte di queste anche per il vasto pubblico e il clamore suscitato dagli italiani in concorso, ben tre, che sono rimasti, infine, a bocca asciutta.
A presiedere la Giuria, in coppia, i fratelli Joel ed Ethan Coen, che a sorpresa hanno conferito alcuni premi inaspettati.
Di certo non si pensava al Dheepan dell'autoctono Jacques Audiard. Per certi versi, il Festival nel 2015 sembra aver vissuto di campanilismo, a tratti, sia in patria che, di riflesso, in Italia, dove il tifo per gli italiani in concorso ha raggiunto livelli che non si vedevano dai tempi di Benigni agli Oscar. Anche chi non si interessa di cinema (e poi in sala a vedere i titoli in questione, magari, manco c'è andato) tifava le pellicole italiane per partito preso, e ha gridato allo scandalo quando sono state letteralmente driblate durante le premiazioni.

Delusioni mitigate e piccole perle

Cos'è rimasto, dei film portati all'altare a Cannes 2015? Partiamo dai tanto chiacchierati titoli italiani. Il racconto dei racconti, curioso fantasy all'italiana teso a recuperare un'atmosfera da mito italico d'altri tempi, non è andato benissimo al botteghino ma si è certo fatto notare, vincendo tra l'altro ben sette David di Donatello per meriti tecnici. Uno degli apripista del "nuovo" cinema italiano, che tra il 2015 e il 2016 ha visto l'arrivo di generi e modelli nuovi, distanti dai soliti, visti e rivisti modelli produttivi e narrativi del Belpaese. Mia madre, di Nanni Moretti, ha fatto il pieno di riconoscimenti anche all'estero, fatto suoi due David e rafforzato l'opinione pubblica sull'importanza di Moretti per il cinema italiano. Infine, abbiamo Youth - La giovinezza, divenuto notissimo anche all'estero, dove ha concorso anche ai Globe e agli Oscar, in virtù di molti pregi particolarmente apprezzati oltreoceano. Potremmo dire, dunque, che il cinema italiano si è ben consolato dalla delusione cannense.
Del resto, i premi conferiti l'anno scorso non hanno soddisfatto in molti, e hanno perso la prova col tempo: sia il Dheepan Palma d'Oro che il Saul Fia vincitore del Gran Prix non hanno convinto allora e sono stati un po' dimenticati a distanza di un anno, così come le interpretazioni vincenti di Emmanuelle Bercot e Vincent Lindon per Mon Roi e La legge del mercato. Insomma, i Coen e la loro giuria avevano proprio perso la bussola. Poco male: ci siamo rifatti con altri titoli, meno celebrati in loco ma di successo ben più ampio in sala. Potremmo citare il bel Carol di Todd Haynes o l'interessante Macbeth di Justin Kurzel, o ancora gli orientali Al di là delle montagne e An - Le ricette della signora Toku. Passando, naturalmente, per un Allen tutt'altro che disprezzabile (Irrational Man), un cartoon revisionista ma godibile come Il piccolo principe e due gioiellini che hanno fatto sfaceli al botteghino e nell'indice di gradimento generale: Inside Out e Mad Max: Fury Road, presentati Fuori Concorso ma vincitori dei cuori di molti.
Insomma, un'edizione tra alti e bassi, con molto glamour e molti nomi noti, che resterà nei ricordi di tanti che l'hanno seguita. Speriamo che il 2016 segua la scia e ci regali ancora maggiori emozioni.