Speciale Fantafestival 2012 - Gli inediti

Gli inediti stranieri del 32esimo Fantafestival

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Come abbiamo avuto modo di dare uno sguardo alle produzioni italiane proposte nel corso del XXXII Fantafestival, non potevamo certo lasciarci sfuggire il comparto degli inediti, piatto forte della manifestazione romana a partire dai suoi lontani esordi d'inizio anni Ottanta.
Infatti, chi è accorso presso la Casa del cinema di Roma per prendere parte al festival, non solo ha avuto modo di visionare su grande schermo Intruders di Juan Carlos Fresnadillo, distribuito in Italia direttamente nel mercato dell'home video, e La cosa di Matthijs van Heijningen Jr, ma ha potuto anche assistere alle proiezioni di titoli che difficilmente godranno di una diffusione dalle nostre parti.
Sarebbe sufficiente citare il tedesco Die farbe (2010) di Huan Vu, tratto da Il colore venuto dallo spazio di Howard Phillips Lovecraft, o il thriller Shiver (2011), diretto da Julian Richards e interpretato da volti noti della celluloide di genere; dal Casper Van Dien di Starship troopers-Fanteria dello spazio (1997) alla Danielle Harris della saga Halloween, passando per la Rae Dawn Chong di Commando (1985).
Per non parlare del non disprezzabile zombie-movie Deadheads (2011) di Brett e Drew T. Pierce, dell'ottimo Masks (2011) di Andreas Marschall e del trascurabile The infliction (2012) di Matthan Harris, triittico di lungometraggi che trovate comunque recensiti qui sul portale.

Undertaker

Il titolo originale di questa pellicola horror proveniente dal Giappone, esordio di Naoyoshi Kawamatsu, è Sôginin-andâteikâ.
Girata in digitale, è fondamentalmente una vicenda dai toni apocalittici che, in soli sessantaquattro minuti di visione, pone il seppellitore del titolo alle prese con infetti zombeschi e questioni personali da portare a compimento.
Man mano che il tutto, arricchito d'interessanti simbologie e non privo di indispensabili dosi di splatter, non tarda a manifestare i connotati di un apprezzabile ma non facilmente comprensibile esercizio di stile.
Non facilmente comprensibile soprattutto per chi non è abituato alle produzioni cinematografiche provenienti dall'Oriente, delle quali ritroviamo qui diversi degli immancabili marchi di riconoscimento; dai lenti ritmi di narrazione al tipico lirismo dagli occhi a mandorla.

Inbred

Alcuni ragazzi con problemi comportamentali vengono accompagnati dai loro insegnanti nelle campagne dello Yorkshire, senza immaginare, però, di trovarsi ad avere a che fare con la bizzarra e tutt'altro che ospitale popolazione locale.
Un po' La casa dei 1000 corpi (2003) di Rob Zombie e molto Two thousand maniacs! (1964) di herschell Gordon Lewis, il terzo lungometraggio di Alex Chandon - se includiamo anche il Pervirella (2002) co-diretto da Josh Collins - non perde assolutamente tempo e apre immediatamente all'insegna del gore.
Del resto, la circa ora e mezza di visione, caratterizzata da ritmi di narrazione non proprio incalzanti, sfrutta l'esile soggetto al solo fine di regalare allo spettatore più preparato l'ennesimo festival del disgusto a base di torture ed uccisioni ai danni dei poveri malcapitati.
Senza troppo cervello e con il top dello stomachevole raggiungibile nella sequenza in cui uno dei protagonisti viene fatto esplodere tramite l'utilizzo di uno spargi-escrementi (!!!).
Insomma, il classico, divertente splatter movie quasi privo di senso e carico di bad taste da vedere proprio insieme all'urlante e scatenato pubblico del Fantafestival.

Dark souls

Una ragazza sta facendo footing nel bosco e viene aggredita da un individuo in tuta da lavoro che la uccide usando un trapano; ma, anziché morire in seguito al decesso avvenuto in ospedale, rientra tranquillamente a casa mostrando un aspetto fisico sempre più deteriorato e vomitando uno strano liquido nero.
Con una serie di aggressioni analoghe sparse nel corso della visione, parte da qui il franco-norvegese Mørke sjeler, co-diretto da César Ducasse e Mathieu Peteul e volto a tirare in ballo il padre della ragazza, interessato a capire cosa stia accadendo alla figlia e destinato a scoprire un processo che trasforma le persone in esseri zombeschi.
Nelle immagini si può a tratti scorgere la cupezza dell'horror di matrice orientale, mentre tornano vagamente alla memoria sia Il Signore del male (1987) di John Carpenter che Bad taste-Fuori di testa (1987) di Peter Jackson.
Quest'ultimo, soprattutto nel corso della movimentata parte finale (la più riuscita del film), comunque non sufficiente per salvare dalla morsa della fiacchezza un elaborato privo di tensione e che, in fin dei conti, non sembra altro che un prodotto televisivo infarcito di splatter.

Lobos de Arga

Tratti da una graphic novel, i cari vecchi lupi mannari provengono questa volta dalla Spagna, sotto la regia di Juan Martínez Moreno.
Al centro del lungometraggio, lo scrittore fallito Tomás alias Gorka Otxoa, il quale, discendente di una marchesa ancora in vita che, nel 1910, si vide colpita da una maledizione destinata a trasformare in licantropo il figlio e tutti i futuri primogeniti maschi della dinastia, fa ritorno ad Arga convinto di essere stato nominato cittadino onorario, mentre si trova soltanto al centro di un complotto degli abitanti del posto.
Ma, con un'ironia basata più che altro sulla battuta (a parte esilaranti gag come quella del dito tagliato) ed evidentemente derivata da quella di John Landis (non a caso autore del capolavoro Un lupo mannaro americano a Londra), è chiaro che sia principalmente una commedia la pellicola di Moreno.
Una commedia atta a privilegiare una prima parte d'attesa caratterizzata da un ritmo non troppo incalzante, ma destinata a riscattarsi nel corso della divertente seconda, oltretutto infarcita di uomini lupo decisamente ben realizzati che richiamano in un certo senso alla memoria quelli incarnati dal compianto Jacinto Molina in arte Paul Naschy (il licantropo più famoso della cinematografia iberica).
Tanto che, sebbene l'insieme risulti tirato un po' troppo per le lunghe, stiamo parlando di uno dei migliori film visti durante questa edizione 2012 del festival.

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