Speciale E.T. e tutti gli alieni di Spielberg

Da E.T. a Men In Black: Il mondo extraterrestre di Steven Spielberg

speciale E.T. e tutti gli alieni di Spielberg
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Testi a cura di Stefano Lo Verme

Una delle principali novità di E.T. l'Extra-Terrestre (capolavoro di Steven Spielberg uscito lo scorso 24 ottobre in Dvd, Blu-ray e Digital Copy), risiede proprio nei caratteri del piccolo e bizzarro protagonista: per la prima volta l'alieno non è semplicemente il "diverso", l'avversario mostruoso e letale che avevamo conosciuto in Alien. Al contrario, E.T. si presenta come una creatura tenera e indifesa, esattamente come un bambino spaventato che abbia perso i genitori e si ritrovi in un territorio del tutto sconosciuto. In questa prospettiva, l'amicizia fra E.T. ed il piccolo Elliot risulta tanto più naturale in quanto i due personaggi sono in realtà estremamente simili, quasi speculari: Elliot, infatti, è un bambino introverso e solitario, che sta imparando ad affrontare le piccole e grandi sfide che gli si prospettano con la fine dell'infanzia. Questo profondo legame fra E.T. ed Elliot è uno dei motivi che hanno reso il film così coinvolgente per il pubblico e in grado di emozionare ancora oggi gli spettatori di ogni età.

E.T., tuttavia, non è il primo film del celebre regista incentrato sugli extra-terrestri. Già nel lontano 1964, un allora 17enne Spielberg, con appena 500 dollari di budget, scrisse e diresse un film fantascientifico in cui un piccolo paesino americano si trova minacciato da un'invasione aliena: Fireflight venne proiettato in una sala locale della città di Freeport (Arizona), luogo in cui avvennero le riprese. La particolarità ed eccezionalità di questa pellicola è dovuta al fatto che molte scene vennero girate in casa dello stesso Spielberg, il quale utilizzò come interpreti anche amici e familiari.
Nel 1977, il pubblico mondiale impazziva per due pellicole di fantascienza molto diverse fra loro e firmate da due registi destinati ad entrare nella storia del cinema: Guerre stellari di George Lucas, primo episodio di una saga che vanta fan in tutto il mondo, ed Incontri ravvicinati del terzo tipo, diretto da Steven Spielberg e destinato a bissare il successo del suo film precedente, Lo squalo. Nella pellicola, uno scienziato interpretato da Richard Dreyfuss captava dei segnali provenienti dallo spazio e si rende conto che, per la razza umana, è arrivato il momento di vivere un "incontro ravvicinato" con altre forme di vita. L'alieno, lontano dalla rappresentazione dei precedenti film di fantascienza, simboleggia in questo caso l'incontro con "l'altro", il contatto con qualcosa di misterioso e sconosciuto che, in quanto tale, può arricchire la nostra esperienza.

Una decisa "inversione di tendenza" è avvenuta invece nel 2005, quando Spielberg ha diretto un nuovo kolossal di fantascienza, La guerra dei mondi, ispirato al romanzo di H.G. Wells (nonché alla celebre trasmissione radiofonica di Orson Welles) che fu uno dei più grandi successi cinematografici di quell'anno. Per ricreare un'atmosfera che potesse essere il più possibile reale, Spielberg acquistò una delle ultime copie esistenti dello script dell'adattamento radiofonico letta da Wells in persona al Mercury Theatre nel 1938. Questa pellicola va oltre il genere fantascientifico e le tematiche canoniche legate alle presenze aliene: rappresenta infatti una metafora di due momenti particolari e cruciali della storia umana, ovvero l'aggressione nazista durante la seconda guerra mondiale ed il terrorismo di matrice islamica.
Dal 2005, Steven Spielberg ha abbandonato regie legate a creature aliene e mondi lontani, ma non si può dire lo stesso per le produzioni; nel 2011, affiancò il collega J.J. Abrams nel film Super 8, in cui numerosissimi sono i riferimenti a vecchi film dello stesso Spielberg, in particolare proprio ad E.T. ed ad Incontri Ravvicinati del terzo tipo. I più evidenti e che risaltano agli occhi anche dei meno attenti: la presenza di bambini come protagonisti della vicenda, l'ambientazione nella provincia americana, l'utilizzo di biciclette come mezzo di locomozione, l'intervento dei militari per catturare la creatura aliena... sono solo alcuni degli elementi che ricordano il cinema Spielberghiano. Facendo attenzione, vi potrete divertire a trovarne molti altri! Sempre nel 2011, altra produzione in tema alieno fu Cowboys & Aliens, diretto da Jon Favreau (regista anche di Iron Man) e interpretato da Daniel Craig.
L'anno successivo, è la volta del terzo capitolo della "saga" di Men in Black, grande successo al botteghino non solo americano, ma anche italiano.

L'elenco di film potrebbe rivelarsi lunghissimo e la spiegazione a questo fenomeno è semplice quanto affascinante: Steven Spielberg è un appassionato di ufologia. Negli anni 70 era convinto dell'esistenza degli alieni e pensava che la parola "Ufo" dovesse essere accostata a quella di "scienza". Ma con il passare del tempo si convinse del contrario: non è infatti possibile per il regista che, con tutte le apparecchiature moderne, le telecamere messe a disposizione dell'uomo dalla nuova tecnologia, gli avvistamenti siano diminuiti così tanto. All'epoca delle riprese di Incontri ravvicinati del terzo tipo, Spielberg fece un accurato lavoro di ricerca sull'argomento; lesse tanti librì, si documentò, parlò con persone esperte in materia per dare veridicità al suo lavoro. Oggi, la sua visione è cambiata e pur rimanendo affascinato da creature aliene ed Ufo, il suo atteggiamento nei confronti di mondi extraterrestri si è decisamente ridimensionato. Più distaccato rispetto al passato, ma non per questo smetterà di raccontare attraverso i suoi occhi ciò che la fantasia gli suggerisce di portare in scena.

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