Speciale Drogati di cinema: Le Belve

Le pellicole più significative sul tema della droga

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Se ne parla ormai da anni, decenni, forse addirittura secoli... Eppure, quello della droga, è un argomento che, ancora oggi, riesce purtroppo a ritagliarsi un ampio spazio nella nostra quotidianità.
Un problema che i mezzi di comunicazione di massa si sono sempre premurati di affrontare e denunciare per mezzo delle più disparate forme d'espressione: dai reportage alle cronache fino alla pura e semplice fiction.
Non a caso, è proprio il cinema a costituire la principale sorgente attraverso cui l'argomento "droga" si è più di frequente materializzato agli occhi del pubblico, con una vastissima gamma di prodotti per il grande e piccolo schermo a rappresentare la più limpida e veritiera testimonianza delle rovinose conseguenze scaturite da questo tanto discusso fenomeno.
A darci lo spunto per il nostro speciale è un film basato non tanto sulla droga come piaga sociale quanto sull'origine della stessa, ovvero sui metodi attraverso i quali viene fabbricata e, successivamente, diffusa, e su tutte le persone che vi stanno dietro; tale film risponde al titolo di Le belve (Savages in originale), nuova avventura cinematografica del tre volte premio Oscar Oliver Stone, senza dubbio un grande esperto in materia avendo affrontato il tema in questione in molte sue opere, analizzandolo da vicino nel post-Vietnam.
Film, questo, che ha dato al talentuoso regista la possibilità di tracciare nuovamente un impietoso e crudo ritratto dell'odierna società statunitense e di trattare l'argomento in esame con un approccio molto più fresco e originale. Tutto grazie anche all'omonimo romanzo di Don Wislow cui l'opera si ispira e allo stellare cast che ne compone la cornice: John Travolta, Salma Hayek, Benicio Del Toro, ed Emile Hirsch sono solo alcuni degli interpreti di questa interessantissima pellicola, il cui approdo sugli schermi tricolore è atteso per il prossimo 25 ottobre, e del quale lo stesso Stone ci da un assaggio portandoci sul suo set nella featurette in esclusiva che potete visionare nel player sottostante o, alla risoluzione originale, sulla nostra web tv.

Ma, intanto, uno sguardo al passato...

LA 25A DROGA

E' forse La 25a ora (2002) di Spike Lee la pellicola più sorprendentemente innovativa e rivoluzionaria sul tema della droga che sia stata realizzata dagli albori del nuovo millennio ad oggi.
Opera di struggente intensità, permeata da un realismo quasi destabilizzante, La 25a ora è la storia di Monty Brogan, uno spacciatore con un buon giro d'affari, una moglie bella e devota e degli amici fedeli che vede crollarsi il proprio mondo addosso quando viene, inevitabilmente, beccato. Ha quindi a disposizione le sue ultime 24 ore da uomo libero, prima di finire in prigione per sette anni. 24 ore per redimersi, per salutare i suoi cari e regolare i conti con se stesso una volta per tutte.
Unanimamente considerata la più alta vetta artistica mai raggiunta dal regista afroamericano, La 25a ora ha il merito non solo di essere stata la prima pellicola a mostrare New York dopo la tragedia dell'11 settembre, ma anche di aver reso questo il vero cuore pulsante di tutta la vicenda, pur senza metterlo mai palesemente in evidenza.
Monty Brogan, interpretato da un Edward Norton al suo meglio, come tutti gli altri personaggi del film non sono che la perfetta sintesi dell'intera popolazione newyorkese, della paura, dell'angoscia, del terrore, della solitudine, della rabbia e dell'amarezza che, ancora oggi, accomunano gli abitanti della Grande Mela.
Dunque, la droga assume qui un significato più allegorico che materiale, fungendo quasi da metafora della vita stessa e di oggetto al quale tutti, incosapevolmente, siamo legati.
Non è nuovo, però, Spike Lee a raccontare storie di droga nel suo cinema; ci aveva infatti già provato, pur non convincendo del tutto, nel 1995 con Clockers, anch'essa una storia di spacciatori - questa volta, però, afroamericani - e il cui titolo allude proprio all'appellattivo che, nei ghetti, si è soliti affibbiare a chi spaccia.
Ma un'altra opera ben più importante e cruciale sull'argomento "droga", insieme a La 25a ora, è Traffic (2000) di Steven Soderbergh.
Accattivante sia dal punto di vista narrativo - la storia ha al suo interno più vicende, animate da diversi personaggi che non si conoscono ma che hanno in comune più di quanto non credano - che da quello prettamente tecnico - notevole il lavoro svolto, in particolar modo, sulla fotografia - Traffic riporta evidenti somiglianze proprio con il film di Stone, sia negli intenti, ovvero di mostrare la droga dal punto di vista di chi la produce e la commercia, che nella struttura corale e nel cast assortito di nomi altisonanti: Michael Douglas, Catherine Zeta-Jones, Dennis Quaid e gli stessi Benicio Del Toro e Salma Hayek.
4 i premi Oscar vinti: regia, attore non protagonista (Del Toro), sceneggiatura non originale e montaggio.
Dal punto di vista del traffico di droga, quindi in linea con quanto affrontato poc'anzi e con i temi al centro del film di Oliver Stone, hanno senza dubbio lasciato un indelebile segno anche titolo assai importanti come Scarface (1983) e Carlito's Way (1993) di Brian De Palma, entrambi con protagonista un monumentale Al Pacino rispettivamente nei panni del mitico Tony Montana e di Carlito Brigante, Blow (2001), gradevole biopic di Ted Demme con Johnny Depp che porta sullo schermo la figura dello spacciatore George Jung, il nostro Romanzo criminale (2005) di Michele Placido e il divertente, seppur riflessivo, L'erba di Grace (2000).

NOI, I RAGAZZI DELLO ZOO DELLA VITA

Sarebbe obiettivamente impossibile menzionare uno per uno i film sull'argomento "droga" che si sono susseguiti negli annali della storia del del cinema, soprattutto se includiamo in tale categoria anche tutti quei teen-movie - come la saga di American Pie et similar - che vedevano i protagonisti usare sostanze stupefacenti a scopo di divertimento e trasgressione senza alcuna velleità di esaminare il fenomeno attraverso uno sguardo critico.
Ciò che a noi interessa è trattare un altro tipo di trasgressione, non fine a se stessa come si vedeva nei suddetti teen-movie, ma attraverso titoli nei quali la denuncia, la critica o, semplicemente, la cronaca di tale fenomeno è in grado di indurre lo spettatore a riflettere veramente su ciò che sta accadendo.
A capo dell'ampia schiera di pellicole che hanno tentato, negli anni, di apportare il proprio personale contribuito all'argomento qui in discussione v'è certamente il celebre Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (1981), pellicola passata alla storia per la straordinaria quanto sconvolgente lucidità nel raccontare, senza censura, l'agghiacciante storia (vera) della Christiane F. del titolo, ragazza tedesca vittima, in giovane età, della tossicodipendenza.
Un film, questo diretto da Uli Edel, palesemente figlio della cultura dell'autodistruzione tipica del movimento "punk" anni '70, ruvido e tetro nelle immagini quanto nei dialoghi e nella descrizione dei luoghi e degli ambienti. Racconto potente e doloroso di una generazione andata più o meno inconsapevolemente incontro al puro nichilismo e all'autoflagellazione psico-fisica proprio in assenza di modelli etici, politici e morali cui affidarsi.
Un cazzotto nello stomaco, oggi come allora.
Definizione, questa, che non sfigurerebbe affatto se accostata anche a pellicole di degna importanza come Drugstore Cowboy (1989) e Belli e dannati (1991) di Gus Van Sant, racconti on the road di personaggi borderline che hanno ormai fatto della droga la propria, unica ragione di vita, e di morte.
Veri e propri simboli generazionali, invece, quelli rappresentati - per ragioni chiaramente differenti - da Easy Rider (1969), indiscusso emblema della "beat generation" degli anni '60, Il pasto nudo (1991) tratto da un romanzo di William S. Burroghs e trasposto sullo schermo da David Cronenberg, l'ormai celeberrimo Trainspotting (1996) di Danny Boyle e il delirante Paura e delirio a Las Vegas (1998) di Terry Gilliam.
Esempi più recenti, invece, quelli di Miami Vice (2006) di Michael Mann, che si riallaccia al tema del traffico di droga che abbiamo affrontato nel paragrafo precedente, e di Paradiso + Inferno (2006) di Neil Armfield, con Heath Ledger e Abbie Cornish a formare una coppia di innamorati schiava e succube dell'eroina.

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