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Dragon Ball: le differenze tra i lungometraggi su Netflix e la serie Super

Su Netflix sono disponibili gli ultimi due lungometraggi dedicati a Dragon Ball. Scopriamo insieme le differenze tra i film e l'anime.

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Dopo alcuni anni passati in sordina, tra videogiochi ed episodi speciali rilasciati periodicamente, il brand di Dragon Ball è poi tornato veramente in auge con due lungometraggi completamente inediti, destinati a espandere la lore dell'universo creato dal genio di Akira Toriyama subito dopo l'arco narrativo finale del manga, quello di Majin Bu - e attualmente disponibili, tra l'altro, nella sezione Anime di Netflix per tutti gli abbonati al servizio di streaming digitale. Parliamo di Dragon Ball Z: La Battaglia degli Dei e Dragon Ball Z: La Resurrezione di F, due lungometraggi destinati a loro volta a fare da apripista alla nuovissima serie messa in cantiere da Toriyama e disegnata dal suo discepolo, nonché successore spirituale: Toyotaro. Ovviamente ci riferiamo a Dragon Ball Super, ora in corso in formato manga e anche in forma di adattamento anime a partire dal luglio del 2015. I due film, usciti tra il 2014 e il 2015 nelle sale, richiamano proprio i primi due archi narrativi della serie animata di Dragon Ball Super (nonché la prima saga del manga di Toyotaro), arrivata anche in Italia grazie alla messa in onda di Mediaset. A differenza, dunque, di gran parte degli OAV di Dragon Ball, questi due lungometraggi narrano una storia identica a quella che abbiamo visto anche in TV, ma nonostante questo presentano alcune piccole ma sostanziali differenze tecniche e narrative.

La Battaglia degli Dei

Uno dei presupposti fondamentali, almeno per l'edizione italiana dei due film di Dragon Ball Z distribuiti da Lucky Red e Fox, è che lo studio di distribuzione e doppiaggio non è lo stesso di Mediaset, bensì diretto da Fabrizio Mazzotta, ragion per cui gli affezionati all'edizione italiana classica - quella della nostra infanzia, che vedeva Paolo Torrisi a prestar la voce a Goku, o quella moderna che vede Claudio Moneta nei panni del protagonista ma che lascia invariati i doppiatori storici della serie - potrebbero storcere il naso nell'ascoltare voci quasi completamente inusuali a quelle cui erano abituati. Stesso discorso vale per le pronunce di quasi tutti i nomi dei personaggi: l'edizione cinematografica degli archi narrativi sul dio della distruzione Beerus e Golden Freezer sceglie infatti di rimanere fedele alle nomenclature originali, quelle che troviamo nel manga italiano o nei videogiochi di Dragon Ball ma che nella versione di Mediaset hanno ricevuto sostanziali modifiche. Quindi, ad esempio, Junior viene chiamato Piccolo oppure Bills viene pronunciato Beerus, mentre la classica aura viene chiamata con il suo nome originale di Ki, o ancora sentiamo i personaggi pronunciare Sàiyan, con l'accento sulla prima vocale. Tralasciando queste piccole accortezze, le differenze tra Dragon Ball Z: La Battaglia degli Dei e la prima saga di Dragon Ball Super sono anche narrative, seppur coinvolgendo pochi dettagli. Ovviamente il film, per questioni di tempistiche, non può permettersi di dilungarsi troppo sul nuovo status quo dei guerrieri Z dopo la saga di Majin Bu: nella serie vediamo come Goku, ad esempio, abbia ceduto all'insistenza di Chichi sul trovare un lavoro per sostenere la sua famiglia, oppure come Vegeta stia provando a essere un padre e un marito più presente - ma, nei primi episodi dell'anime, vediamo come i due eroi finiscano inesorabilmente per cedere alle tentazioni dell'allenamento. In questi episodi filler vediamo, inoltre, che lentamente la trama ci porta verso il primo confronto tra Beerus e Son Goku, con il dio della distruzione svegliatosi da un lungo sonno e in cerca del Super Saiyan God in giro per la galassia.

Nel film, invece, veniamo catapultati subito sul risveglio del dio della distruzione e su come Goku, durante un allenamento, decida di sfidarlo. Un'altra differenza sostanziale riguarda alcune location del lungometraggio e lo svolgimento dello scontro finale tra Goku e Beerus: la festa di Bulma, ad esempio, ne La Battaglia degli Dei si svolge alla Capsule Corporation e non su una nave da crociera. Inoltre la battaglia che vede il Super Saiyan God contro il dio della distruzione non si limita, come nella serie televisiva, a svolgersi in cielo e poi nello spazio. Nel film vediamo i due potentissimi guerrieri scambiarsi colpi spettacolari e scagliarsi da un angolo all'altro della terra, fino addirittura a finire a diversi chilometri nel sottosuolo; il tutto in un vortice di colori e animazioni molto più spettacolari e rifiniti rispetto all'anime, che in termini di tempi di produzione e di costi impone ovviamente una qualità visiva minore rispetto a un film in sala.

La Resurrezione di F

In termini di libertà creative e narrative, Dragon Ball Z: La Resurrezione di F si mantiene un po' più fedele alla controparte anime di questo arco narrativo. La scelta deriva, probabilmente, dal fatto che nel manga di Toriyama e Toyotaro la saga di Golden Freezer viene saltata a pié pari, pur rimanendo in continuity con gli eventi di Dragon Ball Super (perché, non dimentichiamo, anche nel manga questo arco narrativo funge da premessa fondamentale per la trasformazione di Goku e Vegeta nel Super Saiyan Blue); è dunque probabile che Toriyama e la Toei Animation non abbiano voluto toccarne più di tanto la trama. Anche in questo caso, negli episodi precedenti all'attesa resurrezione di uno dei villain più amati e carismatici dell'opera di Akira Toriyama, il racconto si snoda piuttosto lentamente tra episodi interessanti e i soliti, quasi totalmente inutili filler: all'inizio del film, ad esempio, capiamo che è passato almeno un anno dallo scontro tra Goku e Beerus poiché Videl non è più incinta ed è nata Pan, mentre nell'anime c'è un'intera puntata dedicata alle prime manifestazioni dei poteri da Saiyan della figlia di Gohan. Un'altra, interessante differenza tra film e anime riguarda il comparto musicale: oltre alla colonna sonora generalmente diversa, il lungometraggio presenta una soundtrack particolare chiamata "F": si tratta di un singolo dedicato a Freezer del gruppo giapponese Maximus The Hormone, che viene proposto nel film in una scena dal grande impatto durante la resurrezione di Freezer nella capsula di rigenerazione costruita dai suoi sottoposti.

La nota più lieta de La Resurrezione di F riguarda soprattutto lo stile grafico e le animazioni, vera e propria nota dolente dell'anime di Dragon Ball Super e, fortunatamente, fiore all'occhiello dei lungometraggi. Tantissime sono state le critiche, da parte del fandom, su certi disegni e animazioni della serie televisiva la cui qualità - in alcuni casi - è apparsa clamorosamente bassa. Lo stacco si avverte maggiormente, oltre che in un paio di episodi della saga di Beerus, proprio nell'arco narrativo che vede i Super Saiyan Blue contro Freezer: in tal senso, al netto di un impatto visivo molto più alto, il nostro consiglio è (in mancanza di tempo o di voglia nel recuperare l'anime) di volgere lo sguardo ai due lungometraggi per approcciarsi alle nuove storie post Dragon Ball Z che hanno apparentemente "scanonizzato" Dragon Ball GT.

Black e Zamasu?

I fan chiamano a gran voce anche un terzo lungometraggio, quello che dovrebbe riproporre in un'intera pellicola la saga successiva al ritorno di Freezer e al Torneo tra gli Universi 6 e 7: parliamo dell'arco narrativo dedicato al ritono di Trunks del Futuro e all'avvento di Black Goku e Zamasu. Un ipotetico film sarebbe distribuito innanzitutto nelle sale cinematografiche, ma in seguito si affiancherebbe sicuramente a Dragon Ball Z: La Battaglia degli Dei e Dragon Ball Z: La Resurrezione di F su Netflix. A tutti gli abbonati, appassionati di Dragon Ball che ancora non hanno visionato i lungometraggi, la visione è consigliata per avere un'ulteriore finestra di sguardo sulla grande opera di Akira Toriyama a 360°.

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