Disney si mette in proprio: il mercato dello streaming rischierà la paralisi?

La nuova piattaforma di streaming Disney rischia di innescare un brutto meccanismo, il mercato rischia di diventare davvero troppo frammentato?

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Lo scorso 9 agosto è arrivata una notizia che aleggiava da tempo, la Disney ha intenzione di aprire una nuova piattaforma di streaming online per raccogliere tutti i suoi film live action e d'animazione, le sue serie TV, i prodotti per ragazzi e quant'altro venga prodotto sotto il suo potente marchio. Parliamo di una libreria di titoli potenzialmente gigantesca, che include ovviamente anche i prodotti a marchio Marvel e Star Wars, brand che appartengono alla Disney Corporation. Proprio lo scorso 8 settembre siamo tornati a parlare della questione per raccontarvi di come i prodotti Marvel e Star Wars abbandoneranno Netflix a partire dal 2019, anno in cui partirà proprio la nuova piattaforma Disney. Cosa succederà a noi utenti lo abbiamo già spiegato in questo articolo, questa storia però nasconde un pericolo ancor più grande: si rischia di frammentare il mercato in maniera confusionale e invalidante, con l'utente medio sempre più in difficoltà nel trovare l'offerta più adatta alle sue esigenze. Come la Disney infatti, altri grandi attori del mercato potrebbero intraprendere la medesima strada, dando così vita a tante piccole piattaforme con contenuti ben precisi, ma abbiamo davvero bisogno di così tanti servizi?

Contenuti, editori, distributori

Partiamo da un esempio basilare: avete bisogno di un libro. Benissimo, non vi resta che recarvi in una qualsiasi libreria e cercare il vostro volume, non importa che questa sia un negozio privato, una catena come la Feltrinelli o la Mondadori. Molto probabilmente troverete il vostro prodotto un po' ovunque. Mettiamo invece il caso che un giorno ogni editore decida di vendere i suoi prodotti soltanto nelle sue librerie, in esclusiva dunque. Prima di recarvi in un qualsiasi negozio dovrete stare attenti all'etichetta del libro che state cercando, perché non troverete più un libro Mondadori all'interno di una Feltrinelli e viceversa. Una bella noia, anche perché se vorrete acquistare due libri di due case editrici differenti dovrete per forza di cose andare in due negozi diversi, se avete capito l'antifona. Perfetto, se tutte le grandi case di distribuzione seguissero l'esempio della Disney, creando nuove piattaforme e rimuovendo i loro contenuti da servizi concorrenti, per vedere un determinato film dovremo essere abbonati a quel determinato servizio, altrimenti avremo soltanto uno schermo nero sulla nostra TV.

Mettersi in proprio

Che Netflix abbia raggiunto una quota di mercato spaventosa è fuor di dubbio, nessuno vorrebbe il monopolio del servizio americano, è giusto che sul mercato ci siano diversi attori e che l'utente sia libero di scegliere il suo preferito - in Italia ad esempio c'è Infinity, TIM Vision, Amazon Prime Video ecc. Parliamo però di librerie e servizi che offrono diversi contenuti e di tutti i tipi, al loro interno si può trovare qualsiasi cosa, prodotti Universal, Warner Bros., Fox ecc. Se un giorno però queste grandi case di distribuzione decidessero di "mettersi in proprio", aprendo nuovi servizi, le attuali librerie si svuoterebbero e per cercare un film dovremmo conoscere prima il distributore, oppure giurare fedeltà a un unico brand. È proprio quello che vuole fare la Disney, chiamare a raccolta i propri fedelissimi offrendo una libreria di contenuti autoprodotti, magari strappando abbonati ad altri servizi. Questo modello si applica con facilità all'utenza "di nicchia", pensiamo agli appassionati di fumetti che vorranno vedere i cinecomic Marvel in un unico posto, i genitori e i bambini che vorranno seguire i nuovi prodotti Pixar e rivedere i vecchi cartoni Disney, così come gli irriducibili di Star Wars e di tutto l'universo collegato alla saga. Ma l'utente medio cosa deciderà di fare?


Scelta e paralisi

Attualmente un servizio come Netflix, Infinity, TIM Vision e simili costa attorno ai 10 euro, un prezzo non troppo esoso ma che solitamente spinge l'utenza media a scegliere comunque una sola piattaforma a dispetto delle altre. Nessuno riuscirebbe mai a vedere un'intera libreria di un unico servizio, figuriamoci due o tre insieme, quindi cosa potrebbe succedere in futuro? Quando ci sarà bisogno di pagare tanti piccoli, medi e grandi servizi con prodotti in esclusiva? Probabilmente avremo sempre meno soldi in tasca, più frustrazione, meno scelta, paradossalmente. Un abbonato Disney tenderà a vedere soltanto i prodotti Disney, allo stesso modo farà un utente Netflix che si "accontenterà" delle produzioni originali, idem per Amazon e così via. Questo in via ufficiale, in via ufficiosa potrebbe tornare, più potente che mai, la pirateria, che ha subito un calo negli ultimi anni proprio con l'arrivo delle grandi librerie in streaming in abbonamento (video e musica). A proposito di questo si potrebbe fare un'analisi correlata ai contenuti più piratati degli ultimissimi tempi, solitamente serie TV diffuse in esclusiva su canali americani a pagamento (coff coff HBO, AMC, Showtime coff coff), ma questa è tutta un'altra storia. Conoscete il paradosso di Barry Schwartz? Troppa scelta non è libertà, è paralisi, che sia questo il futuro?