Speciale Ciao Robin Williams, ci mancherai

Il nostro ricordo del grandissimo interprete che ci ha da poco lasciato ma che rimarrà sempre nei nostri cuori

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Il mondo del cinema è ancora immerso in un profondo senso di shock per il suicidio di Robin Williams, maschera gentile e buffonesca prima negli sketch televisivi che avevano rivelato il suo talento e in seguito in un gran numero di commedie cinematografiche che lo avevano trasformato in uno dei divi più amati dal pubblico. Ma Robin Williams non era soltanto una maschera comica: la sua carriera, tragicamente interrotta a 63 anni di età, ci restituisce piuttosto la figura di un attore complesso e dalle molteplici sfumature, la cui travolgente esuberanza e l’infallibile istrionismo lasciavano trapelare, soprattutto nei suoi ruoli più azzeccati, anche un impalpabile sottofondo di malinconia. Un irresistibile genio comico, dunque, diventato un volto familiare per almeno due generazioni di spettatori cresciute con i suoi film, ma al contempo un interprete sapiente in grado di far emergere gli aspetti più nascosti e, talvolta, più dolenti dei suoi personaggi. Una sofferenza che, al contrario, Williams ha saputo celare abilmente nella propria esistenza fuori dal set, pur fra eccessi, abusi di alcol e droghe e ricoveri in cliniche di disintossicazione... fino all’11 agosto, quando tale sofferenza ha avuto la meglio sulla sua strabordante vitalità.

Indimenticabile

Retorica a parte, la scomparsa di Robin Williams non può non lasciare in tutti gli appassionati di cinema un grande rimpianto per questo talento purissimo del quale siamo stati privati all’improvviso. E per quanto, negli ultimi quindici anni, l’attore nato a Chicago si fosse dedicato soprattutto a ruoli secondari e comparse da guest-star in serie televisive, oppure a parti da protagonista in pellicole non certo all’altezza della sua bravura, l’eredità cinematografica di Williams, oltre a quella televisiva (è entrato nella memoria collettiva il simpatico alieno Mork, da lui impersonato prima in Happy Days e poi nella sit-com Mork & Mindy), può vantare ugualmente un’eccezionale ricchezza. Così oggi abbiamo deciso di rendere omaggio al grande attore americano proponendovi la nostra personale Top 5 delle migliori performance di Robin Williams. Una mini-classifica che esclude molte altre interpretazioni di rilievo: dal Braccio di Ferro nel Popeye di Robert Altman, suo esordio da protagonista, al toccante Il mondo secondo Garp di George Roy Hill (un piccolo cult che vi consigliamo di recuperare), dal coraggioso medico nel commovente Risvegli di Penny Marshall al Peter Pan adulto di Hook - Capitan Uncino di Steven Spielberg, fino all’inquietante serial-killer in quello che resta, a conti fatti, il suo ultimo film davvero memorabile, il thriller Insomnia di Christopher Nolan, del 2002. Tuttavia, non senza un velo di tristezza, avremo ancora modo di vedere un "inedito" Robin Williams al cinema: quattro, infatti, i film a cui ha collaborato a vario titolo che ancora non sono usciti nelle sale, più un inedito per l'Italia. E mentre aspettiamo che Nintendo omaggi il grande Robin con un personaggio a lui dedicato in un prossimo Zelda, attendiamo dunque di vedere l'amato attore statunitense in The angriest man in Brooklyn (nel quale recita a fianco di Mila Kunis e Peter Dinklage), in Boulevard di Dito Montiel, nel divertente Merry Friggin' Christmas e nei panni di Roosevelt in Una notte al museo 3 - Il segreto del faraone. Anche la sua ultima interpretazione la avremo, vocale, nel folle film che vedrà una sorta di reunion dei Monty Pithon: Absolutely Anything di Terry Jones.

5. MRS. DOUBTFIRE

In un percorso costellato da enormi successi di pubblico, il maggiore campione d’incassi nella filmografia di Robin Williams (oltre 50 milioni di spettatori solo negli Stati Uniti) rimane Mrs. Doubtfire, la scatenata commedia diretta da Chris Columbus nel 1993, che è valsa a Williams il suo quarto Golden Globe (ai quali si aggiungeranno un premio speciale per il doppiaggio del Genio in Aladdin e il prestigioso Cecil B. DeMille Award alla carriera). Ispirato a un libro di Anne Fine, Mrs. Doubtfire racconta la divertente vicenda di Daniel Hillard, un doppiatore disoccupato e un padre di famiglia in rotta con la moglie Miranda (Sally Field), la quale decide di separarsi dal marito e inizia una nuova relazione. Insofferente all’idea di essere messo da parte e di non poter più vedere con regolarità i suoi tre figli, Daniel decide così di “rientrare” in casa nelle vesti di un’eccentrica governante chiamata Euphegenia Doubtfire, che in breve tempo conquisterà la fiducia e l’affetto dei componenti della famiglia. Lo straordinario istrionismo di Robin Williams riesce a reggere alla perfezione l’intero meccanismo comico, e la sua interpretazione negli ingombranti panni di Mrs. Doubtfire si iscrive di diritto nell’antologia delle migliori performance en travesti del cinema di tutti i tempi.

4. LA LEGGENDA DEL RE PESCATORE

Uno dei cult-movie del cinema degli Anni ’90 nonché uno tra i film più acclamati nella produzione dell’eclettico Terry Gilliam: stiamo parlando de La leggenda del Re Pescatore, il coinvolgente racconto dell’improbabile amicizia fra Jack Lucas (Jeff Bridges), un dee-jay di New York in un momento di acuta crisi personale, e Perry (Robin Williams), un vivace barbone traumatizzato dall’omicidio della moglie e ossessionato dall’idea di trovare il Santo Graal. Premiato con il Leone d’Argento al Festival di Venezia 1991, La leggenda del Re Pescatore ci ha consegnato uno dei ruoli più celebri e trascinanti nella carriera di Williams, il cui istrionismo ben misurato conferisce la giusta mistura di umanità e “lucida follia” all’imprevedibile Perry. Il suo ruolo nella pellicola di Gilliam è valso a Williams il Golden Globe e la sua terza nomination all’Oscar come miglior attore.

3. GOOD MORNING, VIETNAM

Un altro film di culto, che nel 1987 registrò un sensazionale successo di pubblico e consacrò definitivamente Robin Williams fra i grandi talenti della sua generazione: si tratta di Good morning, Vietnam, diretto dal regista Barry Levinson e basato sulla vera storia del dee-jay radiofonico Adrian Cronauer. Ambientato a Saigon nel 1965, durante le prime fasi di quello che, di lì a breve, si sarebbe trasformato in uno dei più tragici conflitti militari della seconda metà del Novecento, Good morning, Vietnam si basa sull’originale connubio fra il tema della guerra e dell’occupazione statunitense in Vietnam ed i toni da commedia brillante del soggetto, incentrato proprio sulla figura di Cronauer: un dee-jay irriverente e dotato di un umorismo per nulla politically correct, al punto da attirarsi le ostilità dei suoi superiori. Robin Williams ebbe modo di sfruttare al meglio le sue abilità come imitatore e doppiatore, nonché la sua proverbiale verve comica, per conferire al film di Levinson un ritmo e un’intensità impeccabili: Good morning, Vietnam si regge interamente sulla sua performance, che gli ha permesso di aggiudicarsi il Golden Globe e la sua prima candidatura all’Oscar.

2. WILL HUNTING

Come dicevamo nell’introduzione, uno dei segreti del talento di Robin Williams risiede appunto nel miracoloso amalgama fra una comicità irrefrenabile ed un soffuso senso di malinconia che è possibile percepire nei suoi personaggi più “veri” ed empatici: è il caso di Sean McGuire, il maturo psicologo, dai modi talvolta eccentrici ma dotato di un incredibile calore umano, al quale Robin Williams ha prestato voce e volto in uno dei suoi film più belli, Will Hunting - Genio ribelle, per la regia di Gus Van Sant. Con una performance misurata e sotto le righe rispetto ai suoi consueti standard, Williams è riuscito a regalarci il vivido ritratto di un personaggio strenuamente impegnato nel tentativo di “salvare” il geniale ma problematico Will Hunting, ruolo che consacrò al successo un giovanissimo Matt Damon. Il vero nucleo narrativo del film è costituito non a caso dal rapporto fra il dottor McGuire e Will: un rapporto in cui non mancano gli echi evidenti di un’ideale relazione fra padre e figlio. Grazie al film di Van Sant, nel 1997 Williams si guadagnò un meritatissimo premio Oscar come miglior attore supporter.

1. L’ATTIMO FUGGENTE

In una carriera cinematografica lunga più di trent’anni, il personaggio di Robin Williams che è entrato con maggior forza nel cuore e nella memoria del pubblico, quello in grado di trasmetterci le emozioni più profonde e durature, resta senz’altro lui: John Keating, professore di letteratura appassionato ed anticonformista, innamorato della poesia di Ralph Waldo Emerson e di Walt Whitman. Una figura alla quale Robin Williams ha donato tutto il suo inarrivabile carisma, ottenendo la nomination all’Oscar come miglior attore e, cosa ancor più importante, conquistandosi un posto speciale nel nostro immaginario collettivo. Il film, che non ha certo bisogno di presentazioni, è L’attimo fuggente (in originale Dead poets society), un classico intramontabile diretto nel 1989 dal regista australiano Peter Weir: non solo uno dei più affascinanti resoconti di un’educazione scolastica che è innanzitutto un’educazione alla vita e all’amore per l’arte, ma anche un’avvincente apologia della necessità di “cogliere l’attimo”, di vivere la vita fino in fondo. Un invito pronunciato con totale immedesimazione dal professor Keating ai propri allievi, e che suona oggi ancora più significativo per la coscienza della drammatica scomparsa di questo indimenticabile interprete.

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