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Captain America, l'eroe senza tempo Marvel

Tutti gli step cinematografici del supersoldato Steve Rogers, il paladino Marvel col volto di Chris Evans: da Il Primo Vendicatore a Civil War

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1941, impazza la Seconda Guerra Mondiale. Lo spauracchio di un coinvolgimento USA nel conflitto si fa largo tra l'opinione pubblica a stelle e strisce, inorridita dalla barbarie di Adolf Hitler e dalle scorribande degli U-Boot tedeschi nelle acque dell'Oceano Atlantico. Lo sceneggiatore Joe Simon segue con vivo interesse le drammatiche notizie che giungono dall'Europa: la Germania nazista procede spedita verso la realizzazione del Terzo Reich, lasciando dietro di sé una scia di morte e repressione. Simon, per manifestare il proprio dissenso nei confronti di Hitler, dà vita ad nuovo personaggio dei fumetti, suggerendo all'editore della Timely Comics (la futura Marvel) Martin Goodman di pubblicarne una striscia. Nasce Captain America, il primo supereroe ad essere spedito al fronte per cambiare le sorti del conflitto mondiale in atto. La peculiarità del fumetto dedicato al supersoldato Steve Rogers è infatti una contaminazione su inchiostro tra ideologia ed evasione. Cap è un fumetto politico, con cui l'America manifesta il proprio disprezzo nei confronti dei totalitarismi europei: nel primo numero dedicato al paladino a stelle e strisce - datato marzo 1941 - il Vendicatore prende a pugni addirittura il Führer in copertina. L'originalità di Captain America risiede nel fatto che la nemesi del beniamino Marvel non è un fantomatico villain nato dalla penna di qualche writer, bensì si tratta di Adolf Hitler in persona. Steve Rogers nei fumetti combatte il nazismo (curiosamente come farà anni dopo al cinema l'Indiana Jones di Harrison Ford). Dopo la fine delle ostilità e la vittoria (a caro prezzo) della democrazia sul nazifascismo, la Sentinella della Libertà fa i conti con l'oblio. Un eroe di guerra ha poco appeal in tempo di pace e Cap tornerà in voga solo nella metà degli anni '60, grazie al restyling operato da Stan Lee.


Da zero a mito

È il 2011 quando nelle sale arriva Captain America - Il Primo Vendicatore, per la regia di Joe Johnston (il quale, per la serie "nazisti al cinema", vinse un Oscar per gli effetti speciali de I Predatori dell'Arca Perduta). Chris Evans presta il volto al gracile e idealista Steve Rogers, giunto al milionesimo tentativo di entrare tra le fila dell'esercito statunitense, al fine di fronteggiare il nemico pubblico numero 1: Adolf Hitler, il leader del Terzo Reich che nel frattempo ha sguinzagliato un'intera divisione segreta - al cui comando troviamo l'ambizioso Johann Schmidt di Hugo Weaving - pur di mettere le mani sul Tesseract, una fonte di energia inesauribile risalente al tempo degli antichi dei nordici. Non è la prima volta che il cinema coniuga la figura di Hitler con tematiche storico-fantasy. L'antesignano, nemmeno a dirlo, era stato Steven Spielberg con l'Arca dell'Alleanza prima e il Santo Graal poi nel primo e terzo capitolo dell'avventure dell'archeologo Indiana Jones. Tornando al rachitico personaggio di Evans, l'anamnesi dell'aspirante soldato Steve Rogers rivela patologie quali asma, scarlattina, febbre reumatica. Praticamente il futuro Captain America: Civil War è ad un passo dalla bara (e dal collezionare l'ennesimo visto da riformato sulla richiesta d'arruolamento). Buon per lui che il dottor Erskine (Stanley Tucci) ha realizzato un portentoso siero che, unito ad una stimolazione con i "Raggi-Vita", consente un mutamento cellulare sbalorditivo.

Il Primo Vendicatore. Anzi no...

Da insignificante ma combattivo ragazzo vessato dai bulli ("Tu non ti arrendi mai, vero?"; "Ho tutto il giorno libero"), Rogers diviene un super combattente che utilizza uno scudo indistruttibile, realizzato con il vibranio wakandiano. Cap se la vede con l'Hydra, una falange segreta dei nazisti finanziata dal Führer che il supersoldato intende "scortare fino ai cancelli dell'Inferno". Per scongiurare un'imminente catastrofe mondiale, l'ex asmatico di 40 chili si sacrifica, inabissandosi con un velivolo tra i ghiacci del Polo Nord, rimandando per sempre il ballo con la "sua" Peggy Carter (Hayley Atwell). Nel finale de Il primo Vendicatore il supereroe si risveglia nella New York del 2012, giusto in tempo per unirsi agli Avengers: Infinity War e divenirne il leader. Il Captain America di Chris Evans, sebbene non sia la prima versione su grande schermo del personaggio (nel 1990 Matt Salinger aveva prestato il volto al paladino in un flop clamoroso dove recitò anche Francesca Neri), rispecchia i tratti fondamentali del personaggio ideato da Joe Simon e disegnato da Jack Kirby: non un dio - come il "rivale" Superman - bensì un uomo del popolo, la coscienza di una nazione. Un uomo tutto d'un pezzo, garanzia di giustizia e libertà.

L'Uomo senza tempo

Classificato come "Non Operativo" nel finale de Il Primo Vendicatore, Cap viene scongelato, proprio come un prodotto ittico, per poter essere inserito nel Progetto Avengers, al pari dei colleghi Iron Man, Thor, Vedova Nera, Hulk e Occhio di Falco. Lo Steve Rogers che ritroviamo è un soldato velatamente disilluso ("Quando ero congelato, il mondo era in guerra. Mi sveglio e dicono che abbiamo vinto. Ma non che cosa abbiamo perso"), un attempato brioso che non intende inginocchiarsi dinanzi al villain Loki (Tom Hiddleston). L'uomo senza tempo, che ha familiarità col Mago di Oz e poca dimestichezza con i computer, mostra i primi segni di insofferenza nei confronti del collega Tony Stark aka Iron Man ("Metti l'armatura: divertiamoci un po'!" consiglia Cap al tycoon). Tacciato di essere una nullità che indossa una tutina luccicante, l'ex ragazzo di Brooklyn contribuisce a mettere in sicurezza l'Helicarrier danneggiato dai mercenari di Loki e, durante la battaglia di New York, presidia le strade di Manhattan, respingendo l'offensiva dei Chitauri. Dopo la pellicola di Joss Whedon (e un'esilarante comparsata in Thor: The Dark World), i Marvel Studios realizzano il sequel dello stand-alone sul supersoldato a stelle e strisce, ovvero Captain America: The Winter Soldier. Alla regia troviamo i fratelli Anthony e Joe Russo - ora al lavoro su Avengers: Infinity War - e i toni da war movie dell'originale cedono il passo alle atmosfere da spy story vecchia maniera. Impossibile non rinvenire, nella pellicola, echi de I tre giorni del Condor (con tanto di ciliegina Robert Redford nel cast) e di The Manchurian Candidate (citazione, questa, che verrà avvalorata da Tony Stark in Civil War), specie per quel che riguarda l'addestramento del Soldato d'Inverno (Sebastian Stan). In The Winter Soldier viene approfondita la condizione di "reduce del tempo" di Rogers: nell'sua agendina è appuntato tutto ciò che si è perso durante gli anni in cui è rimasto ibernato: dal Muro di Berlino (sia "Up" che "Down") allo splendido Trouble Man di Marvin Gaye passando per Star Wars, Rocky e i Nirvana. Il maratoneta (così viene scherzosamente chiamato dalla new entry Sam Wilson/Falcon) viene messo al corrente da Nick Fury del Progetto Insight, di cui nutre più di un dubbio ("Non è libertà, è paura"). In forza allo S.H.I.E.L.D., il capitano che non deve fidarsi di nessuno (Fury dixit) lotta contro un sistema infettato dalla rediviva Hydra, ritrovando per strada l'ex amico Bucky, ora nemesi conosciuta come Il Soldato d'Inverno. Sarà proprio lui, dopo la parentesi Avengers: Age of Ultron, il casus belli di Captain America: Civil War.


I segreti di Cap

Che Steve Rogers è quello che fa capolino in Captain America: Civil War? Una cosa è certa: lo spirito ammirevole dell'ex ragazzo di 95 libbre con la statura di Alvaro Vitali - che aveva guidato l'eroe senza macchia dei capitoli precedenti - abdica in favore di una coscienza decisamente più dark. L'alter ego di Chris Evans, per tutto il film, è ostinato, spietato e ribelle. Rogers si dichiara contrario all'Atto di Registrazione (gli Accordi di Sokovia) ratificato dalle Nazioni Unite, convinto che "le mani più sicure restino quelle degli Avengers". L'ex eroe di guerra, alla veneranda età di (quasi) 100 anni, trova il tempo di portare a termine una delicata missione: il primo bacio, indirizzato all'agente Sharon Carter (nipote di Peggy, deceduta nel corso della pellicola per cause naturali). Insofferente alle direttive del Generale Ross, il veterano scudettato svela il suo lato più oscuro: cela segreti e tradisce i compagni d'un tempo per salvare l'amico di sempre Bucky. Nello scontro finale con un inviperito Iron Man, Cap ha la meglio solo grazie all'intervento in zona Cesarini del Soldato d'Inverno (Sebastian Stan), il quale distrae il superereroe di ferro, permettendo a Captain America di sorprendere il rivale, mettendo fuori uso il reattore Arc con un colpo di scudo ben assestato. "Quello scudo non ti appartiene, non te lo meriti", esclama uno Stark ferito (più nei sentimenti che fisicamente). E allora Rogers abbandona a terra la propria arma. L'eroe (senza tempo) è definitivamente moderno, un bastardo senza gloria non più a caccia di nazisti, altresì impegnato a passare "dall'altra parte", a divenire un fuorilegge. E, mentre si appresta a divenire il leader dei Vendicatori Segreti, mostra attraverso una lettera indirizzata all'alter ego di iron Ma il proprio rimorso per aver ferito un vecchio amico...