RoadToTheAvengers

Speciale Captain America

Conosciamo meglio Steve Rogers AKA Capitan America, la Sentinella della Libertà

speciale Captain America
Articolo a cura di
Mauro Antonini identità pubblica di Manthomex. Cartoonist e storico crossmediale. Crede nella completa realtà di tutte le storie immaginarie. Spesso lavora in coppia con Piccion, personaggio della serie "Piccioncimema".

Introduzione a cura di Marco Lucio Papaleo

È il 1941. Circa otto mesi prima che gli Stati Uniti scendessero in guerra, dal mondo stravagante e frivolo dei fumetti arriva un pesante messaggio politico. Dalla copertina di un albo, difatti, un giovane e aitante figuro, stretto in un'attillata tuta recante i colori della bandiera americana, colpisce in pieno volto con un pugno nientemeno che Adolf Hitler. Come a dire: la Grande America non può restare a guardare imperterrita quel che succede in Europa. Da allora, Captain America assurge a simbolo dell'uomo giusto e valoroso, che insorge contro i despoti e soccorre gli oppressi. Recando con sé, naturalmente, ideali e propositi del suo paese, tutti racchiusi nel suo vessillo a stelle e strisce, e nel suo iconico scudo, strumento di difesa -dei Valori- e non di offesa. Inutile inoltre dire che, a prima vista, non ispira certo le simpatie dei pacifisti e di coloro che avversano il capitalismo americano in ogni sua forma. È facile fare di Captain America un personaggio iconico ma soprattutto retorico, ed è esattamente quello che, negli ultimi anni, i suoi autori hanno cercato di evitare, rendendolo un personaggio portatore sano di valori, più che di ideologie. C'è molto di più, in Steve Rogers, di un invasato militarista che va in giro con una bandiera americana addosso. Rogers è un supereroe atipico, è la rappresentazione illustrata, fantastica e romantica del mito americano del self made man, colui che parte da zero e contro ogni avversità realizza il proprio obiettivo di vita. Con la differenza che Steve non vuole diventare ricco e rispettato, ma inseguire un ideale di giustizia, essere utile alla sua gente. La sua trasformazione in superuomo non avviene suo malgrado: sceglie autonomamente di essere quello che sente di dover essere, anche a costo di enormi sacrifici, che tra l'altro nessuno gli richiede. Insomma, più che il grande potere, desidera la grande responsabilità, per puro senso civico. E Cap è il protagonista di questo nostro nuovo appuntamento con Road To The Avengers, la nostra maratona di articoli preparatori al fenomenale film diretto da Joss Whedon che arriverà nelle sale italiane il 25 aprile. Ma lasciamo la parola allo specialista Mauro Antonini, che continua il suo Focus on sui protagonisti dell'atteso The Avengers. Il tutto condito, come di consueto, da una stupenda vignetta di PiccionCinema.
"Got in a little hometown jam/ So they put a rifle in my hand/ Sent me off to a foreign land"
Bruce Springsteen - Born in the U.S.A.

Capitan America è uno dei più classici protagonisti della narrativa supereroica. Nasce dalla penna di Joe Simon e dalla matita di Jack Kirby sul numero 1 di Captain America Comics, albo edito nel 1941 dalla Timely Comics (casa editrice che, vent'anni più tardi, avrebbe preso il nome di Marvel Comics). Il personaggio ha i suoi natali in piena "Golden Age" del fumetto americano, appena due anni dopo la creazione di Superman sulle pagine di Action Comics, personaggio da cui scaturì il concetto stesso di supereroismo.

I fumetti Timely di Capitan America sono opere propagandistiche, editi ed ambientati durante il Secondo Conflitto Mondiale che, attraverso il filtro dell'immaginario, traspongono prepotentemente sulle pagine dei comics la cruda realtà del mondo del lettore e sono dichiaratamente ideati, scritti e disegnati per glorificare la giustezza della causa statunitense nella guerra in atto. In realtà quasi tutto il fumetto supereroistico americano degli anni della Seconda Guerra Mondiale era devoluto ad innalzare gli animi dei connazionali, gli eroi patriottici nascevano in gran quantità un po' per tutti gli editori, e i nemici che questi combattevano erano spessissimo caricature mostruose di nazisti e giapponesi. In fondo i comic books - insieme alla cioccolata - erano tra i prodotti più fruiti dall'esercito americano e, spesso, venivano a loro consegnati proprio come sostentamento psicologico. Il fumetto propagandistico aveva, dunque, una doppia funzione: certificava ai più giovani americani che restavano in patria che le milizie partite in battaglia stavano combattendo da eroi, in una guerra "giusta", per una causa che persino le icone del mito moderno caldeggiavano, nonché che il nemico da battere fosse un mostro di pura malvagità con mire espansionistiche di dominazione mondiale, esattamente come i cattivi cartacei. Dall'altra fomentava l'animo stesso dei soldati in guerra che, catarticamente, si sentivano spalleggiati dalla morale degli eroi in costume, considerandosi essi stessi presenti in trincea per far trionfare verità e giustizia. Il primo numero di Captain America Comics, che in copertina ritrae il Capitano che abbatte Adolf Hitler con un pugno poderoso, diviene immediatamente un successo, vendendo quasi un milione di copie, un risultato davvero considerevole, tenendo soprattutto conto delle ristrettezze economiche di una nazione in guerra. Capitan America ha tutte le caratteristiche per incarnare il sogno americano e l'identificazione con il patriottismo dei lettori dell'epoca: Steve Rogers, ragazzo qualunque, magrolino e malaticcio, pur di servire il suo paese sceglie di fare da cavia ad un progetto scientifico che lo trasforma in un Super Soldato, dalla muscolatura potente e dalle abilità fisiche al limite massimo delle potenzialità umane. Abbigliato con un costume che riprende la bandiera USA e armato di uno scudo, il personaggio continua a nutrire di ottima salute di vendite e di divulgazione popolare per tutta la durata del conflitto.

E' chiaramente la fine della guerra a dichiarare il decadere d'interesse del pubblico verso un'icona così calata in un preciso periodo storico, ma sarà grazie a Stan Lee, il grande architetto della Marvel Comics, che dall'inizio degli anni '60 ricostruisce il fumetto americano dalle basi, che la Sentinella della Libertà riuscirà a tornare in auge. L'idea di Lee è che Capitan America - un personaggio da lui sempre amato, sia come lettore sia come autore, in quanto in gioventù la sua co-sceneggiatura del numero 3 di Captain America Comics siglò la sua entrata nel mondo del fumetto - fosse rimasto ibernato dalla fine della guerra fino al tempo presente dopo essere caduto nell'Atlantico a seguito di una missione aerea per fermare un folle piano del nazista Barone Zemo. Re-inserito nell'affresco Marvel nel numero 4 di The Avengers, dove il supergruppo noto come I Vendicatori trova Rogers in animazione sospesa in un blocco di ghiaccio sul fondo del mare, Capitan America torna ad essere una delle colonne portanti del fumetto statunitense, sia come elemento cardine dei Vendicatori, sia in solitario come protagonista del comic book Captain America, ri-titolazione dell'antologico Tales of Suspance. Stan Lee si preoccupa di attualizzare il personaggio, conferendogli una psicologia problematica tipica delle sue creazioni, puntando soprattutto l'attenzione sul fatto che il rianimato Rogers è in tutto e per tutto un uomo fuori dal tempo, che non sarà mai completamente integrato in una contemporaneità che non gli appartiene e che si trova a simboleggiare un' America dagli ideali non più così netti come negli anni '40.

Al di fuori dei comics Capitan America è il supereroe Marvel a detenere il rapporto più duraturo con il cinema e l'audiovisivo in genere: già nel 1944, appena tre anni dopo il suo debutto cartaceo, il Super Soldato appare nel serial cinematografico in quindici capitoli dal titolo Captain America. Debutta poi sul piccolo schermo, nel film televisivo Captain America (1979) di Rod Holcomb, al quale si legò il sequel dello stesso anno Captain America - Death Too Soon di Ivan Nagy. L'esordio al cinema sarebbe dovuto arrivare nel 1990 con Captain America di Albert Pyun che non riuscì, però, ad arrivare nelle sale ed uscì come prodotto direct-to-video. E' solo grazie all'odierna rivoluzione varata dai Marvel Studios che il Super Soldato può trovare una sua concreta incarnazione di celluloide. Nel nuovo Universo Marvel cinematografico Steve Rogers appare in Captain America - Il primo Vendicatore (2011), film diretto da Joe Johnston (probabilmente scelto per aver diretto già Le avventure di Rocketeer, altro comic book movie di ambientazione bellica) e interpretato da Chris Evans, una scelta davvero inaspettata, in quanto l'attore aveva già incarnato, pochi anni prima, il supereroe Marvel la Torcia Umana nel dittico I Fantastici 4 (2005) e I Fantastici 4 e Silver Surfer (2007), entrambi di Tim Story. Pur ambientato in grandissima parte durante la seconda guerra mondiale il film di Johnston preferisce toni leggeri, vicini all'apparato comedy gradito dai Marvel Studios, molto distanti dal propagandismo delle origini e si disimpegna persino da problematiche politiche marginalizzando al massimo il nazismo dalla vicenda. Ultimo film Marvel Studios prima di The Avengers di Joss Whedon (2012), Captain America - Il primo Vendicatore prelude direttamente al confluire in un'unica pellicola di tutte le trame intessute già nei due Iron Man di Favreau (2008 e 2010), ne L'Incredibile Hulk di Leterrier (2008) e nel Thor di Kenneth Branagh (2011).
Mauro Antonini, giornalista crossmediale, scrittore ed autore, nonché curatore di Road to the Avengers, è anche autore di PiccionCinema, la popolare webseries che ci allieterà con le sue tavole, alcune delle quali realizzate apposta per l'occasione. Non perdetevi la prossima incursione di Piccion nel mondo degli Avengers, giovedì prossimo!
Piccion è un piccione viaggiatore, con il potere speciale di comparire nei momenti focali di tutta la storia del cinema. Invade spazi che non gli appartengono, si imPICCia, e si trova di vignetta in vignetta sbalzato in situazioni che lo vedono in pericolo o pronto a fare amicizia con le icone del cinema classico e contemporaneo. Piccion appare online ogni settimana in una "rubrica disegnata" in un elegante bianco e nero "classico" dal titolo PICCIONCINEMA, ad opera di Mauro Antonini, giornalista, studioso di cinema, comics e cultura pop e disegnatore, ed è visionabile sul suo blog e sulla pagina Facebook del progetto.
Stay Picc!!

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