Speciale Anarchia e i futuri distopici al cinema

In occasione dell'uscita in Home Video del più recente esponente del genere, ripercorriamo velocemente le distopie al cinema

speciale Anarchia e i futuri distopici al cinema
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Il Cinema permette una facile fuga dalla quotidianità, regalando intrattenimento e lasciandoci immergere in scenari fantastici distanti dalla realtà che viviamo, rassicurandoci grazie alla riconosciuta finzione e, allo stesso tempo, spaventandoci quando è messo in scena un futuro dove i principi morali della società sembrano essere decaduti a vantaggio di un bieco e violento totalitarismo. Il popolo come schiavo, “costretto” a sopravvivere agendo oltre le logiche sociali comuni dell’essere umano, così come accade in Anarchia - La notte del giudizio, sequel de La notte del giudizio, una pellicola fantascientifica a forti tinte horror che dal 29 ottobre sarà disponibile, in edizione DVD e Blu-ray, distribuito dalla Universal Pictures Italia. Sempre lo stesso giorno sarà disponibile anche un cofanetto, in DVD e Blu-ray, inedito, con entrambi i film della saga, La notte del giudizio e Anarchia - La notte del giudizio, e numerosi contenuti speciali. Anarchia - La notte del giudizio, diretto da James DeMonaco, è ambientato in un futuro distopico dove i nuovi Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America, per limitare la criminalità nel paese, hanno indetto lo “sfogo annuale”, una giornata dove ogni crimine, anche il più efferato, è permesso. In questo drammatico scenario sono raccontate alcune storie personali, tra cui quella di un padre desideroso di vendetta, che intende sfruttare la ghiotta occasione e uccidere l’assassino del figlio, quella di una madre e della sua giovane figlia e quella di una coppia di fidanzati che cercano disperatamente di arrivare incolumi all’alba e sfuggire alla furia omicida che imperversa in città. In occasione dell’uscita in Home Video della pellicola, proponiamo un breve excursus tra le più rilevanti pellicole ambientate proprio in un futuro distopico e iniziamo con il classico del 1927, Metropolis, del regista austriaco Fritz Lang.

Metropolis

Manifesto del cinema fantascientifico e tra le opere più importanti del filone espressionista, Metropolis mantiene ancora oggi intatto il proprio fascino nonostante sia un film muto e realizzato in bianco e nero. La pellicola è ambientata nel 2026 in una società dilaniata da un’evidente lotta classista, dove i ricchi vivono in accoglienti e giganteschi grattacieli mentre i poveri sono confinati nel sottosuolo, dimenticati da tutti e alienati dal lavoro in fabbrica. In una situazione insostenibile, la rivolta contro i potenti è inevitabile e nasce proprio dal basso, favorita dalla vendetta dall’inventore delle macchine, Rotwang, verso il dittatore-padrone Fredersen, e dalla rabbia, come quella provata dagli operai, ridotti allo strenuo delle forze e segnati da turni di lavoro massacranti. Il film permette, però, di riflettere anche su quello che può accadere in caso di una rivolta dettata dall’istinto piuttosto che dalla ragione, lasciando intendere, proprio nel finale, come sia una reale mediazione e collaborazione tra le parti, alla ricerca di un compromesso, la componente fondamentale per porre le basi di una società sana, giusta ed equa. Metropolis è un film avanguardista, straordinariamente moderno e capace di rappresentare, anche attraverso delle forme metaforiche, dalla Torre di Babele, al giardino dell’Eden, un inevitabile conflitto sociale che, almeno in questo caso, porta a un cambiamento positivo.

Fahrenheit 451

Nel 1966 François Truffaut realizzò la trasposizione cinematografica di Fahrenheit 451, romanzo fantascientifico scritto nel 1953 da Ray Bradbury e ambientato in un futuro imprecisato dove la televisione ha sostituito, sia come forma d’intrattenimento sia d’istruzione, i libri. Questi ultimi vengono “processati” dall’attuale governo perché responsabili di un’evasione fittizia, come quella permessa al lettore che, cibandosi di storie fantastiche e avventurose, potrebbe soffrire di frustrazione e depressione una volta constatato che non potrà mai far parte di quel mondo immaginario. La televisione ha quindi il compito di rassicurare, indottrinare e istruire i cittadini, mentre qualsiasi libro è messo al rogo e bruciato da una squadra di pompieri istituita proprio per l’occasione. Proprio il capo dei vigili del fuoco sarà attratto, grazie anche all’incontro con una donna che ama la lettura, da quei libri visti come “oggetti del male” e diventerà un fuorilegge, iniziando a cibarsi dei grandi classici della letteratura e aprendo finalmente gli occhi di fronte al piano oscuro messo in atto dal governo, intenzionato a coltivare un popolo ignorante.

Orwell 1984

A metà strada tra distopia e ucronia si colloca Orwell 1984, film del regista britannico Michael Radford e adattamento cinematografico del capolavoro 1984 scritto da George Orwell nel 1949. La pellicola, interpretata da John Hurt, Richard Burton e Suzanna Hamilton e piuttosto aderente al romanzo, è ambientata in un ipotetico futuro nella Londra del 1984, ora appartenente al superstato di Oceania, dove opera il Grande Fratello, un’entità, a capo del governo totalitario, venutasi a creare in seguito a un’immaginaria terza guerra mondiale combattuta con l’utilizzo di armi nucleari che hanno portato distruzione e il formarsi di nuove entità territoriali tra cui l’Oceania stessa, l’Eurasia e l’Estasia. Il Grande Fratello ha occhi ovunque e controlla in maniera capillare la popolazione che difficilmente può evitare una censura imposta, principalmente, attraverso la manipolazione dei mezzi d’informazione. Solo un uomo sembra poter sfuggire alla dittatura, scrivendo un diario - e macchiandosi quindi dello psicoreato - e innamorandosi di una donna con la quale condividerà una breve ma intensa storia d’amore nei quartieri popolari della società, poco controllati poiché composti in maggioranza da semianalfabeti e quindi meno “pericolosi” agli occhi del Grande Fratello.

Arancia Meccanica

Negli ipotetici futuri messi in scena dal cinema e dalla letteratura possono verificarsi delle tensioni sociali che esulano dalle scelte di un governo opprimente e andrebbero analizzate in un più ampio quadro sociologico, dove indagare su sogni e bisogni, spesso devianti, di giovani alla ricerca di una propria identità. Quest’ultima, però, può andare contro quelli che sono i principi morali della società stessa, come in Arancia Meccanica, il film di Stanley Kubrick ispirato al romanzo di Anthony Burgess. La visionaria pellicola, datata 1971, racconta delle scorribande dei Drughi, una banda londinese formata da giovani della classe operaia britannica e dediti alla violenza, al sesso - anche sotto forma di stupro - all’alcol e alle droghe. Il film si divide in due parti: nella prima è lasciato ampio spazio alle avventure dei drughi, nella seconda il capo della banda, Alex DeLarge, è rinchiuso in carcere e sottoposto a una sperimentale “Cura Ludovico” con la quale il Governo intende reinserire nella società individui sani senza istinti criminali. Alex da carnefice diventa vittima, sottoposto a un duro e ben poco ortodosso esperimento medico, fino ad arrivare sull’orlo della pazzia, martellato quotidianamente d’immagini violente con lo scopo di snaturare il suo istinto. Arancia Meccanica mostra la deriva di una società utopica che, nella ricerca di un modello ideale da perseguire, non si fa scrupoli, finendo per avallare quella stessa violenza e tortura che vorrebbe eliminare.

Brazil

Del 1985 è, invece, Brazil, intensa pellicola fantascientifica diretta da Terry Gilliam e interpretata, tra gli altri, da Robert De Niro, Jonathan Pryce, Bob Hoskins e Katherine Helmond. Il film è ambientato in un futuro non precisato, dove gran parte della mole di lavoro è svolta dal Ministero dell’informazione, mentre i burocrati comandano con malvagità sui cittadini, relegati a uno stato di schiavitù di fronte alla forza governativa. In questo scenario, ormai classico per il cinema, un uomo, suo malgrado, si ritroverà protagonista di una strampalata avventura tra non poche, e brillanti, trovate parodistiche tipiche dello stile di Gilliam, che qui omaggia alcuni illustri predecessori, come lo stesso Orwell. Evidente è, ancora, la satira sulla burocrazia, sul potere e sull’invadenza di questo sulla nostra vita quotidiana, nelle nostre relazioni e nello stesso ambiente di lavoro. I sogni del protagonista, un semplice impiegato senza aspirazioni e velleità di carriera, rappresentano un momento di svago e una metaforica evasione da una realtà opprimente, dove forse solo l’immaginazione può salvarci dalla noia e dalla ferocia di un regime totalitario. Fino al corto circuito finale dove il confine tra sogno e realtà diventa labile e di difficile definizione, illudendo e confondendo lo spettatore stesso.

V per Vendetta

Nel corso di questo breve excursus non può mancare, come esponente relativamente recente del genere, V per Vendetta, diretto da James McTeigue nel 2005 grazie al supporto (produttivo e a livello di sceneggiatura) dei fratelli Andy e Lana Wachowski. Tratto da uno dei capolavori scritti del grande fumettista Alan Moore risalente ai primi anni '80 (e, proprio come tutte le altre pellicole derivate dai suoi lavori, disconosciuto dallo stesso) V per Vendetta si ambienta in un vicino futuro di matrice orwelliana in cui il Regno Unito piomba nell'oscurantismo totalitario di un governo dedito a mantenere lo status quo tramite l'applicazione ferrea della legge marziale. In questo contesto si muove il misterioso V, ispirato dal personaggio storico di Guy Fawkes (del quale indossa sempre una maschera, assurta a simbolo di un ideale) e deciso a sovvertire l'ordine pubblico, sotto gli occhi di una stupita e a volte confusa, innocente testimone, Evey. Il film, che vanta le intense interpretazioni di Hugo Weaving, Natalie Portman e John Hurt, ha avuto un grande seguito di pubblico, anche se in gran parte il senso delle motivazioni di V è stato spesso travisato da molti “attivisti” che negli ultimi anni hanno in parte cercato di emulare le sue teorie. Oltretutto, il film semplifica e rende più accettabile la figura del rivoluzionario, che nella pellicola cerca di ristabilire l'ordine e la democrazia tramite la sollevazione popolare, mentre nel fumetto originale è un anarchico molto più difficile da etichettare. Ad ogni modo, un film che è rimasto nel pensiero comune.

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