ROMA 2012

Speciale Alice nella città

Uno sguardo ad alcuni dei film della sezione Alice nella Città.

Articolo a cura di

Ormai da qualche anno il Festival Internazionale del Film di Roma si affianca della sezione parallela Alice nella Città, dedicata ai film per ragazzi. Quest'anno la sezione ha ottenuto una propria autonomia completata da uno spazio apposito, Casa Alice, dove si svolgono tutte le proiezioni e gli incontri con pubblico e giuria dedicati al concorso. Molti i film presentati, che di consueto affrontano temi generali cari a qualsiasi età in modo semplice e genuino, senza abbandonare però la sperimentazione cinematografica. Come sempre lo sguardo è quello adulto che rivela attraverso il mondo dei più piccoli realtà particolarmente intense che portano la maschera del dolore, dell'amore, della vita e anche della morte. Una sezione che, come ogni anno, ha saputo regalare piccole, grandi pillole di realismo cinemtografico.

In concorso

Animals (Recensione a cura di Antonella Murolo)
Pol (Oriol Pla) è un ragazzo di 17 anni che frequenta la scuola anglo-spagnola. Riservato e taciturno, è uno studente modello con pochi amici e che passa tutte le sue giornate con Deerhoof, un orsacchiotto di peluche che lo accompagna fin dall'infanzia. Si tratta del suo migliore amico, quello con cui parla di cinema, di ragazze e di fumetti, quello con cui fa lunghe passeggiate nel bosco e che lo conforta nei momenti più difficili. Deerhoof c'è sempre stato e nessuno dei due riesce a pensare le proprie giornate senza l'altro. Pol nel profondo sa che si tratta solo di un giocattolo, di un amico immaginario dal quale non ha ancora trovato la forza di staccarsi. Tutto va avanti "normalmente" fino a quando a scuola non arriva Ikari (Augustus Prew), uno studente misterioso che sembra, come lui, nascondere un grande segreto. Pol ne è molto attratto e fa di tutto per avvicinarsi a lui: in questo modo si ritrova trascinato nell'aura oscura che circonda il suo nuovo ammaliante compagno di classe che lo porterà a mettere in discussione se stesso. Animals è il primo lungometraggio di Marçal Forès, giovane regista barcelloneta che si è fatto conoscere in patria con due cortometraggi di successo: Yeah Yeah Yeah del 2004 e Friends Forever del 2007. Presentato come un film che si pone a metà strada tra Ted e Donnie Darko, Animals si muove all'interno della delicata psicologia di un ragazzo che non riesce ad abbandonare la propria infanzia. Non che Pol non si renda conto di tutto quello che succede attorno a lui e di come il mondo si evolva lasciandolo, apparentemente, indietro, solo che ogni volta che prova a gettare (letteralmente) via i propri legami con il passato si ritrova in situazioni a lui del tutto sconosciute e che non lo fanno sentire completamente a proprio agio. Molti sono i quesiti che Forès nasconde all'interno del suo lavoro, creando un filo narrativo che si perde tra cambiamenti di prospettiva e domande senza risposta. E sebbene la sperimentazione diegetica e la buona qualità dell'immagine fotografica siano innegabili, Animals non riesce a farsi comprendere a pieno, lasciando tutte le sue domande prive di sicurezze, abbandonando lo spettatore a dover costruire un proprio processo di elaborazione concettuale senza la guida di quella versione cinematografica dell'orsacchiotto Deerhoof che, se non fondamentale, sarebbe sicuramente stata utile a carpirne al massimo le potenzialità.

Blackbird di Jason Buxton (Canada)
Una delle storie più toccanti tra quelle presentate in concorso nella sezione Alice nella città, Blackbird di Jason Buxton rappresenta in maniera feroce l'ostracismo societario praticato nei confronti del diverso, di ciò che si fatica a comprendere (e che di conseguenza fa paura). Costruito attorno al personaggio di Sean Randall, adolescente timido e introverso nascosto dietro alla maschera del ‘dark' che verrà accusato di aver pianificato una strage nella sua scuola, Blackbird è una favola nera in cui la lotta per la sopravvivenza umana è sorretta e resa possibile dal sentimento. Nelle uniche persone che crederanno dall'inizio alla fine in lui e nella sua ‘innocenza', Sean troverà la forza per combattere e per rivendicare il diritto di essere diversi senza dover per questo esser ‘condannati' (praticamente e soprattutto moralmente) dalla società.

Little lion di Samuel Collardey (Francia)
Dalla Francia una storia di coraggio e riscatto incentrata sulle peripezie di Mitri, un quindicenne senegalese con il sogno di affermarsi come giocatore professionista. Con realismo e pregnanza sociale Collardey mostra la graduale presa di coscienza di Mitri nei confronti del mondo, la lenta acquisizione di una maturità che passa attraverso il dolore di scelte fatte nella speranza di cogliere al volo la possibilità di una vita. Una storia dove il sentimento è racchiuso nel segreto di un corpo ancora in germe, ma già capace di liberare una travolgente energia.

You and me forever di Kaspar Munk (Danimarca)
L'opera seconda del regista Danese mette a fuoco la disperata ricerca e l'attrazione adolescenziale nei confronti del nuovo. Il rapporto fraterno tra le due amiche Laura e Christine verrà messo a dura prova dall'arrivo di Maria, coetanea misteriosa e dal grande potere seduttivo. Ma la rottura dell'antica amicizia in virtù della nuova porterà nella giovane Laura una ventata di novità e altrettanta instabilità, sempre più attratta da una persona che non conosce davvero. La sperimentazione che passa attraverso gli affetti, le inimicizie e il sesso viene qui sapientemente illustrata attraverso la rottura dei legami collaudati in favore di ciò che non si conosce. Delicato e brutale a un tempo, You and me forever è la rappresentazione multitonale di uno stato adolescenziale intrappolato tra la necessità di punti fermi e la voglia di scardinarli.
Strings di Rob Savage (Regno Unito)
Girata a soli diciotto anni, quest'opera prima riprende i legami (strings) eterni eppure così fugaci dell'età dell'adolescenza. Una carrellata di fotografie, momenti, parole che inscrivono queste due coppie di adolescenti nel loro percorso di scoperte sessuali ed emozionali, e costrette poi a scontrarsi duramente con l'idealizzazione e con la voglia di evasione tipiche di quell'età. Un filo registico originale e sensibilmente giovane che riesce a confezionare un'opera comunque coinvolgente nonostante la sensibile mancanza di uno scheletro narrativo che la indirizzi. Una sorta di sbandamento visivo che però si rivela infine molto funzionale alla rappresentazione dello stato di sbandamento adolescenziale.

Babygirl di Macdara Vallely (Stati Uniti, Irlanda)
Figlio di una giungla sociale di cui il Bronx (dove il film è girato) è simbolo indiscusso, Babygirl è la storia di un'adolescente costretta ad avere sulle proprie spalle tutto il fardello di una responsabilità adulta che l'ha sprofondata nell'inadeguatezza e dalla quale dovrà lentamente risorgere. Una fotografia cupa e realistica di realtà sociali in cui i giovani sono piccoli adulti, già gravati di dolori e oneri che per loro natura appartengono alla vita dei grandi.

Jeunesse di Justine Malle (Francia)
Le peripezie di una giovane ragazza, alle prese con le instabilità dell'adolescenza e la malattia (irreversibile) del padre regista sono qui portate in scena da due figlie d'arte: Justine Malle (la regista) ed Esther Garrel (la protagonista). Una storia in parte autobiografica che rimette in campo l'attrito di un sentimento filiale sdoppiato nel bene verso un genitore e il male di soffrirne la grandezza o l'esuberanza artistica. Una storia tutta filtrata attraverso i giovani occhi della protagonista, ragazza a un tempo timida e snob costretta a tralasciare il protagonismo della sua adolescenza per dedicarsi alle ultime stagioni di vita del padre. Ancora un lieve ritratto di un dramma incastonato nella vita adolescente.

Immagini e parole

The Three Robbers (Hayo Fretag, Germania), Moon Man (Stephan Schesch - Germania, Francia, Irlanda) e Far Out Isn't Far Enough: The Tomi Ungerer Story (Brad Bernstein - Usa)
La prolifica carriera di Tomi Ungerer, controverso scrittore e illustratore francese, è stata omaggiata a questa settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (sezione parallela di Alice nella città) attraverso tre diverse opere. Il primo lavoro è The Three Robbers di Hayo Freitag, film d'animazione tratto dall'omonimo libro per bambini di Ungerer, un'opera dalla quale scaturisce con forza la divisione tra bene e male che anima il mondo. Stessa tematica poi anche alla base di Moon Man (altro film d'animazione tratto da un altro classico per bambini firmato Ungerer), deliziosa fiaba sull'importanza del sogno e sulla fame di potere dell'uomo, istintivamente proiettato a dominare anche un pianeta indominabile come quello della Luna. Attraverso le vicissitudini di Moon Man, unico abitante della Luna giunto sulla Terra per colmare la sua noia e la sua solitudine, il film d'animazione ci porta per mano alla scoperta dell'amicizia, della fiducia, dell'affetto e (soprattutto) della solidarietà che fanno timidamente capolino in un'esistenza terrestre invariabilmente dominata dall'arrivismo più cieco. Out Isn't Far Enough: The Tomi Ungerer Story, ultimo dei tre lavori-omaggio a Ungerer, è invece una biografia dello scrittore-illustratore che mostra il volto più creativo ma anche più controverso di un artista divenuto famoso per i suoi deliziosi libri per i bambini ma che poi ha liberato il suo estro nella satira politica e sessuale, alienandosi (a un certo punto della sua carriera) le simpatie di chi fino a quel momento aveva osannato i suoi libri per bambini. Un artista dunque eclettico e controverso che ha però marciato sempre dritto sul suo percorso ottenendo infine un vastissimo riconoscimento per la sua opera trasversale di scrittore e illustratore.

Il piccolo principe - Il pianeta del serpente di Pierre-Alain Chartier (Francia)
Le sempreverdi avventure del Piccolo Principe sono state riadattate per il piccolo schermo da una produzione francese e in collaborazione con Rai Fiction. Una serie televisiva contraddistinta da un'animazione semplice e volontariamente didascalica nell'intento di raggiungere un pubblico di piccoli spettatori, che però non manca (attraverso un'animazione e un approccio solo in apparenza semplici) di dare al cartone una stratificazione di significato volta a veicolare i valori essenziali racchiusi nel piccolo capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry. Il rispetto, la (benevola) curiosità verso il prossimo, la solidarietà, sono così tutte tematiche che entrano a far parte di questa serie animata che pone il Piccolo Principe al centro di numerosi viaggi e in contrasto con numerosi nemici (come il Serpente di questo episodio - doppiato nella versione italiana da Pino Insegno) che alla fine potrà sconfiggere sempre e solo con l'aiuto dei medesimi valori positivi che hanno reso magico ed eternamente simbolico il suo personaggio.

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