Speciale 25 anni di Harry ti presento Sally

Alle origini di un mito della commedia moderna, che festeggia oggi 25 anni di vita cinematografica

speciale 25 anni di Harry ti presento Sally
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Università di Chicago, 1977. Harry Burns, appena laureatosi, è in procinto di trasferirsi a New York, e per l’occasione ottiene un passaggio da Sally Albright, la migliore amica della sua fidanzata, Amanda Reese. Il viaggio in auto, della durata di ben diciotto ore, fa emergere tutte le piccole idiosincrasie di Sally (che fa impazzire ogni cameriere, chiedendo le più bizzarre varianti dei piatti nel menù), così come l’atteggiamento sornione e caustico di Harry, fermamente convinto che non possa esistere una vera amicizia fra uomo e donna «perché il sesso ci si mette sempre di mezzo». «Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non è attraente?» risponde Sally, scandalizzata, mentre Harry replica serafico: «No, di norma vuole farsi anche quella». È questo scambio di battute, divenuto ormai proverbiale, a dare inizio al contrastato rapporto fra Harry e Sally - ovvero Billy Crystal e Meg Ryan - nonché ad innescare il meccanismo alla base di uno dei classici intramontabili del cinema americano: Harry ti presento Sally, il leggendario cult diretto dal regista Rob Reiner.

Alle origini di un cult

Il 21 luglio 1989, dopo una limited release riservata ad appena una quarantina di sale, Harry ti presento Sally approdava in quasi 800 cinema in tutta l’America, registrando un’enorme affluenza di pubblico e balzando immediatamente sul podio dei film più visti del week-end (dietro ad Arma letale 2 e Batman). Alla fine dell’anno, gli incassi di Harry ti presento Sally avrebbero oltrepassato il traguardo dei 90 milioni di dollari nei soli Stati Uniti, confermando il film di Rob Reiner come uno dei maggiori cult-movie del decennio. Un cult la cui popolarità, tuttavia, ha resistito in maniera formidabile alla prova del tempo: Harry ti presento Sally, infatti, non costituisce soltanto un tassello fondamentale nell’evoluzione del genere della romantic-comedy a cavallo fra gli Anni ’80 e ’90, ma è entrato immediatamente nell’immaginario degli spettatori grazie ad una manciata di sequenze da antologia, di frasi e di situazioni paradigmatiche in materia di rapporti sentimentali, nonché della straordinaria miscela di romanticismo ed ironia insita nella sceneggiatura di Norah Ephron, già autrice di due film con Meryl Streep, Silkwood ed Heartburn - Affari di cuore, e ricompensata con la nomination all’Oscar per il copione della pellicola di Reiner. La Ephron, del resto, si ispirò a se stessa per il ruolo di Sally, mentre costruì il personaggio di Harry modellandolo in parte sul suo amico Reiner, che in quel periodo stava attraversando il divorzio dalla sua ex-moglie (come accade pure a Harry). In occasione del 25° anniversario dalla sua trionfale uscita nelle sale americane, abbiamo deciso quindi di rendere omaggio a questa pietra miliare della romantic-comedy che non ci si stancherebbe mai di vedere e rivedere, ripercorrendone le scene più famose e analizzando i motivi del suo strepitoso successo...

Amore e amicizia

Un uomo e una donna possono essere amici? Come notavamo nell’introduzione, è questo il grande dilemma che si pongono i due protagonisti, poco dopo essersi incontrati per la prima volta, mentre sono in viaggio da Chicago a New York. L’argomento di una banale conversazione si rivelerà essere anche il tema narrativo al cuore del film stesso: Harry e Sally si ritroveranno infatti cinque anni dopo, all’aeroporto di New York, e torneranno a dibattere sulla questione. «Se tutti e due stanno con qualcun altro, allora sì... è l’unico emendamento alla regola d’oro» osserva Harry, salvo poi correggersi: «E non funziona lo stesso, perché allora la persona con cui stai non capisce perché devi essere amico della persona di cui sei solo amico, come se mancasse qualcosa al rapporto e dovessi andare a cercartelo fuori. E quando dici: “No, no, no, non è vero, non manca niente al rapporto!”, la persona con cui stai ti accusa di essere segretamente attratto dalla persona di cui sei solo amico... il che probabilmente è vero!». Serviranno altri cinque anni, e un ennesimo incontro casuale (questa volta in una libreria di New York), per ristabilire un contatto fra Harry e Sally: ora sono entrambi single, reduci dal fallimento delle rispettive relazioni, e nel tentativo di rimettere insieme le proprie vite svilupperanno l’uno con l’altra una confidenza ed un’intimità non prive di risvolti di grande tenerezza. Amicizia o amore?

«QUELLO CHE HA PRESO LA SIGNORINA»

Se dovessimo stilare una classifica delle sequenze più conosciute, imitate e soprattutto divertenti mai viste sullo schermo, non si potrebbe non inserire la scena, a dir poco celeberrima, del pranzo di Harry e Sally al Katz’s Delicatessen, un vero locale di New York, tuttora esistente e situato al numero 250 di Houston Street, nel Lower East Side di Manhattan. Nel corso di una discussione a proposito della capacità delle donne di simulare l’orgasmo, Sally si produce in un “esempio pratico” - alquanto rumoroso - per contrastare lo scetticismo di Harry, attirando inevitabilmente l’attenzione di tutti i clienti del ristorante. La gag del finto orgasmo fu proposta dalla stessa Meg Ryan: la vera ciliegina sulla torta dell’intera sequenza, però, è rappresentata dalla mitica frase pronunciata dalla vicina di tavolo di Harry e Sally, che richiede senza esitazione al cameriere «quello che ha preso la signorina» (in originale, «I’ll have what she’s having»). Ad impersonare questo minuscolo ruolo fu la 75enne Estelle Reiner, madre del regista Rob e a sua volta attrice, alla quale è bastata questa singola battuta per conquistarsi un posto di diritto nella memoria collettiva (basti pensare che l’American Film Institute ha inserito la suddetta frase alla 33° posizione nella lista delle migliori citazioni cinematografiche della storia). Se mai vi dovesse capitare di trovarvi a New York e di fermarvi a mangiare al Katz’s Delicatessen, potrete riconoscere senza difficoltà il tavolo di Harry e Sally grazie ad un apposito cartello sul quale è scritto: «Where Harry met Sally... hope you have what she had!».

HUMOR E ROMANTICISMO, FRA WOODY ALLEN E CASABLANCA

La scena al Katz’s Delicatessen, in realtà, è soltanto uno degli innumerevoli esempi della capacità di Rob Reiner e di Norah Ephron di amalgamare un linguaggio vivace e smaliziato, molto più vicino alla realtà rispetto ai dialoghi spesso artificiosi di molte commedie dell’epoca (e di oggi), con un romanticismo senza tempo, accentuato dalla suggestiva cornice di New York - Manhattan, Central Park - e dal raffinato sottofondo musicale, che spazia dagli standard melodici al jazz e si avvale di canzoni interpretate dalle voci di Louis Armstrong, Ella Fitzgerald e Bing Crosby. In tal senso, Harry ti presento Sally recupera alcuni elementi topici del cinema di Woody Allen (Io e Annie, Manhattan), del quale raccoglie in parte l’eredità rielaborandola però secondo un approccio differente, che per certi versi strizza l’occhio pure alle sophisticated comedy della Hollywood classica. Gli omaggi al cinema del passato, grande passione di Reiner e della Ephron, non mancano di certo: dalla citazione de La signora scompare di Alfred Hitchcock ai vari riferimenti al capolavoro Casablanca di Michael Curtiz, con Sally che esclama: «Io non vorrei mai passare il resto della mia vita a Casablanca, sposata a uno che gestisce un bar!». In seguito, in una sequenza contrassegnata dall’uso dello split-screen, Harry e Sally si trovano ciascuno nel proprio letto, mentre guardano il finale di Casablanca e lo commentano insieme al telefono, con Harry che inserisce Ingrid Bergman nella categoria delle cosiddette “donne a basso mantenimento”. Ovviamente nel film trovano ampio spazio anche i discorsi sul sesso, benché sia trattato in maniera ironica e dissacrante; come quando Sally rivela a Harry la sua fantasia erotica ricorrente e lui ribatte incredulo: «Uno senza faccia che ti strappa i vestiti è la fantasia sessuale che hai da quando avevi dodici anni? Sempre la stessa?». Sally risponde, senza scomporsi: “Be’, a volte la vario un tantino... cambio i vestiti”.

«IL RESTO DELLA VITA...»

Al di là dello humor e delle situazioni esilaranti, cos’è che rende Harry ti presento Sally non soltanto un evergreen del cinema americano, ma soprattutto uno dei più importanti - e dei più commoventi - film sull’amore mai realizzati? Forse, il segreto della fortuna della pellicola di Rob Reiner risiede appunto nella sua capacità di parlarci di dubbi, emozioni e sentimenti che tutti noi abbiamo avuto occasione di provare con una sincerità ed una schiettezza che, tuttavia, non precludono un salutare ottimismo nei confronti dei rapporti fra due persone innamorate. Come accade a Harry e Sally: due individui la cui distanza, almeno all’inizio, sembra incolmabile, ma che invece scopriranno di essere legati da un’affinità ed un’alchimia che trascendono sia i pregiudizi di Sally, sia il punto di vista cinico e disincantato di Harry, il quale al principio del film spiega: «Io non accompagno nessuno all’aeroporto all’inizio di una relazione; perché alla fine le cose cambiano, e io non voglio sentirmi dire: “Come mai non mi accompagni più all’aeroporto?». Il precario equilibrio fra l’amicizia e l’amore e la paura di un coinvolgimento più intenso in fondo non costituiscono unicamente materiale da commedia romantica, ma sono problemi che ci si trova ad affrontare più volte anche durante la “vita reale”. In questa prospettiva, dietro la sua apparente semplicità, Harry ti presento Sally riesce a raccontarci qualcosa di noi stessi, con una sensibilità ed un’intelligenza tutt’altro che scontate. E, qualora non bastasse, il film di Rob Reiner ha il merito di averci regalato, nel suo indimenticabile epilogo, una delle più belle dichiarazioni d’amore di sempre: «Ti amo quando hai freddo e fuori ci sono trenta gradi. Ti amo quando ci metti un’ora a ordinare un sandwich. Amo la ruga che ti viene qui quando mi guardi come se fossi pazzo. Mi piace che dopo una giornata passata con te sento ancora il tuo profumo sui miei golf, e sono felice che tu sia l’ultima persona con cui chiacchiero prima di addormentarmi la sera. E non è perché mi sento solo, e non è perché è la notte di Capodanno. Sono venuto stasera perché, quando ti accorgi che vuoi passare il resto della vita con qualcuno, vuoi che il resto della vita cominci il più presto possibile...».

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