Recensione Zatoichi

Takeshi Kitano e Tadanobu Asano sono i principali protagonisti di Zatoichi, ispirata e divertente re-interpretazione dell'attore / regista di uno dei personaggi chiave del filone jidaigeki.

recensione Zatoichi
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Giappone, XIX secolo. Zatoichi, un vagabondo cieco ma nonostante tutto implacabile maestro della spada, arriva in un piccolo villaggio nel quale è in corso un sanguinoso scontro tra bande criminali, che tiranneggiano gli abitanti. Nel paese giungono anche due sorelle geishe, in cerca di vendetta per il massacro della loro famiglia, e Hattori, abilissimo guerriero ronin in cerca di un incarico come guardia del corpo per poter pagare le cure mediche della compagna, gravemente malata. L'incontro / scontro tra queste figure così diverse eppure simili al contempo darà vita ad un susseguirsi di intrighi e rese dei conti che cambierà per sempre il destino del luogo, con Zatoichi a diventare paladino degli oppressi in una battaglia senza esclusione di colpi.

Furia cieca

Personaggio iconico del cinema e della televisione giapponese, creato dalla penna dello scrittore Kan Shimozawa, Zatoichi torna alle luci della ribalta nel 2003, quando Takeshi Kitano, alla sua undicesima prova dietro la macchina da presa, ne gira una nuova versione ritagliandosi per l'occasione anche il ruolo di protagonista. Vincitrice del Leone d'Argento per la miglior regia al Festival di Venezia, questa nuova incarnazione dello spadaccino cieco strizza in più occasioni l'occhio alla commedia, con una sordida ed efficace ironia ad accompagnare una trama ricca di personaggi e situazioni, messi in campo dal cineasta (anche autore della sceneggiatura) con i tratti tipici del suo stile, pur qui declinato in un ottica di puro e intelligente ertentainment. Con le spade a sostituire le armi da fuoco (eccetto un'unica scena, simpatico omaggio ad un grande classico come La sfida del samurai (1961) di Akira Kurosawa), la narrazione è infatti memore dei tanti yakuza-movie cult del regista, con una violenza in dosi cospicue ma qui volutamente cartoonesca (il sangue è realizzato in computer grafica a sottolineare l'alone di finzione) che permea i numerosi scontri del racconto, coreografati ottimamente in una sorta di aggiornamento pulp "annacquato" degli stilemi jidaigeki (il cappa e spada giapponese), genere ripreso anche nella particolare fotografia "spenta" tipica di quelle produzioni. Due ore di visione che, trovando tocchi di puro genio nel colpo di scena finale e nel folkloristico ballo che anticipa i titoli di coda, scorrono con sinuosa armonia tra sprazzi ironici e momenti più spiccatamente drammatici, trovando nella colonna sonora a base di percussioni curata da Keiichi Suzuki (preferito, dopo undici anni di collaborazione, al sodale Joe Hisaishi) e nelle ottime e variegate performance gli ennesimi punti di forza. E se l'antagonista interpretato da Tadanobu Asano ha un tormentato carisma, la performance dello stesso Kitano, capelli biondo platino e occhi perennemente sigillati, ha un magnetismo irresistibile.

Zatoichi Prima, ad oggi unica, incursione del grande Takeshi Kitano nel filone jidaigeki, Zatoichi è un'opera intrisa di una magia raffinata, sospesa tra toni da commedia e aliti drammatici, nella quale gli splendidi scontri all'arma bianca regalano ancora maggior sfumature nei centoventi minuti di visione. Personaggi e situazioni in bilico tra ironia e introspezione, con un occhio d'autore virato con disinvoltura al grande pubblico (non è un caso che sia stato il maggior incasso al botteghino dell'attore / cineasta), ne fanno un film prezioso nel quale musica e immagini viaggiano di pari passo in una storia di onore e vendetta orchestrata con mirabile e armonico equilibrio.

8

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