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XX, la recensione dell'horror antologico disponibile su Netflix

Quattro capitoli all'insegna dell'orrore firmati da altrettante registe donne danno vita all'horror antologico XX.

recensione XX, la recensione dell'horror antologico disponibile su Netflix
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Sia gli horror antologici che le registe donne a cimentarsi nel genere sono ormai una costante del filone, e XX unisce quattro, esordienti o già affermate, autrici per dar vita ad un collage di terrore abbastanza eterogeneo per temi e storie. I vari tasselli, inframezzati da affascinanti segmenti in stop-motion, prendono ispirazione dai classici ma cercano di proporre al contempo idee originali. Nel primo, intitolato La scatola, un bambino smette di mangiare dopo aver visionato il contenuto di un pacco trasportato da un uomo in metropolitana, gettando sconforto e inquietudine nei suoi genitori; in La festa di compleanno una donna, pronta ad un party per la figlia, scopre che il marito è morto suicida e cerca di nascondere l'accaduto; in Non cadere un gruppo di amici in vacanza nel deserto rimane vittima di una maledizione, mentre nel conclusivo Il suo unico figlio in vita una madre single nota comportamenti sempre più strani nel figlio adolescente.

Alti e bassi

Non è mai semplice dare una giusta coesione narrativa a racconti di così breve durata (il più corto circa 12 minuti, il più lungo 23) e anche in quest'occasione i vari capitoli sono privi della necessaria profondità di scrittura nella gestione dei personaggi e gli stessi epiloghi (tolto quello del terzo) finiscono per rivelarsi poco chiarificatori. Rimangono perciò le atmosfere a giustificare il tempo della visione e in questo l'operazione non è priva di punti di fascino. Soprattutto La scatola, diretto da Jovanka Vuckovic, e Il suo unico figlio in vita di Karyn Kusama, sanno toccare le giuste corde emotive nello spettatore: il primo per il suo senso di palpabile disagio che trabocca in una scena di onirico cannibalismo non poco disturbante, il secondo per l'escalation di colpi di scena citanti non poco un cult quale Rosemary's Baby (1968). Riuscito è anche il terzo capitolo firmato da Roxanne Benjamin, già autrice dell'ottimo Southbound (2015), che pur nel suo rapido minutaggio possiede una ferale grinta di genere e convincenti effetti speciali nella trasformazione mostruosa di uno dei personaggi. Nota dolente, nonostante l'ottima performance di Melanie Lynskey, è invece La festa di compleanno che punta tutto su un'ironia nera senza capo né coda che appare più come un maldestro tentativo di coniugare risate e inquietudine.

XX Nonostante una gestione narrativa schiava del tempo limitato, tre dei quattro capitoli di XX funzionano o per riuscite atmosfere di pura inquietudine o per gustosi e violenti istinti di genere. In questo horror antologico firmato esclusivamente da registe donne troviamo perciò diversi buoni spunti che permettono anche di offrire uno sguardo sulla scena femminile del filone, con nomi già affermati come Karyn Kusama e Roxette Benjamin o assolute esordienti come Jovanka Vuckovic e la cantante St. Vincent alle prese con la non semplice forma del cortometraggio.

6

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