Recensione Workers - Pronti a tutto

Debole commedia sulla (triste) situazione lavorativa dei giovani in Italia

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Quante volte, tra una banale conversazione in famiglia e un qualunque notiziario giornaliero, sentiamo parlare di crisi, di disoccupazione - giovanile e non - e di precariato? Tante, certo. Perché la crisi è ormai diventata una costante del nostro Paese e tutti, chi più chi meno, abbiamo imparato - o stiamo imparando - a prenderne coscienza.
E in queste stesse conversazioni come nelle parole degli anchorman, si sente spesso pronunciare la frase: “I giovani sono disposti a tutto, veramente a tutto, pur di lavorare”. Ma a fronte di tutto quanto visto in questi ultimi anni, anche il semplice riuscire a trovarsi su un posto di lavoro - senza percepire alcuna retribuzione - sembra essere diventata un’impresa, e assai ardua, per giunta. Oltre alla crisi, un’altra costante del nostro Paese è difatti la paura, quella paura che spinge le persone che già hanno un lavoro a tenerselo tutto per sé, evitando accuratamente di divulgare nozioni sul proprio operato al primo precario che passa. C’è la paura che il giovane laureato alle prime armi possa essere molto più bravo e molto più furbo di te, e quindi rubarti il posto, senza che tu possa farci niente, perché lui è giovane e tu sei “vecchio”, lui è nuovo e tu sei obsoleto, da buttare.

GENERAZIONE "PRONTI A TUTTO"

Un quadro, quello appena presentato, che ha fatto da cuore pulsante a svariati prodotti nostrani usciti al cinema in tempi recenti e che ha trovato in Santa Maradona (2000) di Marco Ponti e, soprattutto, in Tutta la vita davanti (2008) di Paolo Virzì la sua massima e più realistica espressione.
Titoli, questi, da cui l’opera terza di Lorenzo Vignolo, navigato regista di videoclip per artisti come Baustelle, Irene Grandi e Subsonica e già responsabile del collettivo 500! (2001) e della commedia sportiva Tutti all’attacco (2005), attinge visibilmente per quanto riguarda la contestualizzazione della storia ma distaccandosene a livello di forma e impostazione.
Difatti, se le pellicole di Ponti e Virzì affrontavano il tema del precariato sì per mezzo dell’ironia ma con un palpabile ed efficacissimo velo di amarezza e disincanto, qui i toni sono quasi del tutto alterati, non necessariamente verso il puro e semplice intrattenimento ma con un sottotesto certamente meno riflessivo e ragionato.
Sorretto da un cast corale, al cui interno si ricongiunge, tra l’altro, la coppia Tiberi-Pannofino della serie Boris, Workers è suddiviso in tre diversi episodi. Il primo, Badante, prende in esame le vicende di Giacomo (Alessandro Tiberi), che, non avendo soluzioni migliori, accetta di fare il badante a un paraplegico burbero e cocainomane pur di riuscire a pagare l’affitto. Il secondo, Cuore toro, vede invece protagonista Italo (Dario Bandiera), addetto alla raccolta del seme in un allevamento di tori da monta che si finge chirurgo per conquistare la bella Tania (Daniela Virgilio), fissata con i dottori. Il terzo, infine, si concentra sulla graziosa Alice (Nicole Grimaudo), aspirante truccatrice impiegata in una ditta di pompe funebri e costretta ad aiutare un giovane siciliano da poco rimasto vedovo impersonando la moglie di quest’ultimo per far contento il padre, boss mafioso latitante.
Workers, questo il nome dell’agenzia interinale che fa da appendice ai tre episodi e che dà appunto il titolo al film, si allinea in toto a quella che è l’ormai ultra nota tradizione della commedia tricolore fatta di equivoci e scherzi del destino, affrontando con leggerezza quello che è il tema centrale del racconto - il precariato, appunto - mantenendosi sulla stessa lunghezza d’onda della recente produzione nostrana.
Il risultato, in fin dei conti, non è da buttare, perché gli spunti interessanti e degni di nota si intravedono, ma se la volontà era quella di proporre una visione originale dell’odierna situazione lavorativa dei giovani in Italia, allora questo resta solamente un intento non realizzato. Perché se anche i personaggi esprimono simpatia e alcune situazioni strappano ben più che un sorriso, il tutto si riduce purtroppo a macchietta di se stesso e non c’è nulla, sia nella storia che nel reparto attoriale e pure nella regia, che faccia sorgere alla mente la parola originalità.
Ennesima occasione sprecata.

Workers-Pronti a tutto Sulla scia dei già noti Santa Maradona (2000) e Tutta la vita davanti (2008), l’opera terza di Lorenzo Vignolo affronta il tema del precariato e della disoccupazione giovanile in Italia per mezzo della risata troppo spesso fine a se stessa. Si cerca l’originalità, ma ogni tentativo risulta vano. E non basta un cast corale sulla carta interessante a salvare la pellicola da un destino, in fondo, già segnato.

5

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