Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, la recensione del film con Gene Wilder

Charlie è tra i fortunati vincitori di un tour guidato all'interno di un dolcificio in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, film cult con Gene Wilder.

recensione Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, la recensione del film con Gene Wilder
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Pensare che senza fini pubblicitari il primo adattamento cinematografico del romanzo di Roald Dahl non avrebbe mai visto la luce fa un effetto straniante, ma è andata proprio così: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato infatti venne realizzato, dopo la proposta del regista Mel Stuart ai produttori, per pubblicizzare i prodotti di una società produttrice di dolciumi (in seguito al grande, ma non immediato, successo del film poi rinominata The Willy Wonka Candy Company). Stranezze e bellezze del cinema che ci hanno consegnato uno dei più amati cult-movie per grandi e piccini, omaggiato anche Tim Burton con il purtroppo modesto remake degli anni duemila. Siamo invece nel 1971 quando il film con protagonista il compianto Gene Wilder vede la luce delle sale per raccontarci, tramite il mezzo di un colorata commedia musical, la storia del piccolo Charlie, bambino povero che vive in condizioni di miseria insieme alla madre e ai quattro nonni, in una fittizia città senza nome. Città in cui ha sede la fabbrica di cioccolato del misterioso Willy Wonka, uomo eccentrico e ricchissimo di cui poco si conosce. Quando questi decide di bandire un concorso in cui cinque fortunati vincitori potranno avere accesso ad un tour guidato all'interno della struttura, tutto il mondo cade in una sorta di delirio collettivo al fine di trovare i tagliandi d'oro (contenuti all'interno di altrettante tavolette). Destino vuole che proprio Charlie sia uno dei predestinati e il piccolo deciderà di portare con sé nella visita organizzata l'amato e improvvisamente rinsavito nonno Joe.

Ne resterà soltanto uno

Signore e signori, la magia è servita: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato rimane ancora oggi, a più di quarant'anni dalla sua uscita, un film irresistibile, vero e proprio divertissement colorato e fantastico in cui una trama, che pur gioca sui luoghi comuni e sul classico lieto-fine, riesce a regalare continue sorprese ed invenzioni visive nei cento minuti di visione. Pur non sacrificando l'intero costrutto alla parte musicale, le canzoni fanno da sfondo ad alcune delle scene più originali e frizzanti, particolarmente quando vedono per protagonisti i bizzarri Umpa Lumpa, strane creature umanoidi dalla pelle scura, alte un metro o poco più, che si prendono cura di creare i buonissimi dolci e, nello scorrere degli eventi, si trovano quali raccattatori dei bambini vittima di imprevisti. Perché i pargoli, tutti più o meno odiosi (a sottolineare la purezza d'animo dell'altruista Charlie) e caratterizzati volutamente come macchiette, andranno incontro ad una legge del contrappasso caratterizzata proprio sui peculiari e rispettivi difetti: da chi si trova ad ingrassare oltremisura a chi viene rimpicciolito o ancora risucchiato da un fiume di cioccolata liquida. Il regista Mel Stuart, di cui questo film rimane l'opera più famosa di una carriera misconosciuta, adotta inventive soluzioni visive nel rappresentare i vari piani e settori in cui Willy Wonka conduce i "fortunati" visitatori, popolando le ambientazioni di avveniristici macchinari atti a creare dolciumi di impareggiabile bontà. E non si fa mancare neanche un piacevole sussulto "horror" quando la barca compie un viaggio nell'ignoto a velocità supersonica, apice massimo di un istinto psichedelico che, seppur sottotraccia, permea l'intera operazione. Operazione in cui Gene Wilder, ingaggiato non come prima scelta, si muove con folle e deliziosa simpatia dando vita ad uno dei personaggi simbolo della sua mai troppo lodata filmografia.

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato Canzoni ispirate, atmosfere bizzarre e originali, ambientazioni colorate e ricche di invenzioni visive: impossibile non amare al primo sguardo Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, adattamento del romanzo di Roald Dahl (anche autore della sceneggiatura, poi disconosciuta per cambiamenti non autorizzati) che si pone come favola leggera e avvolgente pur non privandosi di qualche istinto più dark e psichedelico. La progressiva eliminazione del gruppo di bambini vincitori del concorso, naturale evoluzione narrativa atta a condurre al lieto epilogo, diverte con piacevole cattiveria e l'impatto filmico di figure secondarie come gli Umpa Lumpa e dello stravagante protagonista interpretato da Gene Wilder si rivela puro elemento catalizzante e trainante dei cento minuti di visione.

7.5

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