Berlinale 63

Recensione Will you still love me tomorrow?

Da Taiwan a Berlino, una commedia queer davvero meritevole

Articolo a cura di
Luca Chiappini Luca Chiappini è un divoratore del web, studioso e appassionato di cinema e serie tv, di tecnologia e in generale di tutto ciò che è nerd. Ama viaggiare il mondo attraverso i festival: è stato in giuria della sezione Classici al festival di Venezia nel 2013 e, fra gli altri, è stato ai festival di Tokyo, Berlino e Cannes. E’ anche videomaker e programmatore di siti web, a tempo perso. Cercatelo su Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn.

E' probabile non conosciate molti film taiwanesi. O meglio, è probabile crediate di non conoscerli. Perché diversi film taiwanesi sono in realtà assai famosi, ma la gente ignora la loro provenienza esatta. Co-produzioni molto importanti sono Lanterne Rosse di Zhang Yimou (giusto per dire poco...) e Il banchetto di nozze di Ang Lee (guarda che coincidenza, il recentissimo regista premio Oscar!). Sempre di Lee, di produzione interamente taiwanese un importante film come Mangiare bere uomo donna. L’elenco degli ottimi prodotti taiwanesi famosi anche presso di noi potrebbe continuare. A Berlino è stato chiaro che una nuova produzione di Taiwan è entrata nel firmamento: Arvin Chen è il regista di Will you still love me tomorrow?, applauditissimo film della sezione Panorama, queer movie piacevole, divertente e delicato. Impossibile non esserne conquistati. Chiedetelo alla donna tedesca alla mia sinistra in sala, calice di vino rosso in mano che rischiava di fuoriuscire ad ogni pericolosa oscillazione provocata da convulse risate. O alla coppietta di fidanzatini di nazionalità dubbia dall’altro lato, in preda a spasmi per risate e con gli occhi luccicanti incollati al mosaico dei personaggi di questo affascinante racconto.

QUESTIONE DI DIOTTRIE SBAGLIATE

Taiwan, oggi. Weichung è un simpatico oculista di mezz’età, da poco diventato dirigente del negozio di occhiali per cui lavora. Tutto sembra andare a gonfie vele: il lavoro è alle stelle, sua sorella Mandy sta per sposarsi, sua moglie Feng è pronta per un altro bambino. La sera di festa in preparazione alle nozze della sorella, però, tutto è destinato a cambiare bruscamente... un terremoto rivoluzionerà la sua tranquilla e lineare vita familiare. Una semplice pausa alla toilette, e Weichung rincontra dopo tanto tempo l’amico Stephen, fotografo matrimoniale e di moda, palesemente gay. Scopriamo solo ora che Weichung è un omosessuale che si è autocostretto a reprimersi, a risposarsi e a garantire un futuro alla famiglia, ma le parole di Stephen prima e l’incontro con un affascinante uomo d’affari da Hong Kong lo costringeranno a fare i conti con la sua vera natura, a cui non si possono voltare le spalle. Nel frattempo la figlia Mandy è in preda al panico da matrimonio e scarica il fidanzato San-San (un pacato e quasi flemmatico “lavoratore di bulloni”): entrambi sprofondati in una tristezza abissale, lei impegnata a ingozzarsi di ramen guardando improbabili soap infinite, lui che tenterà in ogni modo di riconquistarla, assistito dai dubbi “consigli” della banda di fotografi omosessuali (gli stessi amici del protagonista Weichung). Così, tra una serenata hawaiiana (con tanto di luci e gonnellino) e discoteche gay piene di vita, tra la moglie Feng sempre più triste e impegnata in esilaranti esibizioni energiche al karaoke aziendale (chissà perché nei film orientali si finisce sempre a fare il karaoke) e il fotografo arcigay sposato con una direttrice marketing arcilesbica per mera questione di immagine, si dispiega un racconto corale che unisce l’ilarità e la delicatezza, diventando manifesto positivo in cui i veri amori e le vere identità trovano le loro risoluzioni.

STOP ALLE SOAP OPERE!

Incapaci di sfuggire a se stessi, Will you still love me tomorrow? rappresenta i grotteschi paradossi del tentativo di omologarsi alla società e alle convenzioni, e il loro inevitabile scioglimento.
La domanda del titolo diventa allora una domanda a stessi e alle persone che ci stanno intorno. E’ la domanda di Weichung alla moglie, per cui prova affetto ma non l’amore passionale. La domanda che fa al suo nuovo ragazzo, in un momento così delicato, a cavalcioni tra due parti di sé. Ed è la domanda che pone a sé stesso. Ma c’è anche il rapporto, tutto eterosessuale, tra la bella Mandy e lo “squadrato” San-San, ingenuo e un po’ sprovveduto ma dai sentimenti sinceri, e il disorientamento di fronte agli impegni, la paura di rovinare l’amore. Geniale la commistione e il ribaltamento tra il film e le soap opera di cui Mandy si nutre voracemente, col mise en abyme che vede il protagonista della soap uscire dagli schermi (La rosa purpurea del Cairo woodyalleniana docet, ma anche l’assai più vicino a noi Ladri di saponette di Nichetti) e farsi spalla della ragazza in crisi: “Ma questo è peggio della mia soap!”

Will you still love me tomorrow? Intuizioni felici, racconto corale appassionante e mai noioso, con una struttura circolare che si apre e si chiude nel segno dello stesso evento (una circolarità come un anello nuziale, a pensarci bene). Il film di Cheng è divertente, con risate che fanno lacrimare e provocano i crampi, senza esser mai ridicolo. Anzi, diventa capace di dipingere l’amore (tra sessi opposti o uguali) con un approccio caldo, vivace, riccamente colorato. Diventando piacevole film di guida ai reali sentimenti della persona.

7.5

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