ROMA 2012

Recensione Waiting for the sea

Dalla Russia un film epico sulla capacità di catarsi dell'attesa e della speranza

Articolo a cura di

Film d'apertura della sezione Fuori Concorso alla settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, Waiting for the sea (Aspettando il mare) segna il ritorno al cinema del regista russo di origine tagika Bakhtiar Khudojnazarov (autore di Luna Papa e Pari e Patta - Leone d'argento nel 1993). In un villaggio affacciato su un mare da sempre considerato l'unica e grande fonte di vita della comunità, il Capitano Marat prende il largo (nella speranza di portare a casa un ricco bottino di pesca) proprio nel giorno in cui una devastante tempesta di sabbia è destinata a far naufragare l'imbarcazione del Capitano, e a cambiare inesorabilmente le sorti dell'intero villaggio. Anni dopo, di ritorno al suo villaggio come unico superstite del naufragio, Marat verrà salutato dalla rabbia dei concittadini che lo ritengono solo responsabile della perdita dei loro cari, nonché simbolo maledetto di un mare carnefice che nemmeno esiste più. L'uomo scoprirà infatti con i propri occhi che la sua nave arrugginita ora giace in una terra arida, mentre il mare, testimone di un passato dignitoso e felice che oramai sembra andato, pare aver lasciato il passo a un deserto di solitudine e sofferenza che si specchia in quella distesa sterile di sabbia. Bisognoso di credere ancora nella follia di una speranza, Marat, deriso e osteggiato da tutti, attenderà fiducioso sulla sua nave che il mare torni a lambire quella terra e che, magari, restituisca anche l'amore perduto.

Sconfinato come il mare...

Film di attese e di speranze, quello di Bakhtiar Khudojnazarov è un'opera epica sulla forza e sulla tenacia che s'imprimono sul corpo e sul volto di un uomo che il destino ha costretto a naufragare (realmente, ma ancor di più simbolicamente), portandogli via i suoi due grandi amori della vita: il mare e la moglie. Viaggio di speranze che mutano in possibilità attraversando la follia e l'ostracismo della gente che non vede, non capisce, e non sa quanto sia pesante il fardello dell'esser colpevoli pur restando, invece, le vittime. Khudojnazarov dosa bene i tempi e (soprattutto) i luoghi dell'azione, deserti sconfinati di acqua o sabbia in cui è facile perdersi e quasi impossibile ritrovarsi, e facendo inoltre un sapiente uso della luce, a tratti quasi magica nel suo essere permeante. Un film contaminato da un realismo magico che ben si sposa con la parabola umana del protagonista Marat, interpretato dall'ottimo Egor Beroev, che veste con innegabile dignità i panni dell'uomo sconfitto che non si dà pace ma non vuole darsi per vinto e dunque continua a vivere nel passato nonostante il presente lo riporti ogni istante a una realtà ben più cruda e crudele. La dignità di non volersi concedere nemmeno al braccio rassicurante dell'amore (quello offertogli, spassionatamente, dalla sorella minore della scomparsa moglie Dari, che lo esorterà più volte e inutilmente a 'vivere con i vivi'), ma di cercare piuttosto conforto nel dolore e nell'attesa che il miracolo si compia facendo sì che le sue speranze (sconfinate come il mare) tornino finalmente a galleggiare.

Waiting for the sea Il regista russo di origine tagika Bakhtiar Khudojnazarov realizza un film visivamente epico e intriso di grandi valori, in cui l’attesa di un mare, la cui scomparsa amplifica ancor di più l’esperienza della perdita, inghiotte ogni gesto, ogni sensazione, ogni esistenza nel suo vuoto inglobante. Un film in cui l’uomo comune viene investito dal fato di un compito ingrato, ovvero quello di fronteggiare e sopravvivere all’opposizione di ogni forza della natura. Nell’uno contro tutti, Waiting for the sea mette infatti in campo l’audace battaglia di un giovane uomo contro un mare crudelmente imprevedibile, che può essere speranza, ma anche (facilmente) illusione.

7

Quanto attendi: Waiting for the sea

Media Hype Utenti
Voti Hype totali: 0
ND.
nd