Recensione W Zappatore

La storia del metallaro con la stigmate!

recensione W Zappatore
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Chi è Marcello Zappatore?
Lo apprendiamo dalle parole usate dal leccese classe 1976 Massimiliano Verdesca per spiegare la genesi di questo suo primo lungometraggio da regista: "W Zappatore è il capitolo finale di un progetto più ampio che ha il suo cuore e la sua fonte di ispirazione nella figura di Marcello Zappatore, chitarrista virtuoso nato e cresciuto a Lecce, una piccola città del sud Italia. Tutto è iniziato grazie a un lavoro commissionatomi da MTV nel 2004 in cui mi veniva chiesto di ritrarre un personaggio legato al mondo della musica. La mia scelta per il ritratto non poteva che ricadere su quella che ritenevo la persona meno adatta per andare in tv: Zappatore, un uomo poco affascinante e decisamente silenzioso, ma legato a doppia mandata alla sua chitarra. In breve tempo, Zappatore si trasforma nel mio alter-ego e, da allora, per lui non c'è stata più pace".
Infatti, prima lo ha diretto nel cortometraggio In religioso disagio (Disturbing religion), poi in questo W Zappatore che, sebbene lo veda recitare con il proprio nome, non è un documentario sulla sua vita, ma un folle prodotto di finzione i cui modelli di riferimento sono il cinema di Wes Anderson, Leningrad cowboys go America di Aki Kaurismaki e Napoleon Dynamite di Jared Hess.

Metallo non pesante

Folle prodotto di finzione nel quale, appunto, veste i panni di un impassibile chitarrista che si guadagna da vivere suonando in una band metal satanista, ma la cui esistenza viene sconvolta da un fastidioso prurito al costato che sembrerebbe rivelarsi una stigmate (!!!).
Evento su cui si costruisce quello che, a partire dai primi minuti di visione, non fatica ad apparire quale autentico delirio da schermo, complici anche i tanto grotteschi quanto azzeccati personaggi di contorno.
Infatti, mentre Zappatore, indeciso se interpretare il segno sul corpo quale dono divino o come necessità di cambiamento, intraprende un viaggio intimo e personale attraverso il mondo di Dio e quello del rock'n'roll, ad affiancarlo sono da un lato una madre bigotta incarnata dalla Guia Jelo de Le buttane, dall'altro una nonna decisamente fuori dagli schemi cui concede anima e corpo Sandra Milo.
Una nonna che non esita a fumare spinelli e che arriva addirittura a cimentarsi in una performance canora metal (!!!) che, insieme all'esibizione di uno pseudo-Elvis Presley e ai diversi collegamenti effettuati da alcuni giornalisti televisivi, rientra tra i momenti più comici degli ottantacinque minuti totali.
Ottantacinque minuti che, oltretutto impreziositi dalle belle musiche realizzate dal protagonista stesso, rischiano soltanto di apparire eccessivamente lenti nel corso di determinati passaggi; pur rimanendo altamente originali per quanto riguarda l'assurda idea su cui si basano e validi dal punto di vista tecnico.
Riconfermando che dalle nostre parti, a differenza di quanto affermino molti produttori e addetti delle immagini in movimento, non è necessario disporre di capitali astronomici e cast all star per regalare al pubblico una commedia che sia capace di funzionare a dovere.

W Zappatore Potrebbe quasi sembrare un mockumentary, ma non lo è il primo lungometraggio diretto da Massimiliano Verdesca, il cui protagonista Marcello Zappatore, chitarrista metal, veste, praticamente, i panni di se stesso. Un se stesso che, comunque, si trova presto ad avere a che fare con una stigmate, offrendo il punto di partenza di un vero e proprio delirio da schermo tempestato di situazioni e personaggi destinati nella maggior parte dei casi a strappare risate. A partire da una scatenata Sandra Milo che, nel ruolo della grottesca nonna del protagonista, sintetizza perfettamente il folle clima che attraversa l’intera operazione, non eccelsa dal punto di vista narrativo, ma tecnicamente validissima.

6

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