Berlinale 65

Recensione Vulcano (Ixcanul)

Il regista Jayro Bustamante ci porta all'interno delle sue tradizioni e della cultura dei villaggi del Guatemala

recensione Vulcano (Ixcanul)
Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

Esistono regioni, in Guatemala, in cui le popolazioni vedono ancora la nostra civiltà come un miraggio, e dove gli Stati Uniti, vicini eppure lontanissimi, vengono raccontati come un sogno proibito fatto di macchine, di elettricità sempre attiva e di denaro. In queste regioni l'aria sa di caffè, i giorni sono scanditi dal lavoro nelle piantagioni ed il denaro non ha potere, al contrario del vulcano che veglia sui villaggi a cui vanno offerte e preghiere. Proprio in uno di questi villaggi si consuma la storia della diciassettenne Maria, a metà tra le antiche tradizioni e la voglia di scoprire il nuovo mondo che, a causa di una gravidanza indesiderata, abbandonerà per tornare invece ad avvicinarsi alle proprie tradizioni. Un viaggio intenso all'interno di un universo completamente diverso da quello occidentale che Jayro Bustamante sembra voler omaggiate in ogni suo aspetto all'interno di Vulcano (Ixcanul), un film estremamente spirituale e prezioso documento, che regala allo spettatore la scoperta di un modo di vivere a noi completamente estraneo ma importante da conoscere.

La sacralità della donna e la potenza delle tradizioni

Nato e cresciuto in Guatemala, il regista Jayro Bustamante torna nel suo paese natale per riscoprirne e raccontarne le tradizioni, soprattutto quelle che riguardano la sacralità della donna. Ponendo al centro del suo racconto il rapporto madre/figlia il regista ha infatti l'occasione di mostrare con un piglio quasi documentaristico non solo l'evoluzione culturale di un popolo quasi del tutto isolato dal capitalismo occidentale, ma soprattutto rituali, canti e preghiere che hanno un sapore antico ed un potere ipnotico. Grazie a questo, pur non avendo colonna sonora il film diventa in molti punti estremamente musicale, eleva il racconto eliminando il dialogo e favorendo invece gestualità, colori e sensazioni proprie della sua cultura, restituendone un ritratto a tratti spietato nelle sue arcaiche tradizioni ma indubbiamente interessante. Ad aiutare, le straordinarie interpretazioni femminili di María Mercedes Coroy e María Telón, perfette in ogni istante ed in ogni gesto del ruolo che gli è stato consegnato e grandiose nelle scene che le vedono uniche protagoniste, vero cuore pulsante di tutta la pellicola.

Vulcano (Ixcanul) Potente documento su cultura e tradizioni del Guatemala più che vero e proprio film d'intrattenimento, difficilmente Vulcano (Ixcanul) troverà un respiro al di fuori del Festival: ipotizzare una distribuzione appare molto difficile, eppure il film varrebbe comunque una visione sebbene non si tratti di intrattenimento convenzionale quanto più di un viaggio, alla scoperta di una cultura fatta di suoni, odori e colori diversi che valgono indubbiamente la scoperta.

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