Recensione Venti Anni

Un 'singolare' docu-fiction che riflette sulle 'rivoluzioni' sociali dell'ultimo ventennio

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Una carriera iniziata come giornalista e una voglia di documentare la realtà che ancora non sembra essersi sopita in Giovanna Gagliardo, regista classe 1941 che in questo suo ultimo lavoro, il documentario di finzione Venti Anni, ripercorre un ventennio di (recente) storia mondiale attraverso il privato legame affettivo tra Giulio e Marta; un legame destinato a cambiare molte volte il proprio volto e che nasce nell'apparente ordine di un mondo diviso in blocchi per poi evolversi nel nuovo assetto geo-politico sorto all'indomani della caduta del muro di Berlino (l'annus mirabilis del 1989). Perché sarà proprio davanti alle storiche immagini di quell'enorme muro sociale che si andava sgretolando dopo quasi trent'anni dalla sua edificazione, in mezzo a una massa informe di gente in delirio finalmente sciolta dal vincolo del confinamento e libera di poter riabbracciare i propri cari, così come il sogno della propria libertà, che Giulio e Marta getteranno le basi di quella che sarà una ‘conoscenza' destinata a durare molto a lungo e a mutare con la stessa imprevedibilità con cui cambia e muta il mondo attorno a loro. Frutti di due mondi agli antipodi, cresciuti all'ombra di opposte convinzioni  (il grigio vivere della Germania assoggettata agli ideali comunisti per Marta e l'apparente libertà progresso di un capitalismo poi destinato a polverizzarsi per Giulio) i due (ex) ragazzi oramai quarantenni incarnano e rappresentano il fallimento di ogni estremismo, mentre il loro rapporto simboleggia l'indagine identitaria attraverso cui il mondo si evolve sempre nella tensione di un ricercato equilibrio.

La storia siamo noi?

Nonostante le molte critiche che stanno piovendo sul lavoro di Giovanna Gagliardo, Venti Anni (pur nelle sue tante, evidenti imperfezioni) è un lavoro non del tutto privo di qualche interessante spunto di riflessione. Si tratta infatti di un vero e proprio risultato ibrido che affianca al macroscopico difetto tecnico (una messa in scena e una narrazione patinata da fotoromanzo che poco aggiungono - e che anzi privano - quest'opera del suo appeal formale) una non disprezzabile riflessione sul (nostro) mondo in continua evoluzione, su quel senso di precarietà sempre presente, sul ciclico crollo delle convinzioni e ideologie che accompagnano da sempre l'evolversi delle società. Perché attraverso i momenti chiave della nostra storia recente (la riunificazione della Germania nel 1989, il fallimento del colosso bancario statunitense Lehman Brothers nel 2008, o ancora il crollo delle torri gemelle nel 2011 e l'attuale e drammatica crisi finanziaria) e il loro essere conseguenza diretta sulle vite dei protagonisti, Venti Anni riesce a veicolare il drammatico passaggio da uno stato sociale di false certezze all'attuale condizione di concreta precarietà.

Nel parallelo con il nomadismo del loro rapporto (nato in Germania e poi alimentato nelle metropoli di Londra, New York e infine Roma) Giulio e Marta (due persone per età anagrafica e condizioni di nascita esattamente a cavallo di due mondi) riflettono infatti l'insostenibile leggerezza di un mondo alimentato dalle illusioni e che, paradossalmente, è possibile comprendere solo nell'accettazione di quel senso di precarietà che lo attraversa. Molti film hanno parlato della Guerra Fredda, della crisi finanziaria o di ciascuno di quegli eventi che hanno inesorabilmente condizionato la nostra recente esistenza, eppure pochi hanno saputo snellire il racconto attraverso la fatalità e anche la banalità di un cammino predestinato cui non resta infine che piegarsi. Quelli di cui ci parla la Gagliardo sono dunque venti anni di rivoluzioni sociali filtrate attraverso il ventennio di una rivoluzione privata, entrambe spiegate e rielaborate da un coro di autorevoli voci (tra cui quelle dell'artista Michelangelo Pistoletto, del Prof. Guido Rossi, del commissario per il riordino degli archivi della Stasi Marianne Birthler, dell'economista Jean-Paul Fitoussi) che confluiscono nella teoria della sostanziale e impossibile inerzia della Storia (e dei rapporti).

Venti Anni Non particolarmente avvincente (e funzionale) nella sua forma di prodotto audiovisivo ibrido (docu-fiction che si avvale di filmati di repertorio così come di uno scheletro narrativo di finzione piuttosto televisivo e patinato) Venti Anni di Giovanna Gagliardo è il tentativo (evidente soprattutto ‘tra le righe del film’) di raccontare venti anni di storia societaria attraverso l’imprinting che quest’ultima è riuscita (e sempre riesce) a lasciare sulla vita privata delle persone. Il racconto stile fotoromanzo di Giulio e Marta ha così l’inaspettato potere di non restare perennemente appeso alla voce spesso monocorde dei suoi due protagonisti, riuscendo anzi (di tanto in tanto) ad agganciare il filo di quella Storia in sottofondo che accomuna tutti noi e che ci fa talvolta sentire vicini a un Giulio o a una Marta.

5.5

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