USS Indianapolis Recensione: Nicolas Cage contro l'orrore di tutte le guerre

Nicolas Cage è il Capitano McVay, l'uomo che consegnò l'uranio per la bomba atomica su Hiroshima, in un film contro l'orrore di tutte le guerre.

recensione USS Indianapolis Recensione: Nicolas Cage contro l'orrore di tutte le guerre
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È il 30 luglio del 1945, nel Mare delle Filippine è circa mezzanotte, cielo e acqua sono un'unica tela nera squarciata soltanto dal silenzio e da un incrociatore della Marina americana sotto copertura, lo USS Indianapolis. In un momento la tranquillità si trasforma in boato, un siluro sottomarino giapponese raggiunge la nave creando danni enormi, irreparabili, motivo per cui il gigantesco incrociatore inizia pian piano ad affondare da prua, per finire inesorabilmente inghiottito dall'oceano in soli dodici minuti. Dei 1.197 uomini a bordo, circa 300 colano a picco insieme all'imbarcazione, tutti gli altri finiscono dispersi in mare, chi fra le fiamme, chi ricoperto di nafta, chi ancora integro ma in balia delle correnti, delle basse temperature e degli squali che abitano quei luoghi dimenticati da tutti. Da tutti tranne che dal sottomarino giapponese che ha sferrato l'attacco, indisturbato, poiché quel maestoso incrociatore americano procedeva in territorio nemico senza alcuna scorta, nessuna imbarcazione di supporto. Chi ricorda la storia, le ultime pagine tragiche della Seconda Guerra Mondiale, conosce già il motivo: la USS Indianapolis aveva un incarico tanto preciso quanto segreto, trasportare in prossimità delle coste filippine, prossime al Giappone, l'uranio arricchito utile a creare la bomba Little Boy da sganciare su Hiroshima. Un compito da portare a termine con velocità estrema, senza impiegare troppe navi e passando il quanto più possibile inosservati - nonostante la pericolosità delle acque di destinazione. Ad attacco compiuto, l'uranio era stato già consegnato, proprio grazie a questo il 6 agosto del 1945 la prima bomba nucleare mai utilizzata in un conflitto veniva sganciata sulla Terra del Sol Levante, portando i giapponesi alla resa definitiva, dunque alla fine della guerra.

Uno scheletro senza spina dorsale

Mario Van Peebles, che ricorderete in film come Guardian, Alì, Highlander 3, Lo Squalo 4 - La Vendetta, parte da un fatto storico realmente accaduto per raccontare un atto eroico portato a termine - con cieca obbedienza - da centinaia di soldati americani. Non soltanto però, USS Indianapolis sfrutta la storia anche per criticare aspramente ogni tipo di guerra, ogni conflitto che si basi sulla religione, sul colore della pelle, sulla mera proprietà territoriale (senza risparmiare qualche frecciatina alle alte cariche governative USA e alla politica in generale). 105 minuti per fare pace con gli incubi del nostro passato, per redimerci dei sanguinosi peccati commessi nella nostra storia recente, forse anch'essa pronta a perdonare. Temi di alta caratura morale, purtroppo però mal supportati dall'impianto cinematografico del film. USS Indianapolis appare infatti come un progetto raffazzonato, scritto in fretta e furia mescolando insieme qualche buon cliché a frasi fatte e pronte, ascoltate mille volte. Ogni personaggio è tratteggiato in modo superficiale, nessun ruolo viene davvero approfondito in modo da far appassionare il pubblico alla sua storia - e nelle rare volte in cui si prova a farlo il risultato finisce per essere scontato o imbarazzante. La scrittura al di sotto della sufficienza si rispecchia in un montaggio affrettato che non sempre giustifica i suoi raccordi, in una regia che non conosce guizzi di sorta o ambizioni particolari.

Alla ricerca degli anni '80

Peggiorano ulteriormente la situazione i pochi effetti visivi presenti, che su grande schermo appaiono spogli e fuori dal tempo: le esplosioni in apertura sembrano figlie degli anni '80, allo stesso modo i totali che riprendono per intero l'incrociatore protagonista dell'avventura, una struttura digitale con texture di pessima fattura. Avremmo chiuso un occhio se l'intero progetto avesse guardato in maniera più marcata proprio a trent'anni fa, a quel preciso cinema action Made in USA patriottico e senza cervello perfetto per far svagare la mente per poco più di 90 minuti. Invece la produzione si è limitata a qualche citazione svogliata, a qualche nota della colonna sonora chiaramente ispirata a Lo Squalo di Steven Spielberg, tralasciando gran parte dei cazzotti, del sangue e della forza bruta - ricordandosi soltanto della retorica. In USS Indianapolis l'uomo, il soldato indistruttibile che avremmo incontrato nei cult anni '80, regredisce a infante, a foglia rinsecchita spinta dal vento. Lo dimostra soprattutto il Capitano McVay, un Nicolas Cage privo di carattere che si limita a subire gli eventi. Prende qualche decisione con fermezza, è vero, ma il personaggio in generale non ha mordente, non ha carisma, all'inizio del viaggio, durante l'attacco come alla fine della triste vicenda. Un uomo quasi privo di emozioni, che mantiene la medesima maschera in ogni situazione, uno dei peggiori - ahinoi - ruoli che siano mai capitati all'attore premio Oscar per Via da Las Vegas. Quando il racconto poi si sposta dalla vastità dell'oceano alle aule di tribunale americane, il discorso prende - paradossalmente - tutt'altra piega, tutt'altro ritmo e interesse, ma è già troppo tardi e i titoli di coda sono già all'orizzonte.

USS Indianapolis USS Indianapolis parte dunque da uno dei più tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale per parlare della brutalità di tutte le guerre, del tempo capace di risanare anche le ferite più profonde, dell'uguaglianza trasversale fra gli uomini. Peccato però che lo faccia su un impianto cinematografico raffazzonato, insufficiente sotto ogni aspetto, partendo da una sceneggiatura incapace di rendere interessante il racconto finendo a un comparto VFX che ha dimenticato gli ultimi vent'anni di sviluppo tecnologico. Sicuramente il budget a disposizione del regista Mario Van Peebles non avrà avuto nulla a che fare con i grandi blockbuster di Hollywood, ma per realizzare un ottimo film sull'uomo e sulla sua natura violenta e pietosa non sempre sono necessari centinaia di milioni di dollari. In corner ci si poteva buttare sul citazionismo spinto, su un omaggio in piena regola al cinema anni '80, invece è rimasta soltanto la retorica.

4

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