Recensione Unbroken

L'incredibile storia di Louis Zamperini portata sul grande schermo dalla poliedrica Angelina Jolie

recensione Unbroken
Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

Nel 1919 a Torrance, in California, non c’era posto per una famiglia italiana emigrata in America che a malapena riusciva a parlare inglese - e di conseguenza non c’era posto nemmeno per un ragazzino che trovava rifugio in piccoli furtarelli o in una bottiglia di latte colorata per nascondere il liquore al suo interno. “Io non sono niente” è il mantra che conduce il giovane Louis Zamperini da quella sconclusionata apparenza di vita verso una pista da corsa, gambe in spalla e vento da combattere, con dietro un fratello in bicicletta che lo incita e crede così tanto in lui da infondere in quel giovane ragazzo perduto uno scopo nella vita - battere il tempo e diventare un maestro di velocità. La stessa velocità che si fa protagonista delle prime immagini del film e che Angelina Jolie sceglie di sublimare all’interno dei B-24, trascinandoci fin da subito all'interno del secondo conflitto mondiale ed alternando le prime fasi di quella guerra - l’inizio del declino - con un’adolescenza che fu, ed un sogno olimpico che riecheggia anche durante i momenti di più atroce sofferenza - e che nonostante venga umiliato e calpestato riesce comunque a vedere la luce in maniera inaspettata dimostrando la veridicità del titolo - Unbroken, mai spezzato.

Raccontare una vita straordinaria

A brillare di più all’interno dell’ultima fatica regista di Angelina Jolie - incredibilmente spinta quasi di forza dalla Universal all’interno della Award Season - è proprio la prima parte del racconto, accompagnata da un’alternanza di momenti che si dimostra funzionale ed accattivante sia dal punto di vista tecnico che registico: tuttavia le belle speranze spariscono purtroppo in fretta, e l’intero film sembra naufragare insieme ai protagonisti ed appiattirsi completamente.

A soffrirne per prima è la scrittura - tra i vari autori anche Joel ed Ethan Coen - a cui viene presentata la grande sfida di riadattare il romanzo di Laura Hillenbrand e che sembra romanzare una storia vera rendendola esageratamente cinematografica, e di conseguenza lasciando che il pubblico la percepisca come verosimile, eccessiva, poco sentita. Angelina Jolie dietro la macchina da presa perde coraggio e si barrica dietro costruzioni scolastiche, utilizzando mezzi già visti - bandiere al sole, inquadrature dal basso, controluci - che vorrebbero essere omaggi ma a lungo andare sanno di un linguaggio impersonale, che stenta a decollare e a mostrare una cifra stilistica. Un compitino che porta a casa la sufficienza, ma che non esalta né la storia né le interpretazioni. A dare il colpo finale ci pensa la musica di Alexandre Desplat, che confeziona un lavoro sotto la media, eccessivamente scontato e didascalico, privo del solito mordente a cui il compositore ci ha abituato.

Invincibile

Louis Zamperini si è spento il 2 luglio 2014 a 97 anni, dopo essere sopravvissuto, da giovane, a 47 giorni di naufragio e più di due anni di prigionia all'interno dei campi giapponesi, prima della fine della guerra.

"un momento di dolore vale una vita di gloria"

Lo spettatore viene così trascinato all’interno della seconda parte della vita di Zamperini, dove a farla da padrone sono l’eccessiva mortificazione del corpo ed una progressiva perdita della speranza che, nonostante sia sconfessata proprio dal titolo del film, sembra farsi per il protagonista sempre più flebile, come una candela quasi consumata. E così, di nuovo in bilico tra vero e verosimile - con qualche eccessiva licenza poetica, la più evidente delle quali rimane la misteriosa piega perfetta di barba e capelli dopo un mese e mezzo di naufragio - si arriva ad una lenta rivincita sulle percosse e sulla debolezza, che tuttavia risente parecchio dell’ora e mezza precedente e più che emozionare come dovrebbe lascia soltanto una sensazione di amaro in bocca. L’unica costante convincente perfino nell’ultima parte rimane l’interessante e coinvolgente lavoro degli attori, in particolare di Jack O’Connell, che incarna perfettamente la deumanizzazione della guerra e lavora bene con il corpo, comunicando allo spettatore un disagio fatto di pessime condizioni, fame, freddo e debolezza e regalando ad ogni momento della vita di Zamperini le giuste sfumature. Tuttavia, nemmeno gli attori riescono a salvare un lavoro che appare nel suo insieme decisamente poco convincente e al di sotto delle aspettative.

Unbroken Nonostante una prima parte apprezzabile, l'ultimo lavoro di Angelina Jolie naufraga progressivamente e si perde nella qualità del racconto, ancorandosi dietro una regia troppo scolastica ed un paio di errori di montaggio che disturbano lo spettatore. Nel complesso appare un film poco credibile, che non trova mai il coraggio di scavare più a fondo ma si limita a raccontare la vita di Zamperini senza arrivare mai a brillare. In conclusione, Unbroken finisce per essere un lavoro che complessivamente arriva ad un passo dalla sufficienza, ma che dimostrandosi comunque ben al di sotto delle aspettative non riesce comunque a raggiungerla.

5.5

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