Recensione Una spia e mezzo

Dwayne Johnson e Kevin Hart sono una bizzarra coppia di improbabili agenti speciali in Una spia e mezzo, l'action comedy di Dawson Marshall Thurber.

recensione Una spia e mezzo
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Al tempo del liceo Calvin (Kevin Hart) era "la freccia d'oro" della scuola. Benvoluto tra i compagni e idolatrato dai professori, per lui tutti si aspettavano una carriera brillante e ai vertici del successo. Ma il futuro gli ha destinato un'altra sorte. Oggi Calvin fa il ragioniere e quelle mirabili aspettative della sua vita al college sembrano essere state in qualche modo disattese. Anche se, d'altro canto, ha sposato la donna che ama e che lo rende, ogni giorno, felice. Ma l'imprevisto busserà alla porta della sua vita ‘ordinaria' sotto forma di una nuova richiesta di amicizia su Facebook, onnipotente e tentacolare presenza dei tempi attuali. La notifica di richiesta amicale giungerà su monitor con il titolo di Bob Stone, nome all'apparenza sconosciuto dietro cui si cela però l'identità di un vecchio compagno di scuola, un certo Robert Weirdicht (che pronunciato in inglese si trasforma nel non proprio elogiativo weird dick), e deriso un po' da tutti per i suoi chili di troppo e la sua aura da perdente. Ma le sorprese non sono finite. Calvin scoprirà infatti le trasformazioni (fisiche tanto quanto reali) a cui è andato incontro il vecchio Robbie, che scrollatisi di dosso i panni e i chili di troppo dello sfigato nerd pare ora essere protagonista di tutto un altro physique du rôle, e anche di tutta una serie di avventure pronte a essere "condivise" con un nuovo amico. Una spia e mezzo... alla ribalta.

Essere eroi della propria storia

In tempi in cui il bullismo, inteso come violenza psicologica fisica e mentale sull'altro, sul più debole, sul ‘diverso', è un tema sempre più caldo, affrontato e dibattutto come una vera e propria piaga dei tempi moderni, e che semina quotidianamente fior di vittime (soprattutto tra gli adolescenti), Una spia e mezzo (Central Intelligence nella versione originale), cerca di riabilitare l'assioma del perdente/vincente ribaltando (apparentemente) le posizioni di partenza dei due protagonisti in gioco e il loro valore ‘assoluto' all'interno del sistema societario. L'eterno primo che si ritrova a fare i conti con una vita ‘ordinaria' e il perennemente vessato che ancora non si capacita del suo nuovo ‘corpo' e del successo ottenuto, ancora così psicologicamente legato al trauma di un'adolescenza di sberleffi e insulti, sono infatti le due facce della stessa medaglia. Di un realizzarsi che non passa tanto attraverso le apparenze, le proiezioni o le idee che gli altri hanno di noi, ma piuttosto attraverso la volontà esercitata di trasformare le debolezze in potenzialità, le sofferenze in coraggio. Al netto di quei ricordi che in entrambi i protagonisti riaffiorano così dolorosi, perché rievocano ai due giovani uomini chi sono stati - nel bene e nel male - un tempo, costringendoli a un raffronto con il presente, a quel bilancio tra promesse e risultati che prima o poi ogni vita compie. Rimessi sulla stessa strada anni dopo e nei loro nuovi panni, i due protagonisti (diversi nello spirito quanto nel corpo, tanto che uno è quasi il doppio dell'altro) affronteranno la solita buona dose di avventure rocambolesche e storie segrete invischiate tra C.I.A., terrorismo, e cyber informatica, riscoprendo però strada facendo anche il vero valore della vita, e dell'importanza di essere gli "eroi della propria storia". All'interno di una commedia canonica (firmata dal regista Rawson Marshall Thurber di Dodgeball - Palle al Balzo e Come ti spaccio la famiglia) con qualche parentesi divertente e qualche cliché di troppo, che non brilla per originalità ma non eccede nemmeno nell'uso del politically incorrect, infatti, l'elemento senz'altro degno di nota è il valore del messaggio sotteso secondo cui nella vita per avere Successo non è necessario essere protagonisti di grandi gesta o atti eroici, ma semplicemente far fronte ai 'bullismi' quotidiani e riuscire a restare fedeli a sé stessi, quanto più possibile. Riuscire nell'impresa dell'atto di "spogliarsi" davanti agli altri e, per una volta, invece di provare imbarazzo e senso di inadeguatezza, sentirsi veri eroi della propria scena.

Una spia e mezzo Il regista di Dodgeball - Palle al Balzo e Come ti spaccio la famiglia Rawson Marshall Thurber porta al cinema Una spia e mezzo, buddy movie gradevole pur senza grandi guizzi, che ruota tutto intorno all’incontro di due aspettative rivoluzionate, un nerd sovrappeso divenuto eroe della sua storia e un ex “reginetto” del college ‘ridimensionato’ a una vita ordinaria. Una commedia leggera divisa tra risate e spy story che affronta il tema del bullismo fornendo un’importante chiave di lettura del successo, ovvero quello che si cela all’interno di una vita cosiddetta ordinaria e che rende ognuno e ogni giorno piccolo grande eroe della propria vita.

6

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