Recensione Una famiglia perfetta

Genovese tra Dickens e Monicelli

Articolo a cura di

"L'idea di Una famiglia perfetta risale a una decina di anni fa, quando venne proposto a me ed a Luca Miniero - insieme al quale ho scritto e diretto a lungo per il cinema e la fiction - di dar vita ad un remake italiano di Familia, un bel film spagnolo di Fernando León de Aranoa che aveva, però, delle venature che non sentivamo nelle nostre corde. Abbiamo così deciso di partire da quel soggetto per raccontare una storia diversa, quella di un incontro e di un rimpianto allo stesso tempo. Per una serie di motivi, quel copione fu prima rinviato e poi accantonato, rimanendo a lungo in un cassetto, fino a quando, due anni fa, mi è venuta voglia di riprenderlo in mano. Mi sono sentito pronto ad affrontare un argomento che mi stava a cuore, cioè l'ineluttabilità delle scelte fatte nella vita. Ho riscritto la sceneggiatura adattandola ai nostri giorni e ne è venuta fuori questa versione che ho portato sullo schermo con il titolo Una famiglia perfetta".
Reduce dal successo ottenuto tramite Immaturi (2011) e il suo sequel Immaturi-Il viaggio (2012), il romano Paolo Genovese spiega la genesi del lungometraggio che, a due anni da La banda dei babbi Natale (2010), lo riporta ad affrontare le tanto cinematograficamente gettonate festività di fine Dicembre.
Un lungometraggio di genere completamente diverso da quello che vide protagonisti Aldo, Giovanni e Giacomo e che, curiosamente, si costruisce su una particolare idea non troppo distante dalla trama che caratterizzò il Natale in affitto (2004) interpretato da Ben Affleck sotto la regia di Mike Mitchell.

Natale in affitto... all'italiana

Per intuirne le similitudini, è sufficiente ascoltare la trama raccontata dallo stesso regista: "Leone (Sergio Castellitto) è un uomo misterioso, ricco, affascinante, ma solitario, che decide di affittare una compagnia di attori perché diano vita alla propria famiglia ideale con cui trascorrere la notte di Natale. Gli interpreti scritturati per l'occasione - il capocomico Fortunato (Marco Giallini), sua moglie Carmen (Claudia Gerini), l'anziana ex diva Rosa (Ilaria Occhini) e i più giovani Sole (Carolina Crescentini), Luna (Eugenia Costantini) e Pietro (Eugenio Franceschini) - sono tutte persone che amano molto il proprio lavoro, ma non se la passano troppo bene. Per tirare avanti si ingegnano in vari modi, mettendo in scena, per esempio, un presepe vivente nei piccoli paesi o travestendosi da Babbo Natale. Quella che Leone offre loro rappresenta una grande occasione, un riscatto anche da un punto di vista umano. Inizialmente, l'unica motivazione è quella economica (il committente paga molto bene, nessuno deve sbagliare né allontanarsi dalla location scelta per la messinscena, altrimenti verranno mandati via tutti), ma, col tempo, subentra in ciascuno anche una voglia di farcela, sia da un punto di vista professionale che umano. Ogni persona in scena viene raccontata sotto un duplice aspetto: da un lato ci sono gli uomini e le donne con la loro vita vera e le loro debolezze, manie e frustrazioni, dall'altro ci sono i personaggi che ognuno di loro interpreta per il bizzarro committente. Da una parte c'è quella sorta di famiglia vera e propria che, in fondo, una compagnia teatrale è nella vita di ogni giorno e dall'altra c'è quella finta che viene portata in scena".

Personaggi in cerca d'attore

E, con i piccoli Giacomo Nasta e Lorenzo Zurzolo impegnati a recitare la parte dei figli Daniele e Angelo, è proprio il gioco instaurato tra questi due binari inizialmente paralleli e destinati a sovrapporsi strada facendo a fornire le giuste dinamiche per regalare comicità.
Gioco ulteriormente complicato dall'improvviso arrivo di Alicia alias Francesca Neri, che, inconsapevole di cosa stia accadendo nell'abitazione, si trova a dover assistere, incredula, a situazioni decisamente assurde per una normale famiglia.
Mentre, come c'era da aspettarsi, al di là di una brevissima apparizione per Maurizio Mattioli, è soprattutto Giallini a strappare risate nel corso delle quasi due ore di visione; man mano che Leone provvede a mettere continuamente in crisi tutti i presenti (tra l'altro, s'impunta grottescamente sul fatto che la Tombola non deve essere chiamata Bingo), non permettendogli di procedere in armonia e in equilibrio, come dovrebbe capitare a un nucleo che si presume ideale.
Perché, da bravo burattinaio, il suo intento è quello di porre in evidenza i difetti e le contraddizioni dell'istituzione familiare in se, al fine di dimostrare che essa non funziona e non può funzionare.
Del resto, in mezzo alle diverse occasioni di divertimento offerte, lo scopo principale della gradevole operazione consiste non solo nel ribadire che la famiglia perfetta del titolo non esiste, ma anche nel raccontare le difficoltà del metterne insieme una.
Con Paolo Calabresi coinvolto in un piccolo ruolo e una manciata di evergreen natalizi - da Santa Claus is comin' to town a White Christmas - a fare da indispensabile accompagnamento sonoro per quella che, in fin dei conti, altro non sembra che una fiaba natalizia alla Charles Dickens, privata degli elementi soprannaturali e infarcita, però, con un pizzico di cinismo monicelliano.

Una famiglia perfetta Regista del dittico Immaturi, Paolo Genovese torna dietro la macchina da presa per raccontare la vicenda di un ricco solitario che, la notte di Natale, prende in affitto una compagnia teatrale che reciti la parte della sua famiglia. Con un ricchissimo cast al cui interno buona parte delle occasioni per ridere vengono fornite da Marco Giallini, una realistica fiaba che, pur senza apparire troppo originale nel soggetto di base, svolge in maniera discreta il suo compito d’intrattenere lo spettatore di fine Dicembre che sia sì in vena di risate, ma anche propenso ad accettare un pizzico di sentimentalismo.

6.5

Che voto dai a: Una famiglia perfetta

Media Voto Utenti
Voti totali: 9
5
nd