Recensione Una Donna per la Vita

Maurizio Casagrande esordisce alla regia con una commedia tutta sua

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Napoletano classe 1961, in tempi recenti Maurizio Casagrande abbiamo avuto modo di vederlo coinvolto nel mediocre Napoletans (2011) di Luigi Russo e nell’ottimo Gli equilibristi (2012), con Valerio Mastandrea e Barbora Bobulova; ma, dai tempi del suo esordio sullo schermo, avvenuto con Premiata pasticceria Bellavista (1998), è soprattutto accanto a Vincenzo Salemme - passando, tra l’altro, per L’amico del cuore (1998) e fino a Baciato dalla fortuna (2011) - che ha svolto i suoi impegni cinematografici.
Impegni che, dopo tanti anni di esperienza davanti alla macchina da presa, lo hanno portato a passarvi dietro per esordire alla regia con questo Una donna per la vita, della cui genesi racconta: “Qualche anno fa, dopo una lunga relazione con una ragazza un po’ matta e incostante cui volevo, peraltro, molto bene pur esasperato dal suo modo di essere piuttosto inconcludente, incontrai un’altra ragazza molto bella, sexy, capace di prendersi cura di me come mai nessun’altra aveva fatto. Lasciai Yvonne e cominciai un’intensa relazione con la nuova fiamma. Che meraviglia. Era dolcissima, accomodante, paziente, intelligente, disposta a sacrificarsi per me e sempre bella e attraente. Era la donna perfetta. Infatti, dopo solo sette mesi e per la prima volta nella mia vita fui piantato in asso e scoprii anche che la 'donna perfetta' aveva una relazione con un altro”.

La bella di Casa...grande!

Nella pellicola, infatti, l’attore-regista veste i panni di Maurizio, il quale, in seguito a un incidente automobilistico avuto nel momento della partenza per le vacanze, tronca la sua lunga relazione con Marina alias SabrinaL’ultimo bacioImpacciatore, esasperato dalla sua inconcludenza e dalla sua superficialità.
Da qui, abbiamo Neri Marcoré che, nel ruolo dell’amico medico Paolo, da un lato viene spinto da Maurizio a togliergli definitivamente dai piedi Marina, dall’altro incitato da quest’ultima a convincere l’uomo a tornare da lei; se non fosse per il fatto che, improvvisamente, entra nella sua vita Nadine, cui concede anima e corpo la Margareth Madè di Baarìa (2009), ragazza bella, dolce e premurosa che non ha nulla a che vedere con Marina e che lo fa nuovamente innamorare, senza perdere tempo.

Chiaro, quindi, che sia ancora una volta l’amore a trovarsi al centro di una commedia nostrana d’inizio XXI secolo, pur essendo sfruttato in maniera tale da non risultare invadente all’interno di un’operazione che, in fin dei conti, non si costruisce altro che su una sequela di sketch più o meno volti a divertire lo spettatore.
Il quale, però, trova veramente pochissime occasioni per sfoggiare il proprio sorriso, man mano che, tutti coinvolti in brevi apparizioni, troviamo in scena molti dei colleghi-amici di Casagrande; da Biagio Izzo al succitato Salemme, passando per Maurizio Mattioli, Pino Insegno e Giobbe Covatta.
E il motivo che rende l’insieme non del tutto riuscito va di sicuro attribuito al fiacco ritmo che finisce per caratterizzare l’assemblaggio delle diverse situazioni; altrimenti, grazie anche a un epilogo che, visto in non pochi film horror, risulta decisamente funzionale nei confronti di quanto raccontato, il debutto registico casagrandiano si sarebbe potuto guadagnare la piena sufficienza.

Una Donna per la Vita Dopo quasi quindici anni di carriera come attore per il cinema, Maurizio Casagrande esordisce alla regia con una commedia che, da lui anche sceneggiata, coinvolge diversi dei suoi colleghi di sempre, tutti più o meno presenti in brevi apparizioni. Una commedia dal retrogusto romantico piuttosto semplice e lineare nella struttura, ma che risente un po’ troppo della grande esperienza teatrale del suo autore, il quale, concedendo attenzione soprattutto alla direzione del cast, sembra dimenticare di conferire all’insieme l’indispensabile, incalzante ritmo cinematografico. Speriamo ne tenga conto per una eventuale opera seconda, perché questa prima non è che sia del tutto da buttare via.

5.5

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