Recensione Un'estate in Provenza

Jean Reno è un nonno burbero che conosce per la prima volta i suoi nipoti adolescenti in Un'estate in Provenza, "film cartolina" banale ma simpatico diretto dalla regista francese Rose Bosch.

recensione Un'estate in Provenza
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Gli adolescenti Lea e Adrian e il loro fratellino Theo, sordomuto dalla nascita, si apprestano a trascorrere, controvoglia, le vacanze estive in Provenza nella tenuta del nonno Paul , da loro mai conosciuto per via di aspre diatribe familiari. Ragazzi di città che si trovano al loro primo contatto con la natura in un paesino lontano dalla frenesia di Parigi e che non esitano a innescare ben presto burrascose discussioni con l'anziano parente, ben presto Lea e Adrian cominceranno ad apprezzare le bellezze del luogo, merito anche di nuovi possibili amori all'orizzonte. Nel frattempo il piccolo Theo sviluppa un rapporto tenero e sincero con il nonno, conosciuto da tutti in Paese e candidato ad un importante premio conferito al miglior uliveto della regione. Tra rimpatriate con vecchi amici di un tempo e love story in divenire, e grazie anche alla pacificatrice presenza della nonna Irene, il legame familiare si rivelerà ben più solido del previsto.

Questioni di famiglia

Sin dal titolo italiano viene suggerita l'impressione di trovarsi dinanzi all'ennesimo "film cartolina", sottogenere ben caro al settore del turismo in quanto cassa-schermo di risonanza per le bellezza naturalistiche dei paesaggi in cui questi è ambientato. E Un'estate in Provenza non fa niente per smentire la definizione, proponendo nei cento minuti di visioni scorci di grande fascino e innesti di folklore locale atto a invogliare il pubblico a visitare i luoghi della vicenda. Fortunatamente la sceneggiatrice Rose Bosch, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo il riuscito Vento di primavera (2010) nonché seconda collaborazione col protagonista Jean Reno, riesce a variare parzialmente una sceneggiatura telefonata nella quale i buoni sentimenti e i valori attinenti al ritorno ad una vita sana trascinano verso il più prevedibile dei lieto fine. Il merito della regista e dell'affiatato cast, che vede in un ruolo fondamentale anche la nostra Anna Galiena, è quello di aver impresso nei personaggi principali un'aura di contagiosa simpatia, dovuta anche alla spontanea naturalezza dei dialoghi e delle situazioni, con discreti picchi emozionali (su tutti il raduno coi vecchi amici biker della gioventù) a intarsiare una storia sì piacevole ma comunque fine a se stessa. E se alcuni risvolti appaiono quanto meno improbabili (il nipote Adrian che conquista turiste in serie, il bad-boy di cui si innamora Lea) l'operazione giunge in porto senza troppi sbadigli e con una colonna sonora coinvolgente, con tanto di versioni cantate dagli stessi interpreti di classici rock come Knockin on heaven's door e Forever young a donare quel po' di brio furbescamente nostalgico che non guasta.

Un'estate in Provenza Jean Reno, nonno burbero, si scontra con la giovane generazione di nipoti mai conosciuti in questo spot filmico per gli splendidi paesaggi della campagna francese. Un'estate in Provenza racconta una storia semplice e a tratti piacevole che, pur ponendosi con uno sguardo chiaramente promozionale, riesce a divertire e intrattenere senza troppe difficoltà grazie alle discrete e genuine interpretazioni del cast, figure secondarie incluse, e ad alcuni risvolti malinconici. Commedia quieta e rilassante, sin troppo elementare dal punto di vista cinematografico e narrativo, la pellicola porta a casa la sufficienza proprio grazie ad una scorrevolezza placida e divertita che rende la fruizione tanto simpatica quanto innocua.

6

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