ROMA 2012

Recensione Un enfant de toi

In concorso al Festival di Roma un film francese sulla necessità di scegliere (in amore e nella vita)

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Secondo titolo francese in corsa per il Marc'Aurelio d'oro, Un enfant de toi del sessantottenne regista Jacques Doillon (La vendetta di una donna, Raja) è un film che riflette approfonditamente sul concetto dell'eterno ritorno, ovvero la capacità peculiare che hanno alcuni rapporti di ritornare ossessivamente (a livello mentale e fisico), anche quando sembrano solo un lontano ricordo. Il tema è sviscerato attraverso la storia di Aya (interpretata da Lou Doillon, figlia dello stesso regista) e Luis (Samuel Benchetrit), una coppia che ha una bambina di sette anni (Lina, dall'intelligenza e dalla maturità spiccate) ma che da tempo non sta più insieme. Entrambi hanno, invece, instaurato relazioni più o meno solide con altre due persone (il dentista Victor nel caso di Aya e la giovane Gaelle nel caso di Luis). Ma la separazione (formale) della ex coppia non ha mai allentato quella forma quasi ossessiva di contatto mentale che i due avevano sempre condiviso, nel duo coniugale prima e nel trio famigliare poi. Basterà dunque l'occasione di un nuovo incontro per riaccendere la miccia di un bisogno (l'uno dell'altro) mai sopito e che ancora rifiuta di esser messo a bada. In gran segreto Aya e Luis ricominceranno a vedersi come amanti, ma dopo breve tempo anche i rispettivi compagni scopriranno dei loro incontri. Da lì partirà il circolo vizioso di un estenuante tira e molla che Aya vivrà ancora più intensamente, presa nel fuoco incrociato di un compagno (Victor) che non vuole lasciarla andare (e vorrebbe avere un figlio da lei), la corte spietata di Luis da cui è attratta come una calamita, e (soprattutto) le schiette obiezioni della piccola Lina, che non vede di buon occhio la relazione ‘clandestina' dei suoi genitori. A lungo in equilibrio tra due sentimenti opposti e contrastanti, Aya dovrà infine scegliere se ritrovare il suo passato o procedere verso un nuovo futuro.

Attraverso un film che fa dei dialoghi (soprattutto quelli tra i due protagonisti) il suo cavallo di battaglia, il regista francese Doillon realizza un'incursione in quell'amor fou che contraddistingue gran parte dei rapporti di coppia, e che si svela soprattutto nel momento del bivio, quando oramai la relazione sembra superata e archiviata in un passato da dimenticare. Ma i ricordi riaffiorano, così come possono fare le emozioni e lo stato dell'innamoramento (là dove non è stato sostituito da altro) può riaffiorare con una forza disarmante, e rendere quanto mai difficile l'opera di bilanciamento tra istinto e razionalità. Se poi il rapporto smarrito e potenzialmente ‘ritrovabile' vive quotidianamente nel corpo di un figlio (in questo caso una bambina con una capacità di giudizio sorprendentemente adulta) allora l'impasse è ancora più seria, perché la trazione all'indietro è operata non solo dal ricordo di coppia ma anche (e con più forza) dalla memoria di famiglia, uno stato di per sé ancora più complesso e potente. Doillon smaschera tutte le apparenze dell'amor cortese per rivendicare qui la primazia dell'istinto e la volontà femminile di vivere non con la testa ma con il cuore la propria fragilità. Un lavoro gestito in maniera interessante e che purtroppo si perde nell'estrema lunghezza. Infatti nel suo essere prolisso (140 minuti per una pellicola di questo tipo sono davvero un fuori limite), il film supera la soglia di attesa mediamente concessa dallo spettatore, risultando snervante nel libero accumulo di materiale dialettico, e a tratti perfino pretestuoso. Sarebbe bastato asciugare e lavorare un po' di sottrazione per dare al film un'occasione in più di esser seguito, e di conseguenza magari anche più compreso.

Un enfant de toi Un enfant de toi sceglie la via ‘dialogata’ per affrontare l’annosa questione del triangolo amoroso quale sintomo dell’incapacità (o la non volontà) di scegliere a quale vita si appartiene realmente. Un film con un discreto potenziale e che ha dalla sua alcune interessanti variazioni sui temi ‘amore’ e ‘famiglia’, ma che rischia di non arrivare mai all’attenzione dello spettatore per il suo essere estremamente prolisso (sia nel suo complesso sia nelle gestione delle singole unità filmiche).

6

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