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Recensione Un Cuento Chino

Un Cuento Chino vince il Festival del Film di Roma 2011

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Al Festival del Film di Roma 2011 Un Cuento Chino (Un racconto cinese) sbaraglia la concorrenza avversaria (non particolarmente esuberante quest'anno) aggiudicandosi il Marc'Aurelio d'oro e il Premio del Pubblico. Una parabola delicata e a tratti surreale che pone al centro della narrazione due esistenze accomunate da un passato tragico e che troveranno nella loro diversità la forza per uscire dallo stallo esistenziale in cui sono precipitati. Valore aggiunto dell'opera, oltre alla felice commistione di comico e tragico, reale e grottesco, è sicuramente la presenza di Roberto (Ricardo Alberto Darín) un protagonista magnetico nel suo essere refrattario alla vita, capace di elevare l'assurdo scherzo del destino in un racconto allegorico molto toccante sulla scoperta dell'altro, sulla paura che si ha di vivere, e sulla possibilità di uscire da quella paura attraverso incontri (più o meno fortuiti) che si riveleranno poi salvifici.

Una mucca che piove dal cielo inabissando una barchetta e una ragazza prossima ai fiori d'arancio. Poi un cinese che arriva in Argentina e, scaraventato fuori da un Taxi davanti a una ferramenta, entra a gamba tesa nella vita di Roberto, uomo buono ma scorbutico che ha issato una cortina di ferro tra sé e il mondo, dal quale è rimasto tragicamente ferito, e che trascorre le sue giornate nella ferramenta di proprietà mal sopportando l'invadenza di certi clienti, precludendosi la possibilità di un qualsiasi coinvolgimento sentimentale con Mari (una vecchia amica da sempre innamorata di lui), e avendo come unica passione quella di collezionare stravaganti trafiletti di cronaca che parlano di vicende remote dal sapore surreale (oltre agli animaletti di vetro soffiato dedicati a sua madre). L'arrivo del cinese, completamente spaesato e in seria difficoltà dal momento che non parla una parola di spagnolo, rivoluzionerà l'esistenza di Roberto, che sopraffatto da uno slancio di bontà (un sentimento che ostinatamente nasconde dentro di sé) lo accoglierà in casa sua e lo aiuterà a cercare lo zio (l'unico parente rimastogli). La convivenza forzata con un'altra persona costringerà Roberto, giorno dopo giorno, a scendere a compromessi con la sua misantropia e a imparare ad accettare ciò che la vita sembra elargire con apparente casualità; dal canto suo il cinese, in un processo di adattamento emulativo, comincerà a fare suoi i ritmi della monotona routine di Roberto, creando e cristallizzando quel contatto umano che saprà poi trasformare le vite di entrambi.


Nel favoloso e misantropico mondo di Roberto

L'argentino Sebastián Borensztein regala con la sua opera prima Un Cuento Chino 90 minuti di pregnante divagazione dalla realtà, conducendoci per mano attraverso un mondo fantastico (fatto di mucche che volano, cinesi che piombano dai taxi, coppie che precipitano giù dal burrone), raccordato poi alla realtà con nessi logici che sembrano inscrivere le incredibili (co)incidenze della vita in una stringente e razionale logica. A questo tema si affianca quello, al contrario, del tutto illogico degli incontri che possono rivoluzionare le vite, della insospettabile capacità di alcune persone di entrare in empatia con altre, anche quando il muro del linguaggio sembra impedire ogni scambio comunicativo. E infatti dall'ossessione per quei trafiletti di giornale che parlano di remote e paradossali vicende, Roberto si libererà solo quando una di quelle irromperà bruscamente sua vita, chiudendo il cerchio delle occasioni che la vita ci concede per sperimentare e sperimentarci, comprendere che a volte ciò che appare estremamente distante è in realtà inaspettatamente vicino, se solo saremo capaci di assecondare quel metalinguaggio umano che appartiene a tutti noi, e fare infine pace con la vita.

Un Cuento Chino L’argentino Sebastián Borensztein affronta la serietà del discorso sulle sventure e sulle occasioni che la vita di continuo ci offre, utilizzando la burbera ironia e la magnetica spontaneità dei due protagonisti: un argentino e un cinese investiti (dal fato) del compito di salvare l’uno la vita dell’altro. Un amabile viaggio nelle fatalità della vita, e sulla possibilità di riscatto che questa ci offre, e che si può talvolta celare dietro alle situazioni più stravaganti (come quella di un cinese piombato nella tua routine che non parla una parola della tua lingua).

7

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