Recensione Tutti i santi giorni

Paolo Virzì e il ritratto intimo di una coppia speciale

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Crisi dei valori e 'smottamento' delle società segnano il ritorno al tema d'attualità (lambito qui come in Tutta la vita davanti e invece parzialmente accantonato nel ritratto famigliare de La prima cosa bella) per il toscano Paolo Virzì. Coppie giovani che hanno (se non tutta) ancora gran parte della vita davanti e che, pure, appaiono perse e svuotate di senso, intrappolate in una società polverosa, incapace di indicare una strada da seguire. Ed ecco allora che l'ostacolo, l'imprevisto, diventa mezzo efficace per una destabilizzante messa in discussione della coppia e delle sue fondamenta. Nella possibilità di non diventare genitori e dunque mancare l'appuntamento con il passaggio da apprendimento a insegnamento, da figlio a genitore, investito della responsabilità più alta (quella di educare e crescere un'altra esistenza umana), s'insinua così la crepa strutturale o (invece) il potenziale impulso tramite il quale far ripartire la voglia e la determinazione di lottare giorno dopo giorno per tutti i santi giorni di una vita. Originale soprattutto nel porre al centro della narrazione la coppia anziché il tema (quello, presunto, dell'infertilità), Virzì coinvolge lo spettatore al massimo quando punta i riflettori su tic e manie, forze e debolezze della sua coppia di giovani adulti fotografati nella loro diversità e nella condivisione della loro impasse esistenziale. Guido e Antonia sono infatti splendidi ‘elementi' di una relazione dolce-amara, votata ai santi e soffocata dall'aridità formale e sostanziale di una periferia come tante, dove è l'apparenza a dettare tempi e modi, sacrificando l'essenza. Decisamente meno a fuoco nel tratteggiare i personaggi di contorno (dai vicini borgatari ai genitori premurosi e avanguardisti di lui a quelli buoni ma paesani di lei) Tutti i santi giorni (liberamente ispirato al romanzo La generazione di Simone Lenzi) vince comunque il cuore del suo pubblico grazie alla scelta di propendere per un lieto fine che non sia assoluto, ma piuttosto una rosea conclusione riscritta nella via crucis della vita e reinventata con il dolore nei cuori.

Le nuove primavere di Virzì

Guido (Luca Marinelli) e Antonia (la cantautrice Thony, che qui firma buona parte della colonna sonora) sono una coppia di giovani adulti, diversi ma ben assortiti nella loro diversità. Lui, colto e appassionato di lingue antiche e agiografia proto cristiana, ha rinunciato a una prestigiosa carriera universitaria per lavorare come portiere notturno in un hotel e restare accanto a lei, appassionata cantautrice e donna piuttosto semplice ed esuberante che lavora presso il desk di un autonoleggio aeroportuale. Pur provenendo da due mondi distanti, Guido e Antonia sono tenuti assieme dalla condivisione dei valori e da un'alchimia particolare. Le loro esistenze s'incrociano ogni mattina quando Guido, di ritorno dal lavoro, porta ad Antonia la colazione a letto recitando la vita del santo del giorno prima di consumare un rapporto tanto frettoloso quanto appassionato e prima che lei si precipiti al lavoro a bordo del suo scooter. Ma nella vita di Antonia, giunta a 33 anni, fanno capolino l'orologio biologico e il bisogno di avere un figlio (subito condiviso da Guido). Eppure, nonostante i tentativi, il destino sembra non voler accogliere la richiesta della coppia. Motivo per cui si rivolgeranno a un esimio ginecologo prima e a una luminare della fecondazione assistita poi, sempre vedendosi negare quel sogno che invece ad altri sembra essere elargito con inquietante facilità (la vicina di casa - appena lasciata dal marito violento - è in attesa del suo terzo figlio). Lotteranno con tutte le loro forze e infine rischieranno anche di perdersi. Eppure, in loro si nascondono il dono della semplicità, e quella voglia di combattere (insieme) tutti i santi giorni con la capacità di ritrovarsi sempre alle origini (anziché alla fine) del loro sentimento.

Tutti i santi giorni Il toscano Paolo Virzì torna al cinema con la storia, comune, di una coppia alle prese con la volontà di accedere a una definitiva maturità tramite il dono dell’esperienza genitoriale che sembra ancora lungi dall’arrivare. Trovarsi, perdersi per poi (forse) ritrovarsi con nuovi dolori ma anche nuove consapevolezze è il percorso di maturità che invece Virzì regala ai suoi due protagonisti Guido e Antonia (rispettivamente interpretati dagli ottimi Luca Marinelli e Thony), persone speciali nella loro capacità di reinventarsi e di non perdere mai la fiducia nel loro sentimento. Originale e attraversato da una molteplicità di emozioni e registri, il film di Virzì centra ancora una volta il cuore della storia, concentrandosi sul talento e sull’individualità dei suoi protagonisti per lasciarsi invece alle spalle quella informe landa desolata che accoglie i fallimenti della società. Il luogo della responsabilità individuale rimpiazza così il non luogo dell'aridità collettiva, annunciando la fondamentale possibilità di 'altri' modi di intendere la vita. Un messaggio di speranza racchiuso anche nelle note della bella canzone di chiusura “Tutti i santi giorni” dei Virginiana Miller.

7.5

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