Roma 2014

Recensione Tusk

Qualcuno potrebbe dire che, con questo film, Kevin Smith si sia bruciato il suo ultimo neurone...

recensione Tusk
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Kevin Smith si è fritto il cervello. Magari è uno di quei pensieri che, vedendo una delle opere di questo ormai iconico personaggio, vi era già passata per la mente più volte, ma dopo aver visto Tusk, vi assicuro che non riuscirete più a togliervelo dalla testa. Ai tempi di Clerks - Commessi, il film che lo ha reso noto e un piccolo mito per tutta una generazione di aspiranti (o da tempo ben conclamati) nerd, il suo genio era già venuto fuori in modo anomalo, ma è stata proprio questa stranezza, questo suo modo di trattare in maniera dissacrante i temi di tutti i giorni e inserirli in un contesto normalmente surreale, a renderlo così interessante. Il nome di Kevin Smith assicura una certa dose di insensatezza al progetto, ma di quelle brillanti che, anche se non tutti comprendono, riesce ad arrivare al suo pubblico, colpendolo come poche altre cose riescono. Ma ogni tanto il nonsense gli sfugge di mano e il surreale, da piacevole e geniale, diventa un incomprensibile ammasso di "perché"? Ci dispiace doverlo ammettere, ma è proprio quello che è successo con Tusk.

Il mio unico vero amico

Wallace Bryton (Justin Long) è divenuto celebre grazie al podcast, condotto con il suo amico Teddy (Haley Joel Osment), Not-See Party (che tutti continuano a confondere con "Natzi Party"), dove entrambi si divertono a prendere in giro chiunque, in modo dissacrante e spesso volgare. Il compito di Wallace è quello di girare il Paese alla ricerca delle storie più strane, intervistando i bizzarri individui che diventeranno poi protagonisti dello show. Dopo aver scovato online il video del geniale Kill Bill Kid, vola in Canada per parlare con il ragazzo della sua bizzarra esperienza. Ma qualcosa va storto e Wallace deve subito trovare una nuova storia per il podcast. È così che finisce a casa di Howard Howe, un anziano signore che, dopo aver girato il mondo e aver vissuto mille esperienze in mare, è rimasto bloccato su una sedia a rotelle e non vede l'ora di raccontare le sue storie al mondo. Quale occasione migliore? Ha conosciuto Hemingway, è sopravvissuto al naufragio di una nave, ha vissuto in compagnia di un tricheco che è diventato il suo migliore amico...

Vivi come un tricheco

Tusk inizia davvero molto bene, mettendo in tavola alcuni dei più classici elementi dell'horror comedy americana. Personaggi che esaltano la stupidità umana, battute irriverenti, ambienti isolati e poco illuminati, una figura pericolosamente intrigante. Per tutta la fase iniziale del film, Kevin Smith gestisce bene il materiale a sua disposizione, costruendo una narrazione che alterna momenti di pura ilarità, consegnati soprattutto ai dialoghi tra i personaggi e al geniale video di Kill Bill Kid, a piccole costruzioni surreali di suspense. Il cervello dello spettatore si ritrova a interrogarsi spesso su quello che sta succedendo sullo schermo, ma sono proprio queste domande che lo tengono incollato alla storia, incuriosito e a tratti esterrefatto.
I problemi sorgono non appena il piano del misterioso e viscido Howard Howe (Michael Parks) viene svelato: cosa? Ma stiamo parlando sul serio? Dirvi di cosa si tratta, ovviamente, equivarrebbe allo spoiler estremo... ma possiamo assicurarvi che... potete aver allenato i vostri cervelli al surreale per anni, ma comunque vivrete un assoluto momento di interdizione. E da questo punto in poi, esclusa qualche battuta davvero geniale, Tusk diviene un susseguirsi di situazioni, immagini e reazioni di puro nonsense che, purtroppo, non posseggono quel fattore X che le renderebbe geniali e si fermano semplicemente all'assurdo.

Tusk “Non dovete aver paura di fare cose strane, fin quando riuscirete a farle a buon mercato e coprendo le scommesse di tutti. Siate coraggiosi. Siate stupidi. Le persone mi hanno detto che sono un fallimento e che ormai sbaglio tutto da 20 anni. Non credete a nessuno che cerca di dirvi come dovrebbe procedere la vostra storia. Voi conoscete la vostra storia. Voi avete scritto la vostra storia”. Così Kevin Smith difende la sua idea di creare Tusk che, già negli Stati Uniti, nonostante le 600 copie con le quali è stato distribuito, si è rilevato un caldo fallimento di box office. Che cosa è successo a Kevin Smith? La gente ha iniziato a chiederselo e non ha ancora trovato la sua risposta. Forse perché il regista e sceneggiatore sta inseguendo una linea di assurdità a cui il pubblico non è ancora pronto, ma non ha nessuna intenzione di smettere, soprattutto fino a quando a seguirlo in questi pazzi progetti ci saranno illustri amici come Johnny Depp. Volete un parere schietto e breve? Non è un bel film, sicuramente non uno dei migliori progetti di Smith, ma se siete amanti del surreale e del trash, concedetegliele queste quasi due ore, anche solo per scuotere un po' i vostri cervelli!

5

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